venerdì 26 febbraio 2016

Mantra


Il mantra è una formula sacra, molto usata in oriente, nell'induismo e nel buddhismo, ma talvolta anche in occidente, soprattutto nel cristianesimo orientale.
La parola mantra deriva dalle due sillabe MAN e TRA. Per quanto riguarda "man", sono tutti concordi a ricondurla a "manas" ovvero la mente, il pensiero, l'intelletto. 
Invece per "tra" i pareri sono discordi, chi la riconduce a "trayati" ovvero liberazione, chi "quello che protegge" oppure "attrezzo, strumento".
Il significato di mantra può quindi essere "liberazione della mente", "pensiero che offre protezione" o "strumento del pensiero".
Nel buddhismo giapponese, mantra viene tradotto in zhenyan che significa "true words", parole vere.

Le parole che compongono il mantra sono "parole di potenza". Le parole possono suddividersi in parole con significato (casa, sedia, bottiglia, hanno tutte un significato) e parole di potenza ovvero parole, talvolta senza significato, che producono un effetto psico-fisico sulle persone che le pronunciano per via della frequenza del suono emesso.  

Il mantra per antonomasia (maha mantra o grande mantra) è la sillaba OM (pronuncia AUM), il suono primordiale; seguono i mantra monosillabici, chiamati bija-mantra (bija in sanscrito significa seme), che, come un seme seminato nel terreno produce una pianta, allo stesso modo un mantra seme, recitato, produce un  grande effetto sul piano fisico, piano eterico o sui livelli di coscienza superiori. 
Esistono bija mantra per "svegliare" un particolare chakra , utilizzando la sillaba - seme - bija corrispondente, ad esempio se volessimo svegliare il ckakra del cuore (anahata), useremo il seme "yam".

Il mantra può essere paragonato alla nostra preghiera cristiana, con la differenza che, mentre nella preghiera si chiede spesso un intervento divino (quasi fosse il divino estraneo a noi stessi) e quindi il divino che si avvicina a noi, nel mantra è l'uomo che cerca di avvicinarsi al divino.
Un altra caratteristica del mantra che lo differenzia da una preghiera è il fatto che occorre ripeterlo tante volte - la ripetizione rituale viene chiamata japa - e tradizionalmente è praticata servendosi di un rosario indiano, il mala, composto da 108 grani. Inoltre è importante anche l'intonazione delle parole, quello che viene chiamato raga, o melodia.

Ciò che più si avvicina al mantra in occidente è la "preghiera continua" o "preghiera incessante" degli esicasti ovvero i monaci orientali che praticano l'Esicasmo.
Questa pratica, iniziata sin dagli albori dell'età cristiana tra gli asceti chiamati Padri del deserto, resa celebre in occidente dal libro "Racconti di un pellegrino russo", consiste nella ripetizione continua della preghiera di Gesù o preghiera del cuore:

"Signore Gesù Cristo, figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore"

che ripetuta incessantemente diventa quindi un mantra. Possiamo anche affermare che la recita del Rosario (litanie composte da Padre Nostro, Ave Maria ed altre preghiere) costituisce a tutti gli effetti un mantra.

Analogo del mantra nell'ebraismo, è la santificazione del nome di Dio, tratta dai versetti della Bibbia:

"Kadosh kadosh kadosh Adonai Tseva'ot" ("Santo, santo, santo è il Signore degli eserciti o schiere angeliche")

che fa parte della preghiera della Qedushah (o Kedushah). Un'altra formula sacra è l'incipit di molte preghiere di benedizione:

"Barukh atah Adonai Eloheinu, melekh ha'olam"
("Benedetto sei Tu, o Signore, nostro Dio, Re dell'universo")

Analogamente, nell'islamismo, fatto salvo "Allah Akbar" ("Dio è il più grande" e non erroneamente "Dio è grande", altrimenti sarebbe stato "Allah Kabir") che viene ripetuto purtroppo anche a sproposito, un'altra frase-mantra è l'incipit di quasi tutte le sure del Corano, formula araba chiamata Basmala, ed è:

"Bi-smi 'llahi al-Rahmani al-Rahimi" ("In nome di Dio, Clemente, Misericordioso")

Fonti:


The photo above is taken by "Iain Harper" on Flickr, Creative Common licence

Om Mani Padme Hum


"Om Mani Padme Hum" è uno dei mantra più diffusi nel mondo buddhista e in particolar modo nel buddhismo tibetano. 

