lunedì 14 febbraio 2011

Le due resurrezioni

Aver Fede e' trovare il piacere di leggere i vangeli per conto proprio, sentire le parole del Cristo che echeggiano forti ancora oggi nel nostro mondo, e scoprire come il nostro cuore interpreti il messaggio evangelico, che essendo universale (e non solamente culturalmente ebraico-antico e fatto proprio dalle gerarchie ecclesiastiche nel messaggio ad interpretazione unica) risuona in tante corde diverse, una per ogni anima sulla Terra.

Cosi', se la Chiesa legge il vangelo durante la messa e da la sua interpretazione, diamo anche noi risalto ai passi che piu' sentiamo vibrare dentro di noi, rendiamo viva e non morta la Parola a noi tramandata, scopriamo cosa non viene abbastanza sottolineato e comprendiamo cosa sia piu' importante per l'Uomo, che ci accomuna, che ci fa sentire fratelli a prescindere dalla religione (quella di "religio", ovvero legare).

E spesso sono proprio i commentatori antichi, quelli che la chiesa cattolica proclama Dottori della Chiesa, ad illuminare i passi del vangelo, con un linguaggio ancora scevro e pulito, non ancora contaminato dal dogmatismo dei concili, dal fanatismo medievale, dal cattivo esempio di alcuni Papi, dal modernismo e dall'intrasigenza della dottrina (e' cosi' e basta, altrimenti sei fuori) ed e' bello scoprirli, come San Agostino che ben differenzia la prima resurrezione dalla seconda resurrezione.
Leggiamo prima Giovanni:

"In verità, in verità vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita.

In verità, in verità vi dico: è venuto il momento, ed è questo, in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio, e quelli che l'avranno ascoltata, vivranno.
Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso al Figlio di avere la vita in se stesso; e gli ha dato il potere di giudicare, perché è Figlio dell'uomo.

Non vi meravigliate di questo, poiché verrà l'ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e ne usciranno: quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna.
Io non posso far nulla da me stesso; giudico secondo quello che ascolto e il mio giudizio è giusto, perché non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato." (Giovanni, 5-24)

Segue il commento di San Agostino nella Citta'di Dio, che riporto integralmente, perche' a mio parere spiega magistrarlmente le due resurrezioni del passo di Giovanni, la prima, quella delle anime, senza giudizio, che avviene ora, nel tempo, quando l'anima abbraccia la Fede, e la seconda resurrezione, finale e fuori dal tempo umano (e quindi e' inutile aspettarla nel tempo), quella "nella carne" (non ci sono dubbi, nella traduzione greca dall'ebraico il senso e' proprio quello) secondo la mentalita' antico-ebraica dello Sheol.

La Citta' di Dio, libro XX, cap 6

Le due risurrezioni in Giovanni...
6.1. Quindi soggiunge: In verità, in verità vi dico che è venuto il tempo, ed è questo, in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio e coloro che l'avranno ascoltata avranno la vita. Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha dato al Figlio di avere la vita in se stesso.
Non parla ancora della seconda risurrezione, cioè del corpo, poiché si avrà alla fine, ma della prima che avviene nel tempo. Per distinguerla ha detto: È venuto il tempo, ed è questo. Essa infatti non è del corpo ma dell'anima.
Anche l'anima ha la sua morte mediante la mancanza di fede e i peccati. Sono morti di questa morte coloro di cui il Signore dice: Lascia che i morti seppelliscano i loro morti , nel senso, cioè, che i morti nell'anima seppelliscano i morti nel corpo.
E appunto per questi morti nell'anima per mancanza di fede e di onestà egli dice: È venuto il momento, ed è questo, in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio e coloro che l'udranno vivranno. In coloro che udranno ha inteso coloro che obbediranno, crederanno e persevereranno fino alla fine. In questo passo non ha indicato alcuna differenza di buoni e cattivi.
Per tutti infatti è un bene udire la sua voce e vivere passando alla vita della fede dalla morte della mancanza di fede.
Di questa morte ha detto l'apostolo Paolo: Quindi tutti sono morti. Ed egli è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano per se stessi, ma per colui che è morto e risuscitato per loro. Dunque tutti sono morti, nessuno escluso, nel peccato tanto originale che volontario o perché ignorano o perché, pur sapendo, non operano il bene.
E per tutti i morti è morto un solo vivo che, cioè, non aveva assolutamente alcun peccato affinché coloro, che vivono mediante la remissione, non vivano più per se stessi ma per colui che è morto per tutti a causa dei nostri peccati ed è risuscitato per la nostra giustificazione.
Questo affinché tutti noi, credendo in lui che redime l'incredulo, riscattati dalla incredulità, quasi restituiti alla vita dalla morte, potessimo appartenere alla prima risurrezione che avviene nel tempo. Alla prima infatti non appartengono se non coloro che saranno felici nell'eternità; ed egli insegnerà che alla seconda, di cui sta per parlare, fanno parte i felici e gli infelici.
L'attuale è della misericordia, l'altra del giudizio. Per questo in un Salmo è stato scritto: Ti canterò, Signore, misericordia e giudizio.

