martedì 22 dicembre 2015

Kalpa, un giorno e una notte di Brahma


Brahma, il Creatore del Mondo secondo la religione Induista, crea e distrugge gli universi seguendo il ciclo di veglia e di sonno. Quando Brahma si sveglia, un nuovo universo si crea, e dura il tempo della veglia, e alla sera, al suo addormentarsi l'universo scompare, riassorbito nel sonno del dio. Quindi, al mattino, al suo risveglio, un nuovo universo viene creato.

Così si completa un ciclo di due kalpa, uno di veglia, in cui l'universo esiste, e uno di sonno, in cui non esiste nessun universo. Questa emanazione e contrazione ciclica dell'universo ha una forte analogia con il modello cosmologico dell'universo, oggi universalmente accettato, noto comunemente come teoria del Big Bang
Ma non è sono una analogia formale, ma, come vedremo ora, anche di numeri!

Secondo i testi sacri indiani, Brahma vive 100 anni (anni di Brahma ovviamente, non anni umani) e viene chiamato mahakalpa ("grande kalpa"), dopodichè il dio muore e rinasce.
Nella vita di Brahma ci sono 360 giorni (e non 365 come sappiamo, in quanto vengono considerati 12 mesi di 30 giorni ciascuno) e per ogni giorno 2 kalpa (il dì e la notte), quindi Brahma vive per:

360 x 2 x 100 = 72.000 kalpa

Dato che un kalpa equivale a 1.000 mahayuga, e ciascun mahayuga corrisponde a 12.000 anni di un essere celeste (ottenuti dalla somma della durata dei 4 yuga che compongono un mahayuga ovvero 4800 + 3600 + 2400 + 1200), avremo una durata della vita di Brahma pari a:

72.000 x 1000 x 12.000 = 864.000.000.000 anni di un essere celeste

Per tradurlo in anni terrestri, sempre dai testi indiani sappiano che 1:360 è il rapporto tra un anno degli esseri celesti e gli anni degli esseri umani (1 anno di un essere celeste corrisponde a 360 anni di un essere umano sulla Terra), come del resto 360 è la suddivisione in gradi di un cerchio.
Avremo quindi :

864.000.000.000 x 360 = 311.040.000.000.000 anni terrestri

Recenti misurazioni (dal satellite Plank) stimano l'età dell'universo (ovvero il tempo passato dall'inizio del Big Bang ad oggi) pari a 13,82 miliardi di anni. Se la durata dell'universo è 1 kalpa (un giorno di Brahma), sarà equivalente a :

1000 x 12.000 x 360 = 4.320.000.000 anni terrestri = 4.32 miliardi di anni, 

che non è proprio l'età dell'universo quanto l'età della Terra, stimata a 4,37 miliardi di anni : una differenza davvero minima!



Fonti:

lunedì 21 dicembre 2015

Mandala delle religioni

Il "Mandala Cosmico" di Padre Anthony Elenjimittam:



Semplicemente, tutte le religioni, quelle d'Amore, formano un grande mandala o fiore, ogni petalo evidenza una verità importante, ma solo tutte assieme rappresentano la pienezza dello Spirito.
Come diceva padre Anthony, non bisogna cercare di conciliare le varie religioni o fare un'unico sincretismo ma , semplicemente, porsi su di un piano superiore dove si può vedere (come in questo mandala) l'unica ORIGINE e DESTINAZIONE comune di tutte, che è lo Spirito.

mercoledì 16 dicembre 2015

Tempio del Sole a Roma

San Silvestro in Capite, una delle tante chiese di Roma, sita in piazza San Silvestro nei rioni Trevi e Colonna, è testimone di un evento importante per la cristianità : l'origine della data del Natale.

Denominata "in Capite" perché nel XII secolo il Papa Innocenzo II vi trasferisce una reliquia importante : la testa di Giovanni il Battista, probabilmente la più attendibile tra le varie teste del Battista diffuse nella cristianità. 

Al di la della facciata barocca, frutto di un rifacimento del '700, vi è nascosta la sua origine : una chiesa dell'VIII secolo, edificata da Papa Stefano II (quello che ricevette da Pipino il Breve, primo dei Carolingi, la famosa donazione dello Stato della Chiesa) o dal successore Paolo I, sorta sulle rovine di un tempio pagano.

Questo tempio pagano era di una certa importanza a Roma, si trattava del Tempio del Sole, fondato dall'imperatore Aureliano nel 274 d.C.

Herbert Schmalz
 L'ultimo sguardo della regina Zenobia
su Palmira durante l'assedio romano
La storia narra che 272 l'imperatore Aureliano sconfigge la regina Zenobia di Palmira (città oggi in Siria), ribellatasi alla dominazione romana. La vittoria è ottenuta grazie alla città alleata di Emesa la cui popolazione adorava una divinità solare, e tale vittoria fu annunciata in un sogno dell'imperatore dal dio Sole di Emesa.
Come ringraziamento, Aureliano volle portare a Roma il culto di questo dio solare, edificando un grande tempio sulle pendici del Quirinale, il Tempio del Sole, portando con se alcuni sacerdoti, che presero il nome di pontifices solis invicti (ovvero sacerdoti del Sole invincibile, in quanto il dio Sole gli favorì la vittoria).

Similmente, la visione analoga di una divinità che preannuncia la vittoria in battaglia, si presentò meno di secolo più tardi anche all'imperatore Costantino prima della battaglia con Massenzio, ma questa volta fu Dio a presentarsi in sogno, e conseguenza fu l'Editto di Milano che diede la libertà di religione in tutto l'impero.