Può essere recitato sgranando il mala, il rosario buddhista, durante la meditazione.
E' di ausilio alla pratica buddhista di liberazione dal ciclo di rinascite dettate della legge di causa ed effetto, o karma, ovvero la libertà dalle sofferenze. 

Si narra che il suo autore sia stato un bodhisattva (1), Avalokitesvara, detto il bodhisattva  della Compassione, che visse nel periodo tra il buddha Sakyamuni (il buddha storico, Siddhartha Gautama) e il buddha futuro, che verrà, Maietreya.

La traduzione letterale del mantra è la seguente:

  • Om : è la sillaba sacra, il suono primordiale di Brahma, che precede la recitazione di ogni mantra, proprio perché da sempre è stata la prima sillaba.
  • Mani : è il gioiello
  • Padme : è il fiore di loto
  • Hum : significa "concedi", quindi come Om apre un mantra, Hum spesso lo chiude, come una preghiera cristiana che termina con "così sia" ovvero "concedimi questa grazia" 

Non ha quindi una diretta traduzione letterale ma il suo significato è legato a ciascuna delle quattro parole ovvero sei sillabe (Om Ma-Ni Pad.Me Hum).
Ora possiamo fornire una possibile interpretazione analizzando la simbologia del gioiello e del fiore di loto.
Mani, il gioiello, è lo stato del buddha, ovvero la buddhità (l'illuminazione), tanto è vero che i Tre Gioielli (Triratna) del buddhismo sono Buddha (la persona e la sua natura), Dharma (l'insegnamento del Buddha) e Sangha (la comunità delle persone che praticano il buddhismo).
Padme, il fiore di loto, rappresenta le qualità più elevate che deve avere un bodhisattva, una persona sul cammino della buddhità, ovvero la saggezza, la conoscenza e la comprensione (dell' impermanenza delle cose), che sono le qualità già specificate tra quelle dell'Ottuplice Sentiero.

Quindi se volessimo interpretare il mantra, potremmo dire:

"Salute a te, gioiello sul fiore di loto, così sia",

o più esplicitamente:

"Concedi che il gioiello si posi sul fiore di loto"
(così, praticando le qualità del buddha, possa diventare anch'io illuminato).

Un'altro possibile utilizzo del mantra è correlato alle sue sei sillabe, OM MA NI PAD ME HUM, che agiscono a livello di trasformazione interiore, ovvero di purificazione delle sei emozioni negative (orgoglio, gelosia, desiderio, ignoranza, cupidigia e rabbia), trasformandole nelle sei virtù (generosità, armonia, comportamento, resistenza, entusiasmo, concentrazione/comprensione).
Inoltre, ad ogni sillaba può essere corrisposto un colore:


  • Om, bianco, protegge dall'orgoglio
  • Ma, verde, protegge dalla gelosia
  • Ni, giallo, protegge dalla passione (o desiderio con connotazioni negative)
  • Pad, blu, protegge dall'ignoranza o oscurità mentale
  • Me, rosso, protegge dalla avidità, o cupidigia
  • Hum, nero, protegge dall'ira, dalla rabbia e dall'odio


Note:

(1) Bodhisattva è composto dalle parole sancrite bodhi, illuminazione, e sattva, essere; quindi la traduzione letterale è "essere nell'illuminazione". In generale si dice di persona che è sul cammino del risveglio (o illuminazione, bodhi) o lo è già diventato.

Fonti:
 - Wikipedia, Om Mani Padme Hum
 - Albero Sacro.org, Om Mani Padme Hum

giovedì 25 febbraio 2016

Hamsa, l'oca o il cigno


Hamsa nella cultura indiana è il cigno, ed ha un importante significato simbolico : è l'anima che vola da un posto ad un altro, metafora della reincarnazione, fino a quando non raggiunge la liberazione.
Hamsa, il cigno, è anche la cavalcatura della dea Saraswati, antica dea vedica della conoscenza, delle arti, letteratura, musica, pittura e poesia, ma anche della verità, del perdono, delle guarigioni e delle nascite; anticamente era una divinità fluviale.
Hamsa è anche il mantra So-Ham (l'inversione delle sillabe Ham-Sa) che in sancrito significa "io sono Quello", ovvero la mia anima individuale (atman) è connessa all'anima universale (Bramhan). So Ham è anche il suono dell'inspirazione e dell'espirazione, quindi è il mantra naturale recitato da tutti gli esseri viventi (leggi anche l'articolo "respirazione e mantra").

