venerdì 26 agosto 2016

Vesta

Wenceslas Hollar - Vesta
"Io sono Colei che è, e nessun uomo ha mai sollevato il mio velo."

L'origine della divinità romana Vesta (per i greci Hestia) è molto antica e si perde nella notte dei tempi.
La parola Vesta deriva da wes, “abitare, di­morare”, e quindi è la divinità del focolare e della casa stessa, ma non è il fuoco. Invece l'origine della parola Hestia è sueit, "bruciare", quindi Hestia è il fuoco.
 
Dea Vergine, a lei fu consacrato un sacerdozio esclusivamente femminile (fatto sorprendente ai giorni nostri), composto da 3 fanciulle patrizie (poi diventate 6), chiamate le Vestali, alle quali spettava il compito di tenere sempre acceso il fuoco nel sancta sanctorum del tempio a Roma a lei dedicato. Non sono quindi mai esistite statue che la raffigurassero, dea dal volto ineffabile.
Ogni inizio anno (il primo di marzo nell'antica Roma) il fuoco sacro veniva utilizzato per accendere i focolari all'interno di ogni abitazione di Roma.
La  scelta delle novizie spettava al Pontefice Massimo, tramite un rito chiamato "la cattura della vergine". Vestite di bianco, le venivano tagliate i capelli una sola volta (la tradizione popolare considera i capelli della donna come strumento magico, togliendoli si cautelavano da eventuali ritorsioni), prestavano servizio per 30 anni (10 come novizie, 10 come addette al culto e 10 come istruttrici per le novizie) e nella società godevano di uno status privilegiato, dopodiche potevano sposarsi (ed erano molto richieste).

A giugno, prima del solstizio d'estate, ricorreva la festività della Vestalia : in origine il 9 giugno, poi estesa dal 7 al 15 giugno, il primo giorno era chiamato Vesta aperitur mentre l'ultimo era Vesta cluditur.
In questo periodo, la parte esterna del sancta sanctorum, il Penus Vestae, ovvero la parte del tempio dove erano custoditi i Penati del popolo romano (Penates Populi Romani), era accessibile anche alle matrone (ovvero la  mater familias, cittadina romana sposa di un cittadino libero) purchè entrassero a piedi nudi, oltre al Pontifex Maximus, a cui poteva accedervi tutto l'anno.

Il fuoco sacro del tempio venne spento nel 389, con un editto di Teodosio I che proibì tutti i riti pagani, vennero così dimenticati i culti misterici custoditi dalle vestali.
Narra lo storico Zosimo che il tempio di Vesta (o di Rea) fu profanato da Serena, moglie di Stilicone che era Magister Militum di Roma. A seguito della profanazione, l'ultima delle vestali, Celia Concordia, invocò una maledizione sui coniugi.

« Serena, disprezzando i riti pagani, volle visitare il tempio della Gran Madre e, non appena vide che la statua di Rea portava una collana degna del divino rispetto, gliela tolse e se la mise. Una vecchia, una delle ultime vestali, la accusò di empietà, ma lei la insultò e la fece scacciare dal suo seguito. Allora la vecchia lanciò contro Serena, suo marito e i loro figli tutte le maledizioni che il suo gesto meritava. Serena, però, non le fece alcun caso e uscì dal tempio ostentando l'ornamento. »
(Zosimo, Storia nuova, V, 28)

Fonti:

Religiosità dell'Antica Roma : Lari, Penati, Mani

Lares - Museo Archeologico Nazionale di Napoli
L'antica religiosità del popolo che si insediò alle rive del Tevere è stata semplice e complessa allo stesso tempo. Semplice perchè fondalmentalmente era una religiosità legata ai cicli agrari e al focolare di casa, quindi molto intimistica e poco appariscente rispetto alle grandi teogonie degli dei olimpici della vicina Grecia. Complessa perchè certamente fu influenzata da quella presistente dei vicini popoli del Lazio, dagli Etruschi e dalla civiltà greca.
Di base traspare una religiosità duplice : da una parte una componente molto antica, legata alle tradizioni ancestrali di tipo animistico, e quindi il culto degli antenati, e quindi i Lari, i Penati, e in generale i Mani; dall'altra una componente più recente legata all'agricoltura e ai culti della Grande Madre, Vesta, figlia di Saturno (Sator, il seminatore) e Opi (l'abbondanza).

