giovedì 12 aprile 2012

Segui il Coniglio Bianco

"Alice (...) andava fantasticando col suo cervello (come meglio poteva, perchè lo stellone l'avea resa sonnacchiosa e grullina), se il piacere di fare una ghirlanda di margherite valesse la noja di levarsi su, e cogliere i fiori, quand'ecco un Coniglio bianco con gli occhi di rubino le passò da vicino.

Davvero non c'era troppo da meravigliarsi di ciò, nè Alice pensò che fosse cosa troppo stravagante di sentire parlare il Coniglio, il quale diceva fra sè "Oimè! Oimèi! ho fatto tardi!" (quando se lo rammentò in seguito s'accorse che avrebbe dovuto meravigliarsene, ma allora le sembrò una cosa assai naturale): ma quando il Coniglio trasse un oriuolo dal taschino del panciotto, e vi affisò gli occhi, e scappò via, Alice saltò in piedi, perchè l'era venuto in mente ch'ella non avea mai veduto un Coniglio col panciotto e il suo rispettivo taschino, nè con un oriuolo da starvici dentro, e divorata dalla curiosità, traversò il campo correndogli appresso, e giunse proprio a tempo di vederlo slanciarsi in una spaziosa conigliera, di sotto alla siepe."
(Tratto da: Le avventure di Alice nel paese delle Meraviglie, Lewis Carroll)

Nella retorica odierna l'immagine del coniglio bianco sta ad indicare un evento inaspettato che porta alla comprensione di una realtà superiore che scardina in un sol colpo le convinzioni di una vita. Seguire il coniglio bianco vuol dire fare attenzione a piccoli eventi apparentemente insignificanti. Come Alice appena addormentata si accorse di un coniglio in panciotto che correva con un orologio in mano e non si sorprese ma lo seguì incuriosita, così chiunque si incuriosisce alle stranezze può essere trasportato in un altro "Paese delle Meraviglie".
(Tratto da Wikipedia-Coniglio Bianco)

"Oh dear! Oh dear! I shall be late!" (Alice in Wonderland, Lewis Carroll, 1862)

"Wake up Neo, the Matrix has you.. follow the white rabbit" (Matrix, film, 1999)


giovedì 16 febbraio 2012

Respirazione e mantra

Forse non tutti si sono accorti come ogni giorno, durante tutta la nostra vita, noi come tutte le creature che respirano, recitiamo un mantra, sempre lo stesso mantra.
Per scoprirlo bisogna porre l'attenzione sul proprio respiro. Ascoltatelo. Durante l'inspirazione, cosa udite ? Io sento un "sooooo...". E durante l'espirazione, cosa udite ? Io sento un "hammm...." (qualcuno forse un "hummm..."). Ecco quindi il nostro mantra, recitato circa 18 volte al minuto (1), ovvero 1.080 volte all'ora, 25.920 volte al giorno, 9.460.800 volte all'anno.

E' il mantra "so ham", che gli indiani chiamano Ajapa mantra o Ajapa Gayatri o con altri nomi (2). Nella lingua sancrita, "so ham" significa "io sono Lui" oppure "io sono Quello" (3). Ecco quindi che, anche senza saperlo consapevolmente, gia' affermiamo questa verita'.
Quindi, come tutti i mantra, archetipi dei suoni, se recitato costantemente con consapevolezza e' potentissimo, perche' porta al superamento della dualita' (io e lui, bene e male, bello e brutto, giorno e notte, inspirazione ed espirazione), dell'identificazione dell'individuo con la Divinita'.

Quindi molto semplicemente, occorre prestare attenzione al proprio respiro, averne la consapevolezza, e subito ci accorgeremo che lo stiamo recitando!





(1) Wikipedia, Frequenza respiratoria
(2) Wikipedia, Soham (Sanskrit)
(3) Jivana.com - Mantra

mercoledì 15 febbraio 2012

Trasformare la materia

"Le creature umane che noi siamo, hanno ricevuto dal Creatore la missione di trasformare e sublimare la materia della Sua Creazione. Gli alimenti che mangiamo, l’aria che respiriamo...

Noi abbiamo il compito di lavorare su tutta la materia che passa
attraverso noi. Cosa significa? Che dobbiamo sforzarci di dare a tutte le nostre azioni una nuova dimensione, una dimensione spirituale. Se ci riusciamo, veniamo riconosciuti, apprezzati e scelti dagli spiriti luminosi, i quali si fermano accanto a noi perché abbiamo compreso il senso della vita.