Ecco quindi nascere a Roma, per volontà di un imperatore, il culto della divinità solare chiamata Sol Invictus.  E come giorno di festa, fu scelto il 25 dicembre, una data che veniva dopo la celebrazione dei Saturnali, che duravano dal 17 al 23 dicembre.
Tale giorno fu chiamato giorno del Dies Natalis Solis Invicti, ovvero Giorno di nascita del Sole Invitto (= Invincibile).

Fonti:
 - Wikipedia, Sol Invictus
 - Wikipedia, Chiesa di San Silvestro in Capite
 - Wikipedia, Tempio del Sole (Roma)
 - Romanoimpero.com, Tempio del Sole sul Quirinale

25 dicembre, festa del Sole


Molto prima dell'era cristiana, il 25 dicembre (e comunque qualche giorno seguente al solstizio di inverno) era considerata una data sacra. Perché ?
Cos'è un solstizio e cosa succede nei giorni successivi ad un giorno di solstizio ?

Solstizio deriva dal latino sostitium ovvero sol, Sole, e sistere, fermarsi. Quindi durante il solstizio, il Sole si "ferma". Perché ? Ciò riguarda solo il moto apparente del Sole, ovvero il Sole raggiunge, nel suo moto apparente lungo l’eclittica, il punto di declinazione massima (solstizio d'Estate) o minima (solstizio d'Inverno), e questo fenomeno è dovuto all’inclinazione dell’asse di rotazione terrestre rispetto all’eclittica (piano su cui orbita la Terra intorno al Sole)

Al mezzogiorno locale del giorno del solstizio il sole raggiunge la minima oppure la massima altezza sull’orizzonte possibile per quella latitudine, a seconda che si parli rispettivamente di solstizio d’inverno oppure d'estate. Nel tardo impero romano, proprio riferendosi al solstizio d’inverno, si parlava di Sol Invictus (Sole invitto) per celebrare il giorno in cui il Sole smetteva di calare sull’orizzonte. (Wikipedia)

L'osservazione che il Sole a mezzogiorno abbia smesso di calare sull'orizzonte e ricominci a risalire il giorno successivo, lo si può apprezzare a occhio umano solo dopo qualche giorno (gli antichi non avevano i nostri moderni mezzi elettronici di calcolo del tempo). Ecco perché è il 25 e non il giorno 22 o 23, giorno del solstizio astronomico : si può apprezzare l'avvenuto cambiamento solo qualche giorno dopo!
Il fatto non era scontato per gli antichi : il rinnovarsi delle stagioni e dei cicli naturali, attraverso i giorni di passaggio, non erano mai dati per scontati (ovvero che avvenissero in automatico, meccanicamente, come pensiamo oggi, uomini moderni) quindi andavano celebrati e festeggiati.
Quindi il sole usciva vincitore (invictus, come dicevano gli antichi Romani), dopo la fase calante (quindi morente) gli succedeva la fase crescente (quindi nascente). 

Il giorno 25 dicembre si aveva quindi la conferma che il Sole era nato di nuovo!
Ed ecco perché la nascita di Gesù il Cristo è convenzionalmente stata fissata al 25 dicembre, il Natale (che vuol dire nascita), essendo la nascita del Sole spirituale che illumina le coscienze degli uomini.


Fonti:
 - Wikipedia, Solstizio
 - Wikipedia, Sol Invictus

giovedì 3 dicembre 2015

Nephilim

"Quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla terra e nacquero loro figlie, i figli di Dio (benei Elohim) videro che le figlie degli uomini (bnot haAdam) erano belle e ne presero per mogli quante ne vollero. 
Allora il Signore disse: «Il mio spirito non resterà sempre nell'uomo, perché egli è carne e la sua vita sarà di centoventi anni».
C'erano sulla terra i giganti (Nephilim) a quei tempi - e anche dopo - quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro dei figli: sono questi gli eroi dell'antichità, uomini famosi (Gibborim).

Il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che ogni disegno concepito dal loro cuore non era altro che male.
E il Signore si pentì di aver fatto l'uomo sulla terra e se ne addolorò in cuor suo.
Il Signore disse: «Sterminerò dalla terra l'uomo che ho creato: con l'uomo anche il bestiame e i rettili e gli uccelli del cielo, perché sono pentito d'averli fatti».
Ma Noè trovò grazia agli occhi del Signore.
"
(Genesi 6,1)


Da sempre si è discusso su questo passo della Genesi che pone dubbi non completamente risolti. Provo a riassumerli:

1) Chi sono i "figli di Dio" (in ebraico benei Elohim, letteralmente : figli degli dei)
2) Chi sono le "figlie degli uomini"
3) Chi sono i "giganti" (Nephilim)
4) Chi sono gli eroi o uomini famosi (Gibborim) 

E le domande sono:

1) I giganti sono nati dall'unione dei figli di Dio con le figlie degli uomini oppure no ?
2) Sono stati i nephilim a portare l'iniquità e quindi determinare il castigo noto come "diluvio universale", o l'iniquità è solo degli uomini
3) Noè è discendente di Set (la parte "buona" della discendenza di Adamo) o è un nephilim ?

Come prima osservazione, bisogna intendersi sulla traduzione della parola dal testo originario aramaico: secondo la traduzione ebraica, nephilim deriva dal verbo naphal che significa cadere, invece secondo la traduzione greca nephilim deriva dall'originale aramaico, naphil, giganti.

E' chiaro che se traduciamo nephilim come "caduti", e se intendiamo come figli di Dio gli angeli, viene spontanea la traduzione di "figli di Dio" come "angeli caduti". Ciò spiegherebbe il passo successivo della Genesi : questa unione sarebbe vista da Dio negativamente (in quanto gli angeli peccarono del desiderio della carne) tanto da indurlo a provocare il diluvio universale per correggere questa contaminazione.

