mercoledì 20 luglio 2011

Cherubini


Scacciò l'uomo e pose ad oriente del giardino di Eden i cherubini
e la fiamma della spada folgorante,
per custodire la via all'albero della vita.

(Genesi, 3-24)

E' il primo riferimento della Bibbia ai Cherubini, posti nel secondo dei nove Cori Angelici, preceduti solamente dai Serafini.
La loro funzione di guardiani e' descritta nella Genesi, due cherubini posti a guardia del giardino dell'Eden e dell'Albero della Vita, armati di spada fiammeggiante, uno col volto maschile ed uno col volto femminile a rappresentare le due polarita' dell'esistenza. Le loro spade incrociate in alto definiscono un arco che rappresenta la porta d'entrata, e loro diventano i pilastri : da guardiani a sostegno della porta che riconduce, per coloro che sono degni, al giardino dell'Eden.



Fonte immagini : Wikipedia (public domain licence)
- http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/c/cb/Cherub_Migne_Vol_210_col_267.png
- http://en.wikipedia.org/wiki/File:Tetramorph_meteora.jpg

martedì 19 luglio 2011

Mamona' tes adikias

"Mamona' tes adikias" si legge nell'originale greco del Vangelo di S.Luca, ovvero la "ricchezza frutto di ingiustizia" (ovvero essersi procurato la ricchezza con l'ingiustizia), tradotto di solito con la "disonesta ricchezza". Questo e' il passo del vangelo dove compare (Lc, 16,1-13) :

Diceva anche ai discepoli: "C'era un uomo ricco che aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: Che è questo che sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non puoi più essere amministratore. L'amministratore disse tra sé: Che farò ora che il mio padrone mi toglie l'amministrazione? Zappare, non ho forza, mendicare, mi vergogno. So io che cosa fare perché, quando sarò stato allontanato dall'amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua. Chiamò uno per uno i debitori del padrone e disse al primo: Tu quanto devi al mio padrone? Quello rispose: Cento barili d'olio. Gli disse: Prendi la tua ricevuta, siediti e scrivi subito cinquanta. Poi disse a un altro: Tu quanto devi? Rispose: Cento misure di grano. Gli disse: Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta.
Il padrone lodò quell'amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce.

Ebbene, io vi dico: Procuratevi amici con la disonesta ricchezza, perché, quand'essa verrà a mancare, vi accolgano nelle dimore eterne.
Chi è fedele nel poco, è fedele anche nel molto; e chi è disonesto nel poco, è disonesto anche nel molto. Se dunque non siete stati fedeli nella disonesta ricchezza, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?
Nessun servo può servire a due padroni: o odierà l'uno e amerà l'altro oppure si affezionerà all'uno e disprezzerà l'altro. Non potete servire a Dio e a mammona".

Chi vuole interpretare con me questo passo del Vangelo ?

Inanzitutto mi trovo d'accordo con chi non interpreta questa parabola come un rifiuto della ricchezza, poiche' la ricchezza puo' provenire da Dio, ma dall'uso che se ne fa, ovvero dal condizionamento che comporta - infatti Gesu' dice che non si puo' servire due padroni, o Dio o la ricchezza - intesa come attaccamento alla ricchezza.
Allora perche' il ricco loda l'amministratore disonesto dopo che e' stato scoperto ? E perche' dobbiamo fare come lui che saggiamente (tradotto come 'scaltro', ma la stessa parola greca e' tradotta 'saggio' in altri passi dello stesso Vangelo), per non perdere il lavoro di amministrazione (non si sa se ancora presso lo stesso padrone o presso uno dei debitori aiutati a pagare il loro debito) adotta lo stratagemma di scontare i debiti dei debitori del suo padrone ? Addirittura Gesu' ci esorta a farci amici persone con della ricchezza ingiusta!

Troppo facile e per nulla convincente la spiegazione canonica del catechismo : dobbiamo farci amici i poveri. Si, giustissimo, ma dove sono i poveri in questa parabola ? Altra catechesi dice che dobbiamo usare il denaro ingiusto per fare del bene. Si, giustissimo, ma perche' solo col denaro ingiusto ? Si dovrebbe comunque fare del bene col denaro, sia giusto che ingiusto.

La chiave di interpretazione, secondo me, e' nella comprensione che questa parabola, unica forse nel Vangelo, non e' edificante nell'azione del personaggio (l'amministratore), quindi non c'e' morale in quello che ha fatto, ma nella fedelta' che ha dimostrato verso il proprio vero padrone, che non e' il ricco datore di lavoro, ma e' la fedelta' verso mammona (mamona' , ovvero la ricchezza). Prova ne e' che persino il ricco, che e' derubato due volte, una per una cattiva amministrazione e due perche' recupera solo parte del debito che gli spetterebbe dai debitori, non puo' che ammirare chi e' cosi' tanto attaccato alla ricchezza (se lo dice e' perche' anche lui ne e' schiavo).
Infatti, ci spiega Gesu' affinche' non prendessimo la parabola come edificante nell'azione, l'amministratore come il suo ricco padrone sono figli di questo mondo, e nella fedelta' al loro padrone - la ricchezza - hanno dimostrato piu' saggezza di molti figli della luce.
Allora noi, figli della luce, non dobbiamo essere da meno nella fedelta' a Dio, anziche' alla fedelta' (che e' schiavitu') alla ricchezza che e' di questo mondo!


Fonti e commenti :
- Vangelo di Luca
- Qumran2 - Parole nuove
- Yahoo Answers! - Chi mi spiega la lettura del vangelo di oggi?
- Blog di Mauro Magini - Non si può servire Dio e Mammona

lunedì 9 maggio 2011

Amore e' pazienza

La pazienza e' una delle piu' nobili virtu' dell'animo umano, Aïvanhov spiega che Dio stesso e' la Pazienza e praticarla e' un mezzo per avvicinarci a Lui:

"La pazienza è la più grande manifestazione dell’amore.
In bulgaro, “pazienza” si dice tarpénié e la parola dalgotarpénié designa la pazienza di Dio.
Dio è chiamato dalgotarpelniv, che si può tradurre con “longanime” (deleg significa “lungo”).
“Longanimità” non è una parola che sentirete pronunciare spesso, ma è la più appropriata per designare l’infinita pazienza di Dio.

Soffermiamoci