... e i due giudizi, uno di condanna.
6. 2. Riguardo a tale giudizio aggiunge le parole: E gli ha dato il potere di giudicare perché è il Figlio dell'uomo. Nel passo lascia intendere che verrà per giudicare nella medesima carne in cui era venuto per essere giudicato. Nell'intento dice: Poiché è il Figlio dell'uomo. E soggiungendo sull'argomento di cui trattiamo dice: Non vi meravigliate di questo, poiché verrà il tempo in cui tutti quelli che sono nei sepolcri udranno la sua voce e ne usciranno, quelli che operarono il bene per una risurrezione di vita, quelli che operarono il male per una risurrezione di giudizio. È il concetto di giudizio che poco prima, come adesso, aveva usato per condanna. Disse infatti: Chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita.
Difatti, poiché appartiene alla prima risurrezione, con cui nel tempo si passa dalla morte alla vita, non andrà incontro alla condanna che ha indicato col termine di giudizio, come anche nel passo in cui dice: Coloro che hanno operato il male andranno incontro alla risurrezione del giudizio, cioè alla condanna. Risorga nella prima risurrezione chi non vuole essere condannato nella seconda. Infatti viene un tempo, ed è questo, in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio e coloro che l'avranno ascoltato vivranno, cioè non andranno incontro alla condanna che è considerata la seconda morte. In essa, dopo la seconda risurrezione, che sarà dei corpi, andranno a finire coloro che non risorgono nella prima che è delle anime.
Infatti dice ancora: Verrà un tempo dunque, in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e ne usciranno. Non ha detto secondo il modo della prima risurrezione: E coloro che l'ascolteranno vivranno. Infatti non tutti vivranno di quella vita che sola si deve considerare vita perché è felice. Certamente non senza una qualche vita potrebbero udire e, poiché la carne è risuscitata, uscire dai sepolcri.
Indica la ragione per cui non tutti vivranno con le parole che seguono: Coloro che hanno operato il bene, egli dice, andranno nella risurrezione della vita; sono questi quelli che vivranno; coloro poi che hanno operato il male andranno nella risurrezione del giudizio; ed essi sono coloro che non vivranno poiché moriranno della seconda morte. Hanno operato il male perché sono vissuti male; sono vissuti male perché non sono rivissuti nella prima risurrezione delle anime, che è nel tempo, o anche non hanno perseverato fino alla fine nella condizione in cui erano. Due sono dunque le nuove creazioni, di cui ho già parlato, una secondo la fede che avviene nel tempo mediante il battesimo; l'altra secondo la carne che avverrà con la sua immortalità, fuori del divenire mediante l'universale, ultimo giudizio.
Così si hanno due risurrezioni, una prima che è nel tempo ed è dell'anima, ed essa non consente di giungere alla seconda morte; e una seconda che non è nel tempo, ma sarà alla fine del tempo, e non è dell'anima ma del corpo ed essa, attraverso il giudizio finale, introduce alcuni alla seconda morte, altri a quella vita che non ha morte.