Fonti:
 - Caverna Cosmica, Simbologia dell'oca
 - Wikipedia, Saraswati
 - Treccani, Atman
 - Centro Paradesha, L'iniziazione al cigno solare di Swami Veda Bharati

mercoledì 24 febbraio 2016

I quattro luoghi santi buddhisti


Le quattro località principali significative nella vita di Siddhartha Gautama, ovvero il Buddha (l'illuminato, il risvegliato) sono:

  1. Il luogo di nascita, Lumbini, nel Nepal meridionale, nel 566 a.C.
  2. Bodh Gaya (o Bodhgaya) , luogo dell'albero (un albero di Pipal ovvero Ficus Religioso) sotto il quale ricevette l'illuminazione
  3. Sarnat, vicino a Vanarasi (Benares) dove tenne il suo primo sermone
  4. Kushinagar, luogo dove, ad 80 anni. passò al parinirvana.


Buddha il rivoluzionario

Ayutthaya (Thailandia)
Siddhartha Gautama, al pari di Gesù il Cristo in Palestina, fu un grande rivoluzionario nell’India tradizionale dei bramini e del sistema sociale a caste, per tantissimi motivi: 

- Non riconobbe il sistema delle caste, chiunque poteva diventare monaco buddhista e l’anzianità nel monastero fu l’unica gerarchia.

- Vietò ai monaci di mangiare carne proveniente da animali uccisi allo scopo di diventare cibo per gli uomini, anticipando il pensiero del vegetarianesimo.

- Per natura intrinseca del buddismo, è una religione non violenta, ponendosi quindi come una delle poche religioni della terra che, credo, non si sia macchiata di violenze o uccisioni nel nome della “fede”. 

- Come si evince dalle parole di S.S. il Dalai Lama, non è una religione egemone, nel senso che non vuole imporre a nessuno la propria visione del mondo; al contrario la storia testimonia che è stata oppressa, nel passato dall’invasione mussulmana dell’India, e oggi, per quanto rigarda il buddhismo tibetano, dall’occupazione cinese del Tibet. 

Dal Milione di Marco Polo, abbiamo una bellissima testimonianza di Sargamo Borgani (il nome italianizzato di Siddhartha Gautama), di cui l'italiano venne a conoscenza nella tappa all’isola di Ceylon durante il viaggio di ritorno dall'Oriente, ove si legge:

« dimorò [...] tutta la vita sua molto onestamente: ché per certo, s'egli fosse istato cristiano battezzato, egli sarebbe istato gran santo appo Dio »
(Il Milione, Marco Polo)

martedì 23 febbraio 2016

La ruota del tempo

Un film documentario molto interessante, consigliato, è "Kalachakra, la ruota del tempo" del regista tedesco Werner Herzog.
Il film, uscito nelle sale nel 2003, narra il complesso rito buddhista tibetano dell'iniziazione del Kalachakra, rito che solo S.S. il Dalai Lama può presiedere.
La voce narrante nell'edizione italiana è di Marco Columbro.

Vengono raccontate le due cerimonie di iniziazione, avvenute l'anno prima dell'uscita del film, nel 2002, a Bodh Gaya (in India, nello stato del Bihar), e a Graz, in Austria, sede di un'importante comunità buddhista in Europa.

In particolare, Bodh Gaya è uno dei luoghi santi della religione Buddhista in quanto cresce l'Albero della Illuminazione, un albero di Pipal (Ficus Religiosa) presso cui Siddhartha Gautama detto il Buddha ricevette nel 530 a.C. l'illuminazione.

Un'altro luogo raccontato nel film è il raduno del Vesak alle pendici del monte Kailash, montagna sacra sia per i buddhisti che per i seguaci dell'antica religione Bon tibetana.

Approfondimenti :

 - Wikipedia, Kalachakra,, la ruota del tempo
 - Wikipedia, Bodh Gaya


lunedì 22 febbraio 2016

La foglia di pippala, l'impermanenza e il vuoto


Sorrise e levò lo sguardo a una foglia di pippala [pipal o ficus religiosa] stagliata contro il cielo azzurro, la cui punta ondeggiava verso di lui come se lo chiamasse. Osservandola in profondità, Gautama [Siddhartha Gautama ovvero il Buddha] vi distinse chiaramente la presenza del sole e delle stelle; perché senza sole, senza luce e calore, quella foglia non sarebbe esistita. Questo è in questo modo, perché quello è in quel modo. Anche le nuvole vide nella foglia, perché senza nuvole non c’è la pioggia e, senza pioggia, quella foglia non poteva esistere. E vide la terra, il tempo, lo spazio, la mente: tutti presenti nella foglia. In verità, in quel momento preciso, l’universo intero si manifestava nella foglia. La realtà della foglia era un miracolo stupefacente.