Annibale Caracci,
Polifemo e Galatea,
Galleria Farnese, Roma
La tesi che i nephilim fossero dei giganti (di nome e di fatto) è avvalorata da un secondo passo della Bibbia, ovvero nel Libro dei Numeri (il quarto libro della Bibbia), a proposito degli emissari di Israele nella terra dei Cananei, che riferirono quanto segue:

"Screditarono presso gli Israeliti il paese che avevano esplorato, dicendo: «Il paese che abbiamo attraversato per esplorarlo è un paese che divora i suoi abitanti; tutta la gente che vi abbiamo notata è gente di alta statura; vi abbiamo visto i giganti (=nefilim), figli di Anak, della razza dei giganti (=nefilim), di fronte ai quali ci sembrava di essere come locuste e così dovevamo sembrare a loro». "
(Numeri, 13, 32-33)

Ai greci sembrò naturale tradurlo in gigantes in quanto, secondo la mitologia greca, i giganti (più precisamente, i Giganti Centimani o Ecatonchiri, dalle cento mani) erano i figli di Urano (il Cielo) e di Gaia (la Terra), nati dalla pioggia di Urano scesa su Gaia, e quindi ancora un'unione tra un essere celeste ed uno terrestre.
Inoltre, secondo un articolo di Mauro Biglino, il termine "nephil" in aramaico è il nome della costellazione di Orione, che, sempre secondo la mitologia greca, è un gigante.

Azazel, demone caprino,
da Collin de Plancy
(Dictionnaire Infernal, Parigi, 1825)
Altra conferma dell'associazione nephilim-giganti ci perviene dal Libro di Enoch, libro scritto in aramaico, presente già nel primo secolo a.C. , che non fa parte dei libri canonici dell'ebraismo (ma è tuttavia incluso nella Bibbia Copta), presumibilmente perché non scritto in ebraico.
E' suddiviso a sua volta in 5 libri (in analogia al Pentateuco ebraico) : Libro dei Vigilanti, Libro delle Parabole, Libro dell'Astronomia, Libro dei Sogni,  Lettera di Enoch.
A noi interessa il primo libro, Libro dei Vigilanti, che ha molte somiglianze con il passo della Genesi sopra esposto, anzi, con maggior dettaglio descrive quali furono i 200 angeli vigilanti ribelli (tra cui Azazel) che, dal monte Hermon (in Palestina), scesero sulla Terra e presero mogli tra gli umani, e  che generarono giganti alti 135 metri (ovvero alti quanto il grattacielo Pirelli a Milano!).
I giganti e i vigilanti decaduti portarono corruzione tra gli uomini, Azazel insegnò la metallurgia agli uomini (e quindi a creare armi) e alle donne la cosmesi (e quindi la vanità). A questo punto Dio inviò i suoi quattro angeli Michele, Gabriele, Raffaele e Uriele a ripristinare l'ordine, imprigionando i ribelli nel Tartaro, e (avvisando in anticipo Noè) fece scendere il diluvio universale.

Per quanto riguarda il punto di vista del Cristianesimo, Agostino d'Ippona nella sua opera, Città di Dio, rifiuta l'idea che i figli di Dio fossero angeli ma piuttosto i discendenti di Set, il terzo figlio di Adamo ed Eva, nato dopo la morte di Abele. Di conseguenza le figlie degli uomini dovevano essere discendenti di Caino.
La tesi è avvalorata dal Vangelo di Matteo nel quale si afferma che gli angeli non si sposano, ovvero "alla risurrezione infatti non si prende né moglie né marito, ma si è come angeli nel cielo"  (Matteo 22:30).

Esiste una terza traduzione di nephilim, che deriva dall'ebraico nephel, che significa "aborto". Il senso del brano della Genesi in questo caso cambia in maniera significativo :

"C'erano sulla terra aborti a quei tempi - e anche dopo - quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro dei figli: sono questi gli eroi dell'antichità, uomini famosi (Gibborim)."

Quindi quando nasceva un bambino, sopravvissuto all'aborto, diventava un eroe, un uomo famoso ovvero un Gibborim, si pensi ad esempio a Mosè, sopravvissuto all'uccisione dei figli maschi da parte del Faraone d'Egitto. Quindi i nephilim non sono gibborim e non sono causa dell'iniquità dell'uomo che ha determinato il diluvio universale.

Fonti :
 - Wikipedia, Nefilim
 - forumbiblico.forumfree.it
 - Mauro Biglino, Il terzo incomodo
 - Biblioteca Online Watchtower, Nefilim
 - Edizioni XII, Anunnaki 9: Nefilim, giganti e angeli caduti
 - Wikipedia, Ecatonchiri
 - Wikipedia, Libro di Enoch

martedì 1 dicembre 2015

Magnificat Anima Mea Dominum

Madonna del Magnificat,
Sandro Botticelli, Galleria degli Uffizi (Firenze)
Secondo il Vangelo di Luca, Maria, dopo che l'Angelo del Signore le aveva annunciato la prossima maternità, si reca in visita ad Elisabetta, sua cugina, e le recita un cantico, chiamato anche cantico di Maria dove viene lodata l'opera di Dio che ha inviato Cristo il Salvatore.

