venerdì 28 maggio 2010

Shimenawa, la corda sacra


Ecco un'altro esempio di concezione sacra della natura nello Shintoismo, religione essenzialmente panteistica (Dio è tutto e tutto e Dio).
Così come il Torii, che rappresenta il portale di accesso alla divinità (ovvero all'ascensione ai piani superiori), può essere trovato ovunque, come porta di accesso al tempio o nel mezzo della natura, anche la Corda Sacra o Shimenawa, può trovarsi un pò ovunque, legata alla parte orizzontale di un Torii oppure in mezzo alla natura, ad esempio tra due scogli e sospesa sul mare..
Essa è composta da una treccia di paglia di riso, alla quale vengono appese strisce di carta (i cosiddetti gohei). E, la pari dello specchio, il shimenawa è una rappresentazione della divinità.

Fonte: Wiki, Shintoismo (Corda Sacra)

Si legga anche l'interessante post del blog di Samurai73.


The photo above is taken by "smaku", on Flickr, Creative Commons licence.

giovedì 27 maggio 2010

Lo specchio divino


Uno dei simboli più caratteristici della religione shintoista è senza dubbio lo specchio.
Trovo che sia assolutamente sorprendente (oltre che profondo) il concetto dello specchio associato alla divinità.
In Giappone i kamidana, gli altarini votivi ai kami, ovvero alle divinità shinto, non hanno una statua ma bensì vengono rappresentati.. da uno specchio!
Cito questa magnifica definizione (tratta dal forum I.N.T.K. , post "I Simboli Dello Shinto Lo Specchio"):

"Lo specchio non nasconde nulla, esso splende senza una mente egoistica, riflette immancabilmente ogni cosa, cattiva o buona giusta o sbagliata. Lo specchio è la fonte dell’onestà perche possiede la virtu di rispondere a seconda della forma degli oggetti. Esso rivela la giustezza e l’ imparzialità delle volontà divina."

La divinità è quindi è uno specchio, perchè riflette sempre fedelmente ed imparziabilmente tutte le cose, è quindi sempre onesta, giusta, impaziale.

Ed è anche vero che (cit. da Wiki - Shintoismo):

"È molto frequente, infatti, in particolare nello Shintoismo moderno, l'utilizzo di uno specchio per rappresentare le divinità. Questa è la migliore raffigurazione che possa far comprendere all'uomo moderno un concetto così profondo. Lo specchio sta infatti ad indicare che ogni cosa riflessa da esso è incarnazione e manifestazione degli dèi."

E questo si ricollega alla bellissima concezione panteistica del mondo ovvero Dio è Tutto, i kami sono in ogni cosa e ogni cosa è un kami ovvero sacro, quindi qualunque cosa rifletta, che sia un paesaggio o anche noi stessi, è manifestazione divina.

The photo above is taken by "Starfires", on Flickr, Creative Commons licence.

mercoledì 26 maggio 2010

Torii, le porte verso il Cielo



Torii, simbolo dello scintoismo, la religione diffusa in tutto il Giappone.
Stupendamente leggeri ed eleganti, raffigurano una porta di accesso ad un'area sacra, che può essere l'ingresso di un tempio shinto (jinjia), oppure l'accesso ad una zona naturale, nell'acqua o ad un bosco: perchè è proprio di questa religione considerare sacro non solo il tempio, ma tutta la natura, i suoi elementi e le sue manifestazioni.
Semplice costruzione composta da due colonne verticali e da palo orizzontale posto sulla sommità, tradizionalmente dipinto in colore rosso vermiglio e fatto in legno o in pietra.
Passare sotto un torii rappresenta una prima forma di purificazione, la cui cura è molto importante per gli scintoisti.
"Esso rappresenta l'eterna interazione, poiché immedesimazione, del mondo umano con il mondo divino. Attraversare un torii significa rivitalizzare i sensi spirituali e rinnovare di continuo la partecipazione alla vita, all'universo intero e alla propria esistenza soggettiva."
(fonte Wiki)
Torii è composto dalla parola Tori, che significa "uccello" con l'aggiunta della i finale. Questo perchè si ritiene che in origine fossero stati dei sostegni dove far posare gli uccelli (quindi una uccelliera), animali tenuti in grande considerazione in quanto considerati dei tramiti tra il Cielo e la Terra, ovvero tra il piano umano e quello divino.
La leggenda narra che la dea del sole Amaterasu si nascose in una caverna per sfuggire al fratello Susanoo e nel mondo calò un'eclisse. Allora le persone per attirare la dea fuori dalla caverna costruirono il primo torii e vi depositarono sopra tanti uccelli, al cui canto la dea, incuriosita, guardò fuori quanto basta affinchè gli altri dei spinsero via la caverna per permettere al sole di tornare ad illuminare la Terra.