Generalmente si pensa che una foglia sia nata a primavera, ma Gautama vide che esisteva già da tanto, tanto tempo nella luce del sole, nelle nuvole, nell’albero e in se stesso. Comprendendo che quella foglia non era mai nata, comprese che anche lui non era mai nato. Entrambi, la foglia e lui stesso, si erano semplicemente manifestati. Poiché non erano mai nati, non potevano morire. Questa visione profonda dissolse le idee di nascita e morte, di comparsa e scomparsa; e il vero volto della foglia, assieme al suo stesso volto, divennero manifesti. Vide che è l’esistenza di ciascun fenomeno a rendere possibile l’esistenza di tutti gli altri fenomeni. L’uno contiene il tutto, e il tutto è contenuto nell’uno.

La foglia e il suo corpo erano una cosa sola. Nessuno dei due possedeva un sé permanente e separato, nessuno dei due poteva essere indipendente dal resto dell’universo. Vedendo la natura interdipendente di tutti i fenomeni, Siddhartha ne vide perciò la natura vuota: tutte le cose sono vuote di un sé separato e isolato. Comprese che la chiave della liberazione sta nei due principi dell’interdipendenza e del non sé. Le nuvole correvano nel cielo, come uno sfondo bianco dietro la foglia traslucida di pippala. Forse quella sera stessa, incontrando una corrente fredda, le nuvole si sarebbero trasformate in pioggia. Le nuvole erano una manifestazione, e la pioggia un’altra manifestazione. Le nuvole, che non erano mai nate, non sarebbero mai morte. Se le nuvole potessero capirlo, pensò Gautama, avrebbero certo cantato di gioia cadendo sotto forma di pioggia sulle montagne, le foreste e le risaie.

Illuminando i fiumi del corpo, delle sensazioni, delle percezioni, delle formazioni mentali e delle coscienza, Siddhartha comprese che l’impermanenza e l’assenza di un sé sono le condizioni indispensabili alla vita. Senza impermanenza, senza mancanza di un sé, nulla potrebbe crescere ed evolversi. Se un chicco di riso non avesse la natura dell’impermanenza e del non sé, non potrebbe trasformarsi una piantina. Se le nuvole non fossero prive di un sé e impermalenti, non potrebbero trasformarsi in pioggia. Senza natura impermanente e priva di un sé, un bambino non potrebbe diventare adulto. “Quindi” pensò, “accettare la vita significa accettare l’impermanenza e l’assenza di un sé. La causa della sofferenza è la falsa nozione della permanenza e di un sé separato. Vedendo ciò, si giunge alla comprensione che non c’è né nascita né morte, né creazione né distruzione, né uno né molti, né dentro né fuori, né grande né piccolo, né puro né impuro. Sono tutte false distinzioni create dall’intelletto. Penetrando nella natura vuota delle cose, le barriere mentali vengono scavalcate e ci si libera dal ciclo della sofferenza”.

Tratto da "La vita di Siddhartha il Buddha" di Thich Nhat Hanh

I Cinque Buddha


Tutti noi conosciamo le vicende storiche di Siddhartha Gautama, nato a Lumbini nel 566 a.C. , detto il Buddha ovvero l’illuminato o il risvegliato, chiamato anche Sakyamuni (l'asceta o il saggio della famiglia Sakya, la sua famiglia d’origine). 
Più in generale è possibile affermare che ciascun individuo che raggiunge lo stato di illuminato o risvegliato si può definire Buddha, o in altre parole, acquisisce l’attributo di “buddhità”.
Infatti, secondo le tradizioni buddhiste, 6 sono stati i buddha prima di Sakyamuni (quindi in totale sono 7 i buddha del passato). Il prossimo buddha del futuro sarà Maitreya

In ambito del buddismo esoterico, secondo la cosmogonia, è esistito un buddha primordiale, Adi Buddha (il Primo Illuminato) cui sono succeduti i Cinque Buddha (o Dhyani Buddha), ciascuno rappresentante un elemento (spazio, acqua, terra, fuoco, aria) ovvero una direzione, un colore, una stagione, a cui, per la legge delle corrispondenze macro-microcosmo, corrisponde un chakra, un potere, una capacità, una saggezza e così via. 
Nell’ambito delle iniziazione del buddismo tantrico tibetano, ogni dhyani buddha da origine ad una famiglia di mandala differente. Tale mandala viene utilizzato dall’iniziato nel suo cammino verso la buddhità.