Versione latina:

Magnificat anima mea Dominum,
et exultavit spiritus meus in Deo salutari meo
quia respexit humilitatem ancillae suae, ecce enim ex hoc beatam me dicent omnes generationes
quia fecit mihi magna, qui potens est: et Sanctum nomen eius
et misericordia eius a progenie in progenies timentibus eum.
Fecit potentiam in brachio suo, dispersit superbos mente cordis sui,
deposuit potentes de sede, et exaltavit humiles;
esurientes implevit bonis, et divites dimisit inanes.
Suscepit Israel, puerum suum, recordatus misericordiae suae,
sicut locutus est ad patres nostros, Abraham et semini eius in saecula.
Gloria Patri et Filio et Spiritui Sancto
sicut erat in principio et nunc et semper et in saecula saeculorum.
Amen.

Traduzione a cura della comunità monastica di Bose (rispetto alla traduzione letterale, fa uso del verbo presente al posto del passato):

L'anima mia magnifica il Signore
il mio spirito esulta in Dio mio salvatore.

Poiché ha guardato l'umiltà della sua serva
tutte le generazioni ormai mi chiameranno «Beata».

Il Potente ha fatto in me cose grandi
sì, il suo nome è santo.

Il suo amore di generazione in generazione
ricopre coloro che lo temono.

Interviene con la forza del suo braccio
disperde i superbi nei pensieri del loro cuore.

Abbatte i potenti dai troni
innalza gli umili.

Ricolma di beni gli affamati
rimanda i ricchi a mani vuote.

Sostiene Israele suo servo
ricordandosi del suo amore.

Come aveva promesso ai nostri padri
ad Abramo e alla sua discendenza per sempre.

E' uno dei cantici sacri più musicati, dal canto gregoriano alla musica sinfonica di Johann Sebastian Bach, Claudio Monteverdi, Antonio Vivaldi e molti altri.



Approfondimenti:

Medaglia della Madonna

Ecco la "medaglia miracolosa", data dalla Madonna il 27 dicembre 1830 durante l'apparizione a santa Caterina Labouré, a Parigi, in rue du Bac 140 :


Si riconoscono nel lato anteriore :
- Maria che schiaccia il serpente
- I raggi che escono dalle sue mani
- La data : 1830
- La preghiera : O Marie, conçue sans péché, priez pour nous qui avons recours à vous (o Maria, concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a Voi)

Nel lato posteriore:
- Le dodici stelle
- La lettera M di Maria
- La lettera I di Iesus
- La croce che sormonta la M e la I
- Il cuore coronato di spine : il Sacro Cuore di Gesù
- Il cuore trafitto dalla spada : il cuore della Madonna


Approfondimenti:
 - Wikipedia, Medaglia Miracolosa
 - Profezie per il Terzo Millennio, Rue du Bac: le apparizioni della Madonna a Santa Caterina Labouré

Dicembre e l'Immacolata Concezione

Antonio Cortina Farinós,,
L'Immacolata concezione, 1876
Dicembre, il mese della luce, non quella del mondo fisico - e infatti il 21 dicembre, giorno del solstizio d'inverno, è il giorno più corto dell'anno -  ma della luce spirituale.

In questo mese ricorrono l'8 dicembre, giorno dedicato alla Madonna (nel suo titolo di Immacolata Concezione), il 13 dicembre, giorno di santa Lucia (protettrice degli occhi, quindi la vista e quindi la luce necessaria per poter vedere) e quindi il 25 dicembre, la nascita del Cristo-Gesù, la luce del mondo ("Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita", Giovanni 8,12).

L'8 dicembre non ha (a mia conoscenza) collegamenti con preesistenti feste pagane. E' una data dell'anno 1854, data di pubblicazione della bolla papale di Pio IX (Ineffabilis Deus) nella quale si pone fine ad una questione dibattuta fin dal Medioevo, ovvero se Maria nacque già senza il peccato originale o le fu tolto prima dell'incarnazione di Gesù il Cristo. Pareva evidente a tutti che una divinità non potesse incarnarsi in una donna con il peccato originale (che tutti normalmente hanno in dote alla nascita). 
Soprattutto nel Medioevo, tra gli esponenti della filosofia Scolastica, era acceso questo dibattito, da principio a favore dell'ipotesi di "redenzione anticipata" (sostenuta dai grandi padri della Chiesa : Anselmo d'Aosta, Bernardo di Chiaravalle, Alberto Magno, Tommaso d'Aquino, Bonaventura) e successivamente a favore dell'ipotesi di "redenzione preventiva o preservativa" (principalmente sostenuta da Duns Scoto, poi detto il dottore dell'Immacolata).
Nel primo caso (redenzione anticipata) Maria, pur essendo nata da Anna e Gioacchino col peccato originale, gli viene d'ufficio anticipata la redenzione, compito che spetterà al Cristo dopo la sua venuta in questo mondo. Nel secondo caso (redenzione preventiva) Maria al concepimento già nasce senza peccato originale (immacolata durante il concepimento). 
Quest'ultima tesi sarà quella sancita dal dogma papale, ma solo come abbiamo detto nel 1854. Ecco le parole conclusive dell'enciclica: 

"dichiariamo, affermiamo e definiamo la dottrina che sostiene che la beatissima Vergine Maria nel primo istante della sua concezione, per una grazia ed un privilegio singolare di Dio onnipotente, in previsione dei meriti di Gesù Cristo Salvatore del genere umano, è stata preservata intatta da ogni macchia del peccato originale, e ciò deve pertanto essere oggetto di fede certo ed immutabile per tutti i fedeli."