Fonti :
- Il Vangelo secondo Giovanni
- La Citta'di Dio, San Agostino


The first photo above is taken by "Giovanni Novara", on Flickr, Creative Commons licence.

mercoledì 9 febbraio 2011

Sheol e resurrezione

Lo Sheol (pronuncia Sh'ol) e' il luogo dove, secondo l'Antico Testamento soggiornano i morti. E' importante a mio parece comprendere il concetto dell'oltretomba ebraico il quanto e' strettamente legato al concetto di resurrezione cristiana (testimoniata nel Nuovo Testamento) e del perche' la Chiesa cattolica ancora oggi predichi questa visione escatologica del mondo, che a mio parere, ma anche secondo altri, e' poco logica e comprensibile.

Il primo concetto importante e' che gli ebrei considerano inseparabili anima e corpo, diversamente dalla concezione greca (l'anima che puo' vivere senza corpo) e diversamente anche da molte delle religioni orientali e dalla corrente cristiana gnostica (influenzata non a caso da quella greca).
  • Per i greci, l'anima, scintilla di Dio, si incarna in un corpo e, alla morte corporea, l'anima ritorna a Dio.
  • Per gli ebrei e' l'opposto, ovvero e' il corpo che si vivifica, tanto e' vero che Dio splasma l'argilla per creare il primo uomo e gli soffia la vita, quindi per gli ebrei siamo un corpo con l'anima, e non un'anima con un corpo (cambia la priorita').
    Quindi anima e corpo sono legate assieme, se muore il corpo anche l'anima segue il destino del corpo e va nello Sheol, l'oltretomba.
Cio' non deve stupire, in quanto il popolo ebraico condivide la mentalita' delle stirpi semitiche, da cui si e' differenziato nella notte dei tempi. Le antiche popolazioni semitiche vivevano nella fertile pianura del Tigri e dell'Eufrate. Era una vita difficile in quanto le frequenti innondazioni dei fiumi (niene a che vedere con la tranquillita' del Nilo) distruggevano cio' che era stato seminato. Anche le costruzioni erano di argilla e corruttibili nel tempo (di piu' della pietra che non esisteva nella zona).
Da qui nasce un atteggiamento pessimistico della vita e quindi una concezione quasi materialistica : godetevi questa vita perche' e' una sola e dopo si va tutti nello Sheol, buoni e cattivi, per sempre (la resurrezione verra' introdotta dopo).

Esempio celebre e' lo struggimento dell'eroe Gilgamesh, nel piu' grande poema epico dell'antichita', dove l'eroe di fronte alle avversita' della vita e alla ineluttabilita' della morte gli viene detto:

"Dove vai Gilgamesh?
La via che tu cerchi

Non la troverai

Quando i grandi dèi crearono gli uomini,

Destinarono a essi la morte

E riservarono a se stessi la vita eterna
"

Posto in questi termini, la vita sarebbe davvero triste, eppure era questa la mentalita' semitica e cio' e' logico che fu portato in dote dai primi ebrei (non solo questo ereditarieranno dai Sumeri, si pensi al mito del diluvio universale - ovvero le innondazioni del Tigri ed Eufrate - stessa storia sia nella Bibbia che nelle cronache sumeriche).

Cosa e' lo Sheol quindi ? Posto che anima e corpo per gli ebrei sono indissolubili (distinti ma inseparabili), lo Sheol e' il luogo della lontananza da Dio, della non-comunicazione, cio' che attende il corpo alla sua morte e che vi restera' per sempre, almeno nella concezione primitiva.
L'unica consolazione e' la fedelta' a Dio, e il favore di Dio si esprimerebbe con la gloria del loro popolo, con la vittoria sui popoli nemici, una ricompensa terrena quindi, non per il singolo individuo ma per il popolo intero (e per i suoi discendenti).