I Lari (Lares) sono gli antenati venerati nella domus romana. Infatti, attraverso il latino lares (focolare, usato ancora oggi come sinonimo di casa), deriva dal'etrusco lar ovvero padre. Sono posti in una nicchia della casa chiamato Larario, vengono rappresentati da statuette chiamate Sigillium (da signum, segno, immagine) e onorati con incensi ed una fiamma accesa.
Tali statuette raffiguravano giovani che indossano una corta tunica ed alti calzari, talvolta gemelli, a ricordare la dualità sempre presente a Roma (si pensi al mito di Giano bifronte).
I Lari venivano scambiati durante il periodo dei Saturnalia, in particolare nell'ultimo giorno, il 23 dicembre, che prese il nome di Sigillaria. Curioso che anche il 25 dicembre a Natale ci si scambi i doni, forse che il dono che ci scambiamo è in realtà un Lares ?

I Penati sono gli antenati e spiriti protettori, deriva dal latino penas, ovvero "tutto quello di cui gli uomini si nutrono", quindi in origine proteggevano il cibo custodito in casa, e il loro posto era il Penitus, ovvero il luogo della casa dove si custodisce il cibo (oggi la cucina o la dispensa). In seguito divennero più genericamente i protettori della famiglia, sovrapponendosi quindi con la funzione dei Lari.
Ogni famiglia aveva i propri Penati che venivano trasmessi in eredità insieme ai beni patrimoniali. Ai Penati, che risiedevano nel Larario insieme ai Lari, si occupava il capofamiglia (pater familias) che puliva regolarmente l'edicola e ad ogni pasto veniva offerto loro del cibo : il sale, che purifica e conserva il cibo, e del farro, il primo cereale coltivato dai romani.  

Quindi i Lari e i Penati, entrambi considerati come gli spiriti degli antenati, svolgeranno la funzione di protettori della famiglia e del focolare, in quanto i primi di derivazione etrusca e i secondi di origine autoctona.

Dei Mani ci sono pareri discondanti, sono considerati anime dei defunti, a volte buone e a volte cattive, il cui culto nacque dalla concezione dell'aldilà, composto da un paradiso (Campi Elisi) e da un luogo degli inferi (Tartaro) , quest'ultimo un luogo triste popolato da spiriti che vagano senza meta,  e che quindi, se non celebrati in riti dai vivi, decidono di tornare sulla Terra a disturbarli. 
Per questa ragione, ogni famiglia romana celebrava i parenti defunti in due periodi dell'anno, i Rosaria (festa mobile, che dipende dal periodo delle fioriture delle rose, di solito nel mese di maggio), dove venivano portate rose e viole alle tombe, e nei Parentalia (dal 18 al 21 febbraio) dove si svolgeva un banchetto, chiamato Refrigerium, vicino al luogo di sepoltura.

Scrive Sant'Agostino da Ippona, nella Città di Dio :
« [Apuleio] afferma inoltre che anche l'anima umana è un demone e che gli uomini divengono Lari se hanno fatto del bene, fantasmi o spettri se hanno fatto del male e che sono considerati dèi Mani se è incerta la loro qualificazione. »


Fonti :
 - Lari, Wikipedia
 - Penati, Wikipedia
 - Mani, Wikipedia
 - Culto dei Penati, RomanoImpero.com
 - Culto degli dei Mani, RomanoImpero.com

martedì 16 agosto 2016

L'elefante e la Verità


"C'era una volta un saggio re che invitò a palazzo alcuni ciechi dalla nascita.
Fece venire un elefante e chiese che lo toccassero e lo descrivessero.
Il cieco che aveva toccato le zampe disse che un elefante assomiglia ai pilastri di una casa. Quello che aveva toccato la coda, disse che assomigliava a uno spolverino di piume. Quello che aveva toccato le orecchie, lo paragonò ad un setaccio per vagliare; quello che aveva toccato lo stomaco, a un barile; quello che aveva toccato la testa, a un grande vaso di terracotta; quello che aveva toccato le zanne, ad un bastone. Quando sedettero per concordare la descrizione dell'elefante nessuno riuscì ad accordarsi con gli altri, e ne nacque una lite furibonda.

Bhikkhu, ciò che udite e vedete costituisce una minima parte della realtà. Se lo riteneste tutto il reale,  ne aveste una visione distorta. Chi segue la via mantiene un cuore umile e aperto, sapendo che la sua comprensione è incompleta. Dobbiamo applicarci sempre più a fondo per progredire sul sentiero.
Un seguace della Via conserva l'apertura mentale, sapendo che attaccarsi alle opinioni che nutre momentaneamente come se costituissero la verità assoluta ostacola la comprensione della verità. Umiltà e apertura mentale sono i due requisiti necessari a progredire lungo il sentiero"

Buddha Sakyamuni
Tratto da "Vita di Siddhartha il Buddha" di Thich Nhat Hanh