sabato 28 gennaio 2017

Kadosh Kadosh Kadosh Adonai Tz'vaot


I Serafini, gli angeli più vicini a Dio, arsi dall'amore per Dio, cantano incessantemente questa preghiera di santificazione, una laus perennis rivolta a Dio.
L'intero universo è retto sul canto della fede.

La visione di Isaia : il Palazzo Celeste


Nell'anno in cui morì il re Ozia, io vidi il Signore seduto su un trono alto ed elevato [Heikhalot]; i lembi del suo manto riempivano il tempio. Attorno a lui stavano dei serafini, ognuno aveva sei ali; con due si copriva la faccia, con due si copriva i piedi e con due volava. Proclamavano l'uno all'altro:

«Santo, santo, santo è il Signore degli eserciti.
[Kadosh Kadosh Kadosh Adonai Tz'vaot ]
Tutta la terra è piena della sua gloria».



Vibravano gli stipiti delle porte alla voce di colui che gridava, mentre il tempio si riempiva di fumo. E dissi:

«Ohimè! Io sono perduto,
perché un uomo dalle labbra impure io sono
e in mezzo a un popolo
dalle labbra impure io abito;
eppure i miei occhi hanno visto
il re, il Signore degli eserciti».


Allora uno dei serafini volò verso di me; teneva in mano un carbone ardente che aveva preso con le molle dall'altare. Egli mi toccò la bocca e mi disse:

«Ecco, questo ha toccato le tue labbra,
perciò è scomparsa la tua iniquità
e il tuo peccato è espiato».


Isaia, 6,1-7

Isaia è il profeta veterotestamentario coi maggiori riferimenti nei vangeli neotestamentari.
Tra le profezie di Isaia, la distruzione di Gerusalemme ad opera degli Assiri (e la conseguente deportazione del popolo ebreo a Babilonia) e la nascita del Messia, l'Emmanuel come viene chiamato, nato dalla stirpe di Davide a Betlemme da una Vergine.
Inoltre, narra il Vangelo di Luca, che lo stesso Gesù iniziò la sua predicazione pubblica leggendo un passo di Isaia :

Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito Santo e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e tutti ne facevano grandi lodi.
Si recò a Nazareth, dove era stato allevato; ed entrò, secondo il suo solito, di sabato nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; apertolo trovò il passo dove era scritto:

« Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l'unzione,
e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto
messaggio,
per proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
per rimettere in libertà gli oppressi,
e predicare un anno di grazia del Signore
».

Poi arrotolò il volume, lo consegnò all'inserviente e sedette. Gli occhi di tutti nella sinagoga stavano fissi sopra di lui. Allora cominciò a dire: «Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi».

Luca, 4,14-21


Fonti:
 - Maranaha, Isaia
 - Isaia, Wikipedia
 - Heikhalot, Wikipedia

La visione di Ezechiele : le ossa aride


La mano del Signore fu sopra di me e il Signore mi portò fuori in spirito e mi depose nella pianura che era piena di ossa; mi fece passare tutt'intorno accanto ad esse. Vidi che erano in grandissima quantità sulla distesa della valle e tutte inaridite.

Mi disse: «Figlio dell'uomo, potranno queste ossa rivivere?». Io risposi: «Signore Dio, tu lo sai». Egli mi replicò: «Profetizza su queste ossa e annunzia loro: Ossa inaridite, udite la parola del Signore.
Dice il Signore Dio a queste ossa: Ecco, io faccio entrare in voi lo spirito e rivivrete. Metterò su di voi i nervi e farò crescere su di voi la carne, su di voi stenderò la pelle e infonderò in voi lo spirito e rivivrete: Saprete che io sono il Signore».