A sostegno dell'Immacolata concezione, due apparizioni mariane, la prima del 1830 a Rue du Bac a Parigi, dove la Madonna ispirò a Catherine Labouré la Medaglia Miracolosa  con la seguente frase:

"O Maria, concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a voi

La seconda apparizione mariana legata all'Immacolata concezione è quella di Lourdes, 1858, durante la quale la veggente Bernadette Soubirous udì la Madonna presentarsi con le seguenti parole (in occitano):

"Que soy era Immaculada Councepciou

ovvero:

"Io sono l'Immacolata Concezione"


Fonti:

giovedì 5 novembre 2015

I sette vizi capitali

Sette peccati capitali (Hieronymus Bosch) - Museo del Prado di Madrid


VIZIOVIRTU'
Italiano
Inglese
Latino
Italiano
Inglese
Latino
Lussuria
Lust
Luxuria
Castità
Chastity
Castitas
Gola
Gluttony
Gula
Temperanza
Temperance
Temperantia
Avarizia
Greed
Avaritia
Carità
Charity
Caritas
Accidia
Sloth
Acedia
Laboriosità
Diligence
Industria
Ira
Wrath
Ira
Pazienza
Patience
Patientia
Invidia
Envy
Invidia
Altruismo
Kindness
Humanitas
Superbia
Pride
Superbia
Umiltà
Humility
Humilitas


Lussuria 
La lussuria è la tendenza irresistibile, il desiderio smodato e la brama sfrenata dei piaceri sessuali; la passione accesa dei sensi, la libidine e la lascivia. 

"La lussuria genera la lascivia, la lascivia la crudeltà."
Fëdor Mikhailovic Dostoevskij
"I peccator carnali / che la ragion sommettono al talento", cioè i lussuriosi che hanno fatto prevalere l'istinto sulla ragione.
Dante, Canto quinto

due coppie di amanti banchettano sotto un tendone rosato, rallegrate da buffoni.



Superbia
Pretesa di meritare per se stessi, con ogni mezzo, una posizione di privilegio sempre maggiore rispetto agli altri. 

"Ciò che Lucifero perdette con la superbia, Maria lo guadagnò con l'umiltà; ciò che Eva dannò e perdette con la disobbedienza, Maria lo salvò con l'obbedienza."
Louis Marie Grignion de Montfort

donna di spalle intenta a provarsi un'acconciatura,
mentre un diavolo le regge lo specchio.



Ira 
Emozione  violenta  e rabbiosa  che  si  manifesta  con  atti  e  parole  di aggressiva veemenza

"Ira è breve furor."
Francesco Petrarca
"Lo sapete, fratelli miei carissimi: sia ognuno pronto ad ascoltare, lento a parlare, lento all'ira. Perché l'ira dell'uomo non compie ciò che è giusto davanti a Dio."
Giacomo il Giusto

rissa tra due paesani ubriachi, mentre una donna cerca di calmarli.



Invidia
L’invidia  è  il  risentimento  che  si  prova  per  la  felicità,  la  prosperità  e  il  benessere  altrui, sia che  l’interessato  si  consideri  ingiustamente  escluso  da  tali  beni  sia  che,  già  possedendoli,  ne pretenda  l’esclusivo  godimento. 

"Il primo peccato del diavolo è stata l'invidia, scaturita dal fatto di sapere che il Verbo si sarebbe incarnato."
Fabrice Hadjadj

due cani con un osso difficilmente raggiungono un accordo (proverbio fiammingo)



Gola , ingordigia 
Persona  avida  di  cibi  e bevande che non riesce a trattenersi.

Mangiare per assecondare il gusto e non secondo necessità è principale causa di malattia.
Leunam Aeport

due contadini mangiano e bevono smodatamente,
davanti a un bimbo obeso che da loro trae cattivo esempio.



Accidia, idolenza
L'avversione all'operare, negligenza,  l’indolenza,  la trascuratezza nel fare il bene, mista a noia e indifferenza.

È un peccato il non fare niente col pretesto che non possiamo fare tutto.
Sir Winston Churchill

personaggio che dormicchia in un'abitazione accogliente, davanti a un camino,
mentre la Fede, nelle sembianze di una suora, gli appare in sogno
per ricordargli i suoi doveri di preghiera.



Avarizia
Brama di accumulare ricchezza; è l’eccessivo desiderio del risparmio e la soverchia resistenza a spendere.

"Non accumulatevi tesori sulla terra, dove tignola e ruggine consumano e dove ladri scassinano e rubano; accumulatevi invece tesori nel cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove ladri non scassinano e non rubano.
 Perché là dov'è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore. La lucerna del corpo è l'occhio; se dunque il tuo occhio è chiaro, tutto il tuo corpo sarà nella luce; ma se il tuo occhio è malato, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra!"
Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 6,19-23

un giudice disonesto, che accetta denaro di nascosto dalle due parti in causa.

lunedì 2 novembre 2015

Ognisanti, tutti santi


Eccoci di nuovo, un altro anno a festeggiare Halloween. Quest’anno ho trovato su La Stampa una pagina intera pagata e sponsorizzata da un nota azienda di pompe funebri di Torino che racconta le tradizioni legate alla popolare festa (storielle che ormai tutti conoscono a memoria). 
Va bene tutto, vanno bene anche le feste profane (non siamo tra i talebani per fortuna) però vorrei riflettere che ogni cosa, ogni nostra azione o pensiero andrebbe sempre fatto con consapevolezza.
E nel caso di Halloween la consapevolezza per me è d’obbligo, se decidiamo di festeggiarla. 
Se si vuole far risalire la festa all'antica tradizione celtica di Samhain va bene (oltretutto, con i morti non ha nulla a che fare), come va bene se si vuole solo divertirsi e basta, ma, con consapevolezza, ovvero sappia rendere positivo il tema, l’iconografia, e il motivo ispiratore ovvero il nero e la morte.
Questi temi dovrebbero essere visti non come un compiacimento del grottesco o macabro (non vorrei dire necrofilo, alla famiglia Addams), o celebrante della parte oscura di ciascuno di noi, ma qualcosa di spiritualmente più elevato, come ad esempio, il nero come metafora dell’indistinto, dell’Ein Sof del cabalismo ebraico (Dio prima della sua manifestazione) o dell’Apsu dei Caldei (quindi il vuoto-pieno da cui proveniamo e a cui siamo destinati) e la morte come metafora di una grande trasformazione (vita dopo la morte), anche interiore, del rompere gli schemi personali e di ampliare i propri punti di vista.
Ogni simbolo ha quindi sempre un doppio significato e di conseguenza non ha quasi mai una connotazione tutta positiva o tutta negativa (si pensi alla svastica, per millenni simbolo sacro induista prima di venire usurpato nel novecento), e ciò vale anche per le festività.