Di seguito, i principali attributi dei Cinque Buddha:


VAIROCANA
AKÙOBHYA
RATNASAMBHAVA
AMITABHA
AMOGHASIDDHI
colore
bianco
blu
giallo
rosso
verde
simbolo
ruota del Dharma
Vajra
gioiello
loto
doppio vajra o spada
veicolo
leone
elefante
cavallo
pavone
san-san
saggeza
del Dharmadhatu  (=della natura vuota di tutte le cose)
simile a specchio
dell’uguaglianza
discriminante
dell’agire perfetto
potere
pacificazione
stabilità
accrescimento
controllo
distruzione
capacità
intelligenza
compassione
umiltà
soddisfazione
Rallegramento
klesha
ignoranza/ottusà
odio/avversione
orgoglio/superbia
attaccamento/bramosia
invidia/gelosia
skandha
coscienza
forma
sensazione
percezioni
strutture mentali
elemento
spazio
acqua
terra
fuoco
aria
chakra
capo
cuore
ombelico
gola
perineo
direzione
centro/zenit
est
sud
ovest
nord
stagione
continuità
inverno
autunno
primavera
estate
periodo del giorno
eterno presente
alba
metà mattino
tramonto
crepuscolo

Fonti :
 - samtencholing.eu : I 5 Dhyanibuddha
 - J.M.Riviere, Kalachakra, iniziazione tantrica del Dalai Lama; Edizioni Mediterranee

domenica 14 febbraio 2016

Kalachakra, la Ruota del Tempo e Shambala, Fonte di Gioia

L'iniziazione del Kalachakra (in sanscrito "Ruota del Tempo") fa parte della dottrina buddista tantrica tibetana, ovvero quella parte del buddismo che si è diffuso nella regione del Tibet che segue la corrente Vajrayana, la "Via del Diamante", e in particolare dei testi del Kanjur, il libro canonico di riferimento.
Oggigiorno, solo sua Santità il Dalai Lama può dare l'iniziazione del Kalachakra.

In essa, strettamente connessa al Kalachakra, è la visione mistica (e reale, a detta di Lama e yogi) del Regno di Shambala (in sanscrito "Fonte di Gioia") , paese misterioso e sacro, centro di spiritualità, la Gerusalemme Celeste dei cristiani, che tanto è stato scritto (ricordo a mia memoria Rene Guenon, nel "Il Re del Mondo") e favoleggiato, ma che trova nella tradizione tibetana la sua esatta precisazione.

E' per questo motivo che ho iniziato a leggere questo libro, che è  sia tecnico che discorsivo, completo, che fa chiarezza sul mito, e che riguarda tutti noi, perchè parla di un mondo di pace dove non esiste vecchiaia e malattia, di saggezza e di illuminazione spirituale, ispiratore del libro (e film) Lost Horizon (Orizzonte Perduto - e ritrovato, aggiungo io) di James Hilton, o della meravigliosa intuizione di Nicholas Roerich, che, intriso delle dottrine teosofiche di Madame Blavatsky, suggerì a Roosevelt, presidente degli Stati Uniti, il  "Patto Roerich" che pose le basi per la futura istituzione delle Nazioni Unite (l'ONU).

Fonte:
 - J.M.Riviere, Kalachakra, iniziazione tantrica del Dalai Lama; Edizioni Mediterranee

giovedì 4 febbraio 2016

Aurobindo


L’eredità che ci ha lasciato Sri Aurobindo (Calcutta 1872, Pondicherry 1950) è a mio avviso immenso.
Al pari di Gandhi, lottò per l’indipendenza dell’India conscio tuttavia di una grande missione: proporre il Risorgimento Indiano (libertà dal giogo inglese) come modello e guida per il risveglio dal torpore e lassismo spirituale del mondo intero.

Profondamente intriso della cultura indiana, rivoluzionò la millenaria disciplina dello yoga, proponendo uno “yoga integrale” (purna yoga) dove non domina più solo l’anelito di fuga dal corpo verso il divino, ma è la divinità che scende nei piani inferiori dell’esistenza, permettendoci di vivere una esistenza più autentica e maggiormente in contatto col Divino.

Allo stesso tempo profondo conoscitore della cultura occidentale per il suo lungo soggiorno giovanile in Inghilterra (King's College di Cambrige), in occidente come lo è in oriente, è uno dei nostri moderni padri filosofici, perchè se tutti quelli come noi che non si accontentano di una semplice vita materiale (oggigiorno sempre più materialista) ma comprendono che proveniamo da un altro mondo (spirituale), lo dobbiamo anche al suo lavoro e alla sua ricerca (al suo pari, mi viene in mente Paramahansa Yogananda o Krishnamurti).