Io profetizzai come mi era stato ordinato; mentre io profetizzavo, sentii un rumore e vidi un movimento fra le ossa, che si accostavano l'uno all'altro, ciascuno al suo corrispondente. Guardai ed ecco sopra di esse i nervi, la carne cresceva e la pelle le ricopriva, ma non c'era spirito in loro. Egli aggiunse: «Profetizza allo spirito, profetizza figlio dell'uomo e annunzia allo spirito: Dice il Signore Dio: Spirito, vieni dai quattro venti e soffia su questi morti, perché rivivano». Io profetizzai come mi aveva comandato e lo spirito entrò in essi e ritornarono in vita e si alzarono in piedi; erano un esercito grande, sterminato.

Mi disse: «Figlio dell'uomo, queste ossa sono tutta la gente d'Israele. Ecco, essi vanno dicendo: Le nostre ossa sono inaridite, la nostra speranza è svanita, noi siamo perduti. Perciò profetizza e annunzia loro: Dice il Signore Dio: Ecco, io apro i vostri sepolcri, vi risuscito dalle vostre tombe, o popolo mio, e vi riconduco nel paese d'Israele. Riconoscerete che io sono il Signore, quando aprirò le vostre tombe e vi risusciterò dai vostri sepolcri, o popolo mio. Farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete; vi farò riposare nel vostro paese; saprete che io sono il Signore. L'ho detto e lo farò». Oracolo del Signore Dio.

Ezechiele, 37,1-14

Fonti :
 - Maranatha, Ezechiele
 - Ezechiele, Wikipedia

Cerchio esoterico ed exoterico

"Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero:
«Perché parli loro in parabole
Egli rispose:
«Perché a voi è dato di conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato (..) »"
Matteo 13,10

martedì 24 gennaio 2017

Le due Eucarestie


Così come è conosciuto il rito dell'Eucarestia lo dobbiamo ai tre vangeli canonici di Matteo, Marco e Luca. Ma non da Giovanni, che nel quarto vangelo non viene menzionata se non, al suo posto nell'ultima cena, Gesù che lava i piedi degli apostoli.
C'è tuttavia in Giovanni un riferimento molto importante, nel capitolo 3, che sembra riferirsi al Pasto Sacro (cibarsi di Dio), così come dovrebbe essere etnologicamente definita l'Ultima Cena, ed è il seguente:

Gesù disse: «In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».
(Gv, 3-53)

Questa può essere quindi definita l'"Eucarestia giovannea", diversa da quella dell'"Eucarestia pietrina" (ci riferiamo a San Pietro come il fondatore della dottrina della Chiesa in Occidente).
Perché diversa ? In quella giovannea manca un passaggio, la frase detta quando il pane viene spezzato e suddiviso tra i commensali : "in sacrificio per voi".
Così mentre in Giovanni l'Eucarestia è il Pranzo Sacro, negli altri vangeli oltre ad essere pasto sacro è sacrificio, Gesù, quindi Dio, che si sacrifica per gli uomini. Ma siamo proprio sicuri che debba essere per forza così, ovvero sacrificio per i peccati ovvero le colpe degli uomini ?