(foto di Kevin Dooley, licenza creative commons su Flickr)

martedì 27 ottobre 2015

Ave Maria


Ave Maria, gratia plena,
Dominus tecum,
benedicta tu in mulieribus,
et benedictus fructus ventris tui, Iesus.
Sancta Maria, mater Dei,
ora pro nobis peccatoribus, nunc et in hora mortis nostrae.
Amen. 

Ave, o Maria, piena di grazia,
il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne
e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio,
prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte.
Amen.

La preghiera è composta da tre parti:

1) Il saluto dell'angelo Gabriele, nell'Annunciazione
"Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te" (Luca 1,28)

2) Il saluto di Elisabetta a Maria, in visita dopo l'Annunciazione
"Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo" (Luca 1,42).

3) L'aggiunta di una intercessione:
"Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell'ora della nostra morte"

lunedì 26 ottobre 2015

Questo è tuo figlio, questa è tua madre


"Presso la croce di Gesù stavano sua madre e la sorella di sua madre, Maria di Cleopa, e Maria Maddalena. Gesù dunque, vedendo sua madre e presso di lei il discepolo che egli amava, disse a sua madre: «Donna, ecco tuo figlio!» Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!» E da quel momento, il discepolo la prese in casa sua."
(Vangelo di Giovanni, 19, 25-27)

Come sapete, tutto il Vangelo di Giovanni parla sia direttamente, in modo essoterico (dal greco exoterikos, esterno), ed è ciò su cui si basa la religione cristiana, e sia in modo esoterico (dal greco esotericos da cui esoteros, interiore), ed è ciò che è interessante per il misticismo cristiano.
E' sia una forte rappresentazione esteriore, commovente senza essere pietosa, sia l'enunciazione di una verità interiore. Del resto, lo stesso Gesù ripeté più volte ai suoi discepoli : chi ha orecchie per intendere, intenda.

Ai piedi della croce sono presenti tre Marie.
Ma come, vi direte, la Madonna non è unica e sola ? Certo, ma la legge della Trinità vale anche per la Madonna. Ho cercato quali possano essere questi tre attributi della Madonna, credo di averli trovati ma non credo siano i soli, sicuramente sono molto importanti (a Torino so di certo che ci sono chiese o luoghi dedicati a ciascuno di loro), e sono : Auxilium Christianorum, Consolatrix afflictorum e Refugium peccatorum ovvero "Aiuto dei Cristiani", "Consolatrice degli afflitti" e "Rifugio dei peccatori". 

In questo modo la Madonna si presenta al Cristo nel momento del passaggio nel Regno del Cielo : nella triplice veste che indosserà nei secoli a venire, che gli serviranno per compiere la sua grande missione sulla Terra, in assenza della presenza fisica del Cristo, ovvero aiuto e sostegno ai credenti dello Spirito (che credono in tutte le forme e varianti autentiche derivate dalla Via, dalla Verità e dalla Luce), portare ricovero a chi si allontana dallo Spirito (perché non vede più la Casa del Padre), portare consolazione a chi, nonostante creda nello Spirito, continua a soffrire in un mondo che non è casa loro, non appartiene al regno del principe di questo mondo, ciò nonostante svolge il proprio compito in questa terra per sua volontà che coincide con la Volontà Divina.

Veniamo ora alla seconda parte : Gesù che compie un gesto magico, la più alta operazione di magia spirituale operata sulla Terra, chiamata anche teurgia. E come tutte le magie, ha una formula, che funziona solo in proporzione alla Volontà (in questo caso Divina) di chi la pronuncia, con le parole "Donna, ecco tuo figlio!" e "Ecco tua madre".
Questa formula crea un'associazione, apre un portale, crea un link, un canale che è solo verticale, tra l'alto (il Regno di Dio) e il basso (la Terra). 
E' come se dicesse : io sto per tornare al Padre, ma non vi lascio soli, il compito per il quale sono venuto continuerà a svolgerlo la Madonna (investita dello Spirito Santo) al posto mio. Così come il Cristo si è incarnato (è sceso dal Cielo alla Terra) per mezzo di sua madre, Maria, così io vi faccio figli di Maria (l'apostolo Giovanni qui rappresenta l'umanità) così che voi possiate usare questo canale per fare il viaggio nella direzione opposta a quello che ho fatto io, ovvero dalla Terra al Cielo. Tornare quindi alla Casa del Padre.
Ditemi se questo non è una delle più grandi operazioni magiche-teurgiche di tutti i tempi!

Capite quindi che nulla è stato scritto per caso nel Vangelo (soprattutto di Giovanni che conosco meglio), ogni parola, ogni frase è pesante come un macigno. Non potevano che esserci tre Marie ai piedi della Croce (e che storiograficamente fossero realmente presenti non è importante), perché la Madonna, nella sua Trinità, era pronta per assumere su di se il compito che il Cristo le avrebbe dato nei confronti dell'umanità.