Successivamente, dal profeta Malachia in poi, verra' introdotto il concetto di resurrezione dallo Sheol. Gia' la bibbia parla di Dio come colui che puo' decidere di far tornare in vita (anima e corpo) chiunque si trovi nello Sheol.
Dopo la cattivita' babilonese , ovvero a seguito della deportazione di un popolo - grave sciagura nazionale - la ricompensa non viene piu' vista come Dio che favorisce il popolo eletto (infatti non si spiegherebbe perche' Dio abbia lasciato che venissero deportati) ma come giudizio individuale alla fine dei tempi. Tutti quelli nello Sheol risorgeranno nella carne (anima e corpo) e verranno giudicati.

Ecco la resurrezione della carne nella mentalita' cattolica, presa tout-court da quella ebraica, e sara' il linguaggio che useranno gli evangelisti per diffondere al mondo il messaggio di Gesu' il Cristo, secondo la loro mentalita', secondo quanto gli ebrei possono comprendere e spiegandolo a chi ebreo non era e si trova a confrontarsi con questa concezione stravagante, soprattutto se di mentalita' greca.

Come si concilia questo ? Per me nulla a che fare con la Fede. Il messaggio di Cristo, figlio di Dio, e' un messaggio di amore tra le genti, della "seconda nascita" di cui parla splendidamente san Giovanni, la seconda nascita che avviene ora, nel momento in cui prendi coscienza di questo messaggio universale.
Gesu' non ha fatto escatologia, i cristiani primitivi prendono l'escatologia ebraica e la incorporano nei lori riti - lecito, va benissimo - ma poteva essere presa al suo posto quella greca della metempsicosi, valeva lo stesso per fini intellettuali e didattici.
Ma per la fede, a mio parere vale l'AMORE che Cristo ci ha insegnato, non le escatologie.

Fonte : Tesi di laurea "Risurrezione di Cristo, essenza del Cristianesimo"

mercoledì 2 febbraio 2011

Preghiera della Candelora

Oggi, 2 febbraio, ricorre la festa della Candelora ovvero della benedizione delle candele, simbolo di Cristo, Colui che e' venuto per illuminare le genti.
Ecco la preghiera di benedizione:

O Dio, fonte e principio di ogni luce,
che oggi hai rivelato al santo vecchio Simeone il Cristo,
vera luce di tutte le genti,
benedici questi ceri e ascolta le preghiere del tuo popolo,
che viene incontro a te con questi segni luminosi e con inni di lode;
guidalo sulla via del bene,
perché giunga alla luce che non ha fine.
Per Cristo nostro Signore.
(tratto da www.chiesacattolica.it, al seguente link)

Questa data coincide con la presentazione di Gesu' al Tempio, 40 giorni dopo la sua nascita, ovvero il 25 dicembre, come prescriveva la legge ebraica. Coincide anche con il termine della purificazione di Maria, in quanto, secondo la concezione ebraica, una donna restava impura per tutti i 40 giorni che seguivano il parto.
Cosi' nel Vangelo di Luca (2,22) viene narrata la presentazione di Gesu' al Tempio, con la preghiera di benedizione del vecchio Simeone.

Quando venne il tempo della loro purificazione secondo la Legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore, come è scritto nella Legge del Signore: ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore; e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o di giovani colombi, come prescrive la Legge del Signore.
Ora a Gerusalemme c'era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e timorato di Dio, che aspettava il conforto d'Israele; lo Spirito Santo che era sopra di lui, gli aveva preannunziato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Messia del Signore. Mosso dunque dallo Spirito, si recò al tempio; e mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per adempiere la Legge, lo prese tra le braccia e benedisse Dio:

"Ora lascia, o Signore, che il tuo servo
vada in pace secondo la tua parola;
perché i miei occhi han visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli,
luce per illuminare le genti
e gloria del tuo popolo Israele".

Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua madre: "Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l'anima".
C'era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto col marito sette anni dal tempo in cui era ragazza, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.



The photo above is taken by "Ahef", on Flickr, Creative Commons licence.
L'opera "Presentazione di Gesu' al Tempio" di Gentile da Fabriano e' nel pubblico dominio (vedi dettagli)