L'Eucarestia di Giovanni : è come se Dio dicesse: adesso che mi sono fatto carne ("la Parola è stata fatta carne", Gv 1-14), se volete vivere in me, io devo morire in voi (mi dovete mangiare) perché mangiandomi (assimilandomi) diventiamo stessa carne e sangue.
E' l'essenza stessa della creazione del Cosmo (=mondo manifesto) : io devo "morire a voi" (essere assimilato da voi) (devo limitarmi nello spazio e nel tempo) affinché voi possiate, essendo diventati parte di me, vivere in eterno.
Di conseguenza, se non mangi la mia carne e non bevi il mio sangue, non sei parte di me, e quindi non partecipi all'Eterno Presente e quando il cosmo non ci sarà più (giudizio finale) non ritornerai a me ma sarai disperso, perché io Dio sono l'Assoluto e nessuno può esistere al di fuori di me (non esistono altri Dei, nemmeno il Maligno)
Non è perché Dio che ha visto tanto "peccato" negli uomini e allora si "sacrifica" per noi, facendo il lavoro al posto nostro e lasciando a noi l'angoscia di non aver fatto allora la cosa giusta, l'abbiamo ucciso per "colpa" nostra e dobbiamo espiare, comportandoci bene. No!! Dio non fa il lavoro al posto nostro!!
Ecco che nel Vangelo di Giovanni, l'apostolo preferisce citare la lavanda dei piedi in sostituzione dell'ultima cena e il messaggio è: io, Dio, vi lavo i piedi perché nessuno si senta superiore, più grande di un altro, ma tutti noi (coloro i quali hanno già mangiato il corpo e il sangue) siamo allo stesso livello.
Perché si parla di "carne" quando nelle tradizioni orientali è solo il nostro spirito (la nostra testa di ponte nei piani sottili) che si unisce - ritorna- si identifica con Dio? Perché gli orientali escludono una parte, dando implicitamente ragione ai dualisti occidentali (vedi movimenti ereticali medievali, tipo Catari) che vedono la carne un nemico, fonte del peccato ?
Non è forse la carne, ovvero la materia sostanza di Dio ? La vogliamo escludere ? E perché mai?
Non è forse la materia fatta di energia e non è forse l'energia lo spirito di Dio a livello di manifestazione elementare e grado di coscienza minima ? (infatti i gradi di coscienza vanno dal sentire minimo - mondo inanimato al sentire massimo, oltre l'uomo, il super-uomo).

Fonti:
 - Zenit, Perché il Vangelo di Giovanni non racconta l'Ultima Cena ?
 - Controapologetica, L'irrisione di Gesù e le due concezioni dell'Eucaristia

Nella foto:
 - Ultima Cena (1480) di Domenico Ghirlandaio, chiesa di Ognissanti, Firenze

domenica 22 gennaio 2017

Le sei ali dei Serafini


«Vidi il Signore seduto su di un trono, ed il suo seguito riempiva il Hekhal. Sotto di lui stavano i serafini, ognuno con sei ali, e due di queste ricoprivano il loro viso e due i loro piedi, mentre con le ultime due volavano».
Libro di Isaia (6:1-3)

Pennae primae alae
Veritas.
Integritas.
Firmitas.
Humilias.
Simplicitas.

Pennae secundae
Devota oratio.
Elemosinarum largitio.
Carnis maceratio.
Lacrimarum effusio.
Peccati abrenunciacio.

Pennae tertiae
Visus pudicitia.
Auditus castimonia.
Olfactus modestia.
Gustus temperantia.
Tactus sanctimonia.

Pennae quartae
Simplex et pura oratio.
Voluntatis discretio.
Munda et ordinata cogitatio.
Mentis in Domino dilectio.
Affectus sinceri plenitudo.

Pennae quintae
Nulli nocere verbo vel opere.
Omnibus prodesse.
Propter animam dampna sentire.
Pro fratre animam poncre.
In his perseverare.

Pennae sextae
Alienatio concupiscentiae.
Sua distribuere.
Omnia Deum sequendo relinquere.
Abnegare scipsum.
In his usque in finem perseverare.

Matteo Paris (1200-1259) , Chronica Majora , p.134 - Cambridge library collection

lunedì 9 gennaio 2017

La perla è nel Loto


"Il fiore è nel fango.
Beato Tu sei, o Signore, giacché dal susseguirsi di singole esperienze, - che dà l'idea del tempo - nasce, impera, esiste la coscienza del non tempo. Su questo illusorio trascorrere, osservare prima l'uno e poi l'altro, regna il sentire tutto nello stesso istante. Così da una parte la percezione della serie numerica, svolta l'un numero dopo l'altro; dall'altra parte è la percezione della serie numerica sentita, vissuta tutta nel medesimo istante del senza tempo. E perché ci sia questa percezione del senza tempo, v'è la percezione del tempo.
La perla è nel Loto."

K.H.

Tratto da "Oltre l'illusione", Cerchio Firenze 77