Fonti :
 - La Parola.Net
 - Santi e Beati.it , Beata Vergine Maria Ausiliatrice

venerdì 16 ottobre 2015

VII - Il Carro (2a parte)


Abbiamo scritto in un precedente post, che l'arcano VII, il Carro, rappresenta la capacità di dominare due forze interne contrastanti. Ma mentre nell'Innamorato (arcano VI) è in forma di scelta tra due strade, nell'arcano successivo l'auriga da prova di saper dominare entrambe le forze che apparentemente sono contrastanti.
Un esempio di ciò si trova nel mito del Carro, descritto nel Fedro di Platone. Eccolo descritto in Wikipedia:

"Il mito del carro e dell'auriga (o della biga alata) tratta dal Fedro di Platone, serve a spiegare la teoria platonica della reminiscenza dell'anima, un fenomeno che durante la reincarnazione produce ricordi legati alla vita precedente. 
Racconta di un'ipotetica biga su cui si trova un auriga, personificazione della parte razionale o intellettiva dell'anima (logistikòn). La biga è trainata da una coppia di cavalli, uno bianco e uno nero: quello bianco raffigura la parte dell'anima dotata di sentimenti di carattere spirituale (thymeidès), e si dirige verso l'Iperuranio; quello nero raffigura la parte dell'anima concupiscibile (epithymetikòn) e si dirige verso il mondo sensibile. I due cavalli sono tenuti per le briglie dall'auriga che, come detto, rappresenta la ragione: questa non si muove in modo autonomo ma ha solo il compito di guidare. La biga deve essere diretta verso l'Iperuranio, un luogo metafisico a forma di anfiteatro dove risiedono le 'Idee'.

Lo scopo dell'anima, infatti, è contemplare il più possibile l'Iperuranio e assorbirne la sapienza delle idee. L'auriga quindi deve riuscire a guidare i cavalli nella stessa direzione, verso l'alto, tenendo a bada quello nero e spronando quello bianco, in modo da evitare o ritardare il più possibile il "precipitare" nella reincarnazione. 
Chi è precipitato subito rinascerà come una persona ignorante o comunque lontana dalla saggezza filosofica, mentre coloro che sono riusciti a contemplare l'Iperuranio per un tempo più lungo rinasceranno come saggi e come filosofi. Questo mito spiega la reminiscenza ed è riconducibile all'immortalità dell'anima."

Francesco del Cossa (1468-1470), Aprile (Trionfo di Venere), affresco,
Salone dei Mesi di Palazzo Schifanoia, Ferrara

Un altro esempio di auriga che porta a compimento l'impresa di dominare le forze contrastanti è Venere, nel carro trainato dai cigni, come descritto nell'affresco di Francesco del Cossa. 
Come si può vedere, al posto delle due sfingi o dei cavalli bianco e nero, ci sono due cigni bianchi. Ciò che si oppone è già stato dominato, è Marte (simbolo dei bassi istinti), inginocchiato e incatenato alla mercè di Venere.

Fonti:
 - Wikipedia, Mito del carro e dell'auriga
 - Wikipedia, Aprile (Francesco del Cossa)

martedì 21 aprile 2015

L'uomo albero

Tree man, (c) Daniel Courgeau
"Fra l’albero e l’essere umano esistono alcune analogie che è interessante approfondire. 
Iniziamo dalle radici: in lui, esse sono rappresentate dallo stomaco, dal ventre e dal sesso. L’uomo infatti è radicato alla terra tramite lo stomaco e l'intestino per nutrirsi, e tramite il sesso per riprodursi.
Il tronco dell’albero è rappresentato dai polmoni e dal cuore, che comandano i sistemi respiratorio e circolatorio. Nell’albero, lungo l'intero tronco, la corrente ascendente trasporta la linfa grezza sino alle foglie dove questa si trasforma, mentre la corrente discendente trasporta la linfa elaborata che nutre l’albero. Nell’uomo il sistema venoso trasporta fino ai polmoni il sangue viziato affinché si purifichi, e il sistema arterioso trasporta il sangue purificato attraverso tutto l’organismo per conservarne il vigore.
Infine, le foglie, i fiori e i frutti dell’albero corrispondono nell’uomo alla testa, che riceve le energie più sottili, quelle del sole spirituale: lo spirito. Chi risveglia lo spirito in sé, capta le energie divine e diventa capace di dare i migliori frutti."
(Omraam Mikhaël Aïvanhov)

domenica 19 aprile 2015

I Trionfi

Francesco Pesellino, 1450 circa,  Isabella Stewart Gardner Museum  (Boston)

Prima che le carte dei Tarocchi venissero chiamate con questo nome, in età Rinascimentale erano conosciuti col nome di Trionfi, il cui nome molto probabilmente deriva da un poema del Petrarca, "I Trionfi".

"I Trionfi sono un poemetto allegorico in volgare italiano in terzine scritto da Francesco Petrarca; si articola in sei capitoli, ciascuno dedicato ad una visione ottenuta dal poeta in sogno. È quindi presente una successione di sei trionfi: Amore, Pudicizia, Morte, Fama, Tempo ed Eternità. La redazione dell'opera iniziò nel 1351, terminando il 12 febbraio 1374, pochi mesi prima della morte dell'autore; il poemetto è infatti incompiuto.