Ogni volta che riusciamo a migliorare noi stessi, a superarci, a
creare qualcosa che vada oltre noi stessi, imprimiamo sulla materia il sigillo dello spirito, ed è così che adempiamo il nostro compito di figli di Dio. "

Omraam Mikhaël Aïvanhov




The photo above is taken by "Matthew Stewart", on Flickr, Creative Commons licence.

mercoledì 20 luglio 2011

Cherubini


Scacciò l'uomo e pose ad oriente del giardino di Eden i cherubini
e la fiamma della spada folgorante,
per custodire la via all'albero della vita.

(Genesi, 3-24)

E' il primo riferimento della Bibbia ai Cherubini, posti nel secondo dei nove Cori Angelici, preceduti solamente dai Serafini.
La loro funzione di guardiani e' descritta nella Genesi, due cherubini posti a guardia del giardino dell'Eden e dell'Albero della Vita, armati di spada fiammeggiante, uno col volto maschile ed uno col volto femminile a rappresentare le due polarita' dell'esistenza. Le loro spade incrociate in alto definiscono un arco che rappresenta la porta d'entrata, e loro diventano i pilastri : da guardiani a sostegno della porta che riconduce, per coloro che sono degni, al giardino dell'Eden.


Fonte immagini : Wikipedia (public domain licence)
- http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/c/cb/Cherub_Migne_Vol_210_col_267.png
- http://en.wikipedia.org/wiki/File:Tetramorph_meteora.jpg

martedì 19 luglio 2011

Mamona' tes adikias

"Mamona' tes adikias" si legge nell'originale greco del Vangelo di S.Luca, ovvero la "ricchezza frutto di ingiustizia" (ovvero essersi procurato la ricchezza con l'ingiustizia), tradotto di solito con la "disonesta ricchezza". Questo e' il passo del vangelo dove compare (Lc, 16,1-13) :

Diceva anche ai discepoli: "C'era un uomo ricco che aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: Che è questo che sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non puoi più essere amministratore. L'amministratore disse tra sé: Che farò ora che il mio padrone mi toglie l'amministrazione? Zappare, non ho forza, mendicare, mi vergogno. So io che cosa fare perché, quando sarò stato allontanato dall'amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua. Chiamò uno per uno i debitori del padrone e disse al primo: Tu quanto devi al mio padrone? Quello rispose: Cento barili d'olio. Gli disse: Prendi la tua ricevuta, siediti e scrivi subito cinquanta. Poi disse a un altro: Tu quanto devi? Rispose: Cento misure di grano. Gli disse: Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta.
Il padrone lodò quell'amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce.


Ebbene, io vi dico: Procuratevi amici con la disonesta ricchezza, perché, quand'essa verrà a mancare, vi accolgano nelle dimore eterne.

Chi è fedele nel poco, è fedele anche nel molto; e chi è disonesto nel poco, è disonesto anche nel molto. Se dunque non siete stati fedeli nella disonesta ricchezza, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?
Nessun servo può servire a due padroni: o odierà l'uno e amerà l'altro oppure si affezionerà all'uno e disprezzerà l'altro. Non potete servire a Dio e a mammona".

Chi vuole interpretare con me questo passo del Vangelo ?

Inanzitutto mi trovo d'accordo con chi non interpreta questa parabola come un rifiuto della ricchezza, poiche' la ricchezza puo' provenire da Dio, ma dall'uso che se ne fa, ovvero dal condizionamento che comporta - infatti Gesu' dice che non si puo' servire due padroni, o Dio o la ricchezza - intesa come attaccamento alla ricchezza.
Allora perche' il ricco loda l'amministratore disonesto dopo che e' stato scoperto ? E perche' dobbiamo fare come lui che saggiamente (tradotto come 'scaltro', ma la stessa parola greca e' tradotta 'saggio' in altri passi dello stesso Vangelo), per non perdere il lavoro di amministrazione (non si sa se ancora presso lo stesso padrone o presso uno dei debitori aiutati a pagare il loro debito) adotta lo stratagemma di scontare i debiti dei debitori del suo padrone ? Addirittura Gesu' ci esorta a farci amici persone con della ricchezza ingiusta!

Troppo facile e per nulla convincente la spiegazione canonica del catechismo : dobbiamo farci amici i poveri. Si, giustissimo, ma dove sono i poveri in questa parabola ? Altra catechesi dice che dobbiamo usare il denaro ingiusto per fare del bene. Si, giustissimo, ma perche' solo col denaro ingiusto ? Si dovrebbe comunque fare del bene col denaro, sia giusto che ingiusto.

La chiave di interpretazione, secondo me, e' nella comprensione che questa parabola, unica forse nel Vangelo, non e' edificante nell'azione del personaggio (l'amministratore), quindi non c'e' morale in quello che ha fatto, ma nella fedelta' che ha dimostrato verso il proprio vero padrone, che non e' il ricco datore di lavoro, ma e' la fedelta' verso mammona (mamona' , ovvero la ricchezza). Prova ne e' che persino il ricco, che e' derubato due volte, una per una cattiva amministrazione e due perche' recupera solo parte del debito che gli spetterebbe dai debitori, non puo' che ammirare chi e' cosi' tanto attaccato alla ricchezza (se lo dice e' perche' anche lui ne e' schiavo).
Infatti, ci spiega Gesu' affinche' non prendessimo la parabola come edificante nell'azione, l'amministratore come il suo ricco padrone sono figli di questo mondo, e nella fedelta' al loro padrone - la ricchezza - hanno dimostrato piu' saggezza di molti figli della luce.
Allora noi, figli della luce, non dobbiamo essere da meno nella fedelta' a Dio, anziche' alla fedelta' (che e' schiavitu') alla ricchezza che e' di questo mondo!


Fonti e commenti :
- Vangelo di Luca
- Qumran2 - Parole nuove
- Yahoo Answers! - Chi mi spiega la lettura del vangelo di oggi?
- Blog di Mauro Magini - Non si può servire Dio e Mammona

lunedì 9 maggio 2011

Amore e' pazienza

La pazienza e' una delle piu' nobili virtu' dell'animo umano, Aïvanhov spiega che Dio stesso e' la Pazienza e praticarla e' un mezzo per avvicinarci a Lui:

"La pazienza è la più grande manifestazione dell’amore.
In bulgaro, “pazienza” si dice tarpénié e la parola dalgotarpénié designa la pazienza di Dio.
Dio è chiamato dalgotarpelniv, che si può tradurre con “longanime” (deleg significa “lungo”).
“Longanimità” non è una parola che sentirete pronunciare spesso, ma è la più appropriata per designare l’infinita pazienza di Dio.

Soffermiamoci un istante su questa meravigliosa pazienza. Da milioni e milioni di anni, Dio attende che le pietre diventino uomini, e niente può turbare la Sua pace.
Egli sopporta tutto, non reagisce nemmeno quando vede tante creature malvagie commettere crimini e saccheggiare il mondo da Lui creato.
Questa pazienza è sicuramente la cosa più sconcertante e incomprensibile che ci sia.
Per comprenderla, rimane una sola via: sforzarsi di avvicinarsi ad essa con tutti i mezzi, perché nessuna definizione, fosse anche la più sapiente, può portarci a comprenderla. La longanimità di Dio è l’espressione del Suo amore."

Omraam Mikhaël Aïvanhov


The photo above is taken by "leisergu", on Flickr, Creative Commons licence.

venerdì 6 maggio 2011

Verso se stessi : Ghimel e Lech Lecha

Ghimel e' la terza lettera dell'alfabeto ebraico, dopo alef e beit, l'alfabeto con cui e' stata scritta la Bibbia, e di conseguenza, insegnano i cabalisti, ogni lettera dell'alfabeto assume significati spirituali.
Particolare e' l'accostamento di Ghimel, che e' il numero 3, con il terzo capitolo (piu' correttamente: parashah) del Bereshit ovvero il libro della Genesi (primo dei cinque libri della Tora') che e' intitolato "Lech lecha".

L'esortazione "Lech lecha", che letteralmente significa "vai, vai!" o "vai, vattene" e' il comando che Dio diede ad Abramo quando gli ordino' di lasciare la casa paterna ad Ur in Mesopotamia:

"e il Signore disse ad Abramo: vai, vattene dalla tua terra, dalla tua patria, dalla casa di tuo padre"

Il significato e' da intendere non solo in senso letterale (anche se ad un figlio prima o poi capita di doverlo fare) quanto nella realizzazione di cio' che si dovra' diventare. Ecco allora che il significato diventa "vai verso te stesso".

Infine, curiosa interpretazione in chiave moderna, nell'articolo del Fatto Quotidiano, "Lech Lecha!" di Lorella Zanardo.

The picture above has Creative Commons licence. Souce: Wikipedia, click here for details.