The photoes above are taken by "ehnmark", "Molly Des Jardin" and "jpellgen", on Flickr, Creative Commons licence.

mercoledì 12 maggio 2010

Il Papa e il Patriarca d'Occidente

Vengo a conoscenza oggi degli otto titoli con cui si può riferire al Santo Padre (come riferito nell'Annuario Pontificio del 2006):
  • Vescovo di Roma,
  • Vicario di Gesù Cristo,
  • Successore del Principe degli apostoli,
  • Sommo Pontefice della Chiesa universale,
  • Primate d'Italia,
  • Arcivescovo e Metropolita della Provincia romana,
  • Sovrano dello Stato della Città del Vaticano,
  • Servo dei servi di Dio
Manca il quinto dei nove storici, tra "Sommo pontefice" e "Primate d'Italia", che da Papa Leone I Magno a Benedetto XVI, dal V secolo alle soglie del XXI secolo, veniva attribuito, ovvero il titolo di "Patriarca d'Occidente", soppresso appunto dall'attuale Papa nel 2006.

Peccato che non ci sia più, perchè a mio parere importante per la fratellanza con gli Ortodossi, visto che il Papa, alla luce del Cristianesimo dei primi secoli è, per il fatto di essere vescovo di Roma, sede fondata dall'apostolo Pietro, alla pari come importanza degli altri patriarchi d'oriente, a cui è giusto che si rivolga, che sia "in comunione", come i patriarchi lo sono tra loro.

La motivazione ufficiale sembra che sia perchè hanno ritenuto decaduto il concetto di "occidente" inteso come lo era in origine nel primo millennio, tra l'occidente del Sacro Romano Impero e l'oriente dell'Impero Bizantino. Se è così allora proporrei il titolo di "Patriarca di Roma", non per gloria ma per unità del Cristinesimo.

Fonte, Il Corriere, Il Papa non è più «Patriarca dell' Occidente»

martedì 11 maggio 2010

Patriarchi di Roma e di Costantinopoli

Bartolomeo I,
patriarca di Costantinopoli

Benedetto XVI,
"patriarca di Roma
"


Dei cinque patriarcati storici all'origine del Cristianesimo, di Gerusalemme, di Antiochia, di Alessandria d'Egitto, di Roma e di Costantinopoli, gli ultimi due, per vari motivi storici e politici, hanno assunto un ruolo guida.
Vorrei vederli così, alla pari, nessuno che predomina sull'altro ma che uniti testimonino il messaggio cristiano. Così neppure i due apostoli (e fratelli) Simone Pietro e Andrea, l'uno divenuto primo vescovo di Roma e il secondo fondatore della sede episcopale a Bisanzio-Costantinopoli, deve privilegiare sull'altro. Così neppure i due riti, l'uno latino e l'altro greco. Così pure la questione trinitaria, se lo Spirito Santo discende dal solo Padre (qui ex patre procedit, come nel Credo Ortodosso) o se discenda dal Padre e dal Figlio (qui ex patre filioque procedit, come nel Credo Cattolico), questioni teologiche che non dovrebbero diventare spade del proprio ego, ma opinioni personali che non riguardano l'unico comandamento che Gesù ci ha donato:

Vi do un comandamento nuovo:
che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato,
così amatevi anche voi gli uni gli altri.
Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli,
se avrete amore gli uni per gli altri
(Gv, 13, 34-35)


Foto di Benedetto XVI, Creative Commons Attribution 3.0 Unported, www.kremlin.ru (dettagli)
Foto di Bartolomeo I, Creative Commons Attribuzione 3.0 Unported, Massimo Finizio (dettagli)

mercoledì 5 maggio 2010

Gioachino da Fiore

In questa epoca dove si sente forte lo spirito millenaristico ovvero di "fine del mondo", vuoi per i messaggi della Madonna nelle apparizioni mensili a Medjugorie, voi per i moderni seguaci new age che taluni identificano nella profezia Maya (che non è una profezia ma un fine del computo del calendario) del 2012 come un punto di svolta, mi viene spontaneo volgermi al passato e a considerare il pensiero di illustri teologi millenaristici del medioevo.

Tra questi, Gioachino da Fiore (1130-1202), abate e teologo calabrese, elaborò il suo pensiero in un periodo della storia post anno mille, quando ci si rese conto che l'attesa imminente della seconda discesa del Messia e della conseguente resurrezione e giudizio finale doveva essere ricollocata nella storia.
Così fece Gioachino da Fiore nella sua Teologia della Storia, nelle "tre età della storia terrena" sostenendo che c'era il tempo in cui ha operato prevalentemente il Padre (in cui Dio si è rivelato nel Vecchio Testamento), poi il tempo in cui ha operato prevalentemente il Figlio (che ha ispirato il Nuovo Testamento), e infine il tempo odierno in cui opera prevalentemente lo Spirito Santo (che Gioachino fa iniziare dal 1260).
Più precisamente (fonte Wikipedia):
  • Età del Padre: corrispondente alle narrazioni dell'Antico Testamento, estesa nel tempo che va da Adamo ad Ozia, re di Giuda (784-746);
  • Età del Figlio: rappresentata dal Vangelo e compresa dall'avvento di Gesù, estesa nel tempo che va da Ozia fino al 1260;
  • Età dello Spirito Santo: estesa nel tempo che va dal 1260 fino alla fine del "millennio sabbatico", ovvero quel periodo in cui l'umanità attraverso una vita vissuta in un clima di purezza e libertà avrebbe goduto di una maggiore grazia.
Non stupisce che l'epoca in cui viviamo sia l'epoca dello Spirito Santo, come citato dai Vangeli, Gesù il Cristo dopo la resurrezione soffiò lo Spirito Santo sugli Apostoli in modo che potessero operare a suo nome e di nostro Padre:

La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: "Pace a voi!". Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: "Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi". Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: "Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi". (Giovanni, 20, 19-23)

lunedì 3 maggio 2010

Voi siete dei

La rivelazione di Gesù il Cristo è uno dei messaggi più rivoluzionari che siano stati consegnati al mondo. E' rivoluzionario quando sfida gli ipocriti farisei compiendo i miracoli nel giorno del sabato giudaico (come se i miracoli al sabato fossero proibiti.. da chi? non è stato forse fatto il sabato per l'uomo e non l'uomo per il sabato?).
Tra questi, l'affermazione "voi siete dei" (Gv, 10,34) che è anche il titolo di un libro del filosofo Omraam Mikhaël Aïvanhov, che proprio dalla lettura del Vangelo di Giovanni ha tratto ispirazione per i suoi insegnamenti spirituali.
Gesù infatti si stupisce di come sia possibile che i farisei si scandalizzino tanto della sua affermazione che è "il figlio di Dio", quando Dio stesso, nella bibbia, afferma che saranno chiamati dei coloro i quali hanno ricevuto la parola di Dio nostro Padre...

I Giudei portarono di nuovo delle pietre per lapidarlo. Gesù rispose loro: "Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre mio; per quale di esse mi volete lapidare?". Gli risposero i Giudei: "Non ti lapidiamo per un'opera buona, ma per la bestemmia e perché tu, che sei uomo, ti fai Dio". Rispose loro Gesù: "Non è forse scritto nella vostra Legge: Io ho detto: voi siete dèi? Ora, se essa ha chiamato dèi coloro ai quali fu rivolta la parola di Dio (e la Scrittura non può essere annullata), a colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo, voi dite: Tu bestemmi, perché ho detto: Sono Figlio di Dio? Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le compio, anche se non volete credere a me, credete almeno alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me e io nel Padre". Cercavano allora di prenderlo di nuovo, ma egli sfuggì dalle loro mani.
Gv, 10,31-39


The photo above is taken by "reurinkjan", on Flickr, Creative Commons licence.