L'opera analizza il percorso ideale dell'uomo dal peccato alla redenzione: questo tema è già radicato nella cultura medievale, essendo tipico di opere come il Roman de la Rose o addirittura la Divina Commedia. Petrarca si confronta direttamente con il poema dantesco, sia dal punto di vista strutturale (viene infatti adottata la terzina) che allegorico, con il tema del viaggio allegorico"
(Wikipedia)

In dettaglio i sei Trionfi sono:
  • Triumphus Cupidinis (Trionfo dell'Amore) 
  • Triumphus Pudicitie (Trionfo della Pudicizia)
  • Triumphus Mortis (Trionfo della Morte)
  • Triumphus Fame (Trionfo della Fama)
  • Triumphus Temporis (Trionfo del Tempo)
  • Triumphus Eternitatis (Trionfo dell'Eternità)
Proviamo adesso a collegarli ai Tarocchi:
  • Trionfo dell'Amore = arcano VI, l'innamorato
  • Trionfo della Pudicizia = non esiste un arcano corrispondente, forse l'arcano XIV, la Temperanza
  • Trionfo della Morte = arcano XIII, la Morte
  • Trionfo della Fama = arcano VII, il Carro (del trionfatore)
  • Trionfo del Tempo = potrebbe corrispondere all'arcano IX, l'Eremita, che in alcune carte è raffigurato con una clessidra in mano, o l'arcano X, la Ruota della Fortuna, che scandisce il ciclo dell'esistenza terrena
  • Trionfo dell'Eternità = arcano XXI, il Mondo ovvero il termine del percorso inizitico e il ricongiungimento con Dio
Fonti:
 - Wikipedia, I Trionfi

lunedì 19 gennaio 2015

Pitagora e i numeri


Pitagorici celebrano il sorgere del sole di Fëdor Bronnikov, 1869

Tutti conosciamo Pitagora, nato a Samo, un'isola della Grecia, nel 575 a.C. , come l’autore del famoso teorema di Pitagora (il quadrato dell’ipotenusa, in un triangolo rettangolo, è uguale alla somma dei quadrati degli altri due lati, i cateti). Altri ricordano che, oltre matematico, è stato filosofo. Quello che forse manca sui libri di scuola è enunciare il terzo aspetto, quello del mistico. Una separazione di ruoli solo apparentemente fittizia, come noi uomini occidentali spesso siamo abituari a ragionare, separando sempre tutto e così perdendo il senso del reale, che consiste sempre nella totalità e non dalla somma delle sue parti.
Pitagora è quindi matematico-filosofo-mistico (tutte e tre le cose insieme), di stampo orfico (la scuola mistica greco-antica, che crede nell’immortalità dell’anima e nella reincarnazione, secondo una visione molto più orientale che greca) che fa del numero l’essenza stessa delle cose, in senso ontologico, e non come i matematici moderni, che considerano il numero un semplice strumento.
Scriveva Aristotele dei pitagorici, che per loro “i numeri costituiscono l’essenza di tutte le cose” ovvero che i principi della matematica sono anche i principi dell'intera realtà (ecco l’ontologia). Quali numeri ? Solo i numeri naturali e principalmente l’1 (la monade), 2 (la diade), 3 (la triade), 4 (la tetrade) e il 10 (la decade), il numero perfetto dato che è la somma di 1+2+3+4 e anche il 5 (la pentade, rappresentato nel pentagramma o stella a cinque punte, usata un pò ovunque) che rappresenta il principio della vita stessa (in quanto somma di 2 femminile + 3 maschile).
Particolare era il rapporto dei pitagorici con la geometria: non era considerata separata dall’aritmetica, tanto è vero che si usava un solo termine, l’aritmogeometria. In questo modo, all’1 corrisponde il punto, al due la linea (due sono i punti per individuare una linea), al tre il piano (3 punti per identificare un piano), al quattro il solido (4 punti per individuare un solido). E’ chiaro quindi che una figura geometrica è sempre rappresentata da un insieme di punti. Inoltre, essendo la somma di 1/punto + 2/linea + 3/piano + 4/solido, pari a 10, esso viene a rappresentare l’interno universo o mondo visibile.
I numeri quindi potevano avere una rappresentazione geometrica, in particolare esistevano i numeri quadrati e quelli triangolari. I primi sono: il 4 = 2 al quadrato, il 9 = 3 al quadrato, il 16 =4 al quadrato , il 25 = 5 al quadrato (e così via), in quanto, disposti per file di punti, avevano gli stessi punti in orizzontale che in verticale. I secondi, i triangolari, sono quelli dati dalla somma degli interi consecutivi a partire da 1, quindi il 3 (1+2), il 6 (1+2+3), il 10 (1+2+3+4), che rappresentati geometricamente per punti, si dispongono a formare un triangolo equilatero. Quest’ultimo (il 10), come già sottolineato, aveva un ruolo particolare e veniva chiamato Tetraktys, aveva un significato sacro, tanto che per entrare nella scuola pitagorica occorreva giurare su di esso.
A buon ragione si può quindi affermare che Pitagora e la sua scuola di Crotone (in cui si praticava digiuno, preghiera, meditazione e alimentazione vegetariana) si possa considerare uno dei fondatori sia dell’artimetica, sia della più moderna Numerologia.
Quando l’artimetica si stacca dalla filosofia pitagorica ? Quando un suo allievo, Ippasio di Metaponto, fa notare a Pitagora l’esistenza dei numeri irrazionali (oltre quelli razionali dei pitagorici) ovvero col problema del quadrato e della sua diagonale (la lunghezza della diagonale è in rapporto col lato pari alla radice di due, ovvero 1,41421.. con le cifre che crescono all infinito, appunto un numero irrazionale). L’infinito, l’horror vacui dei pitagorici.
Tetraktis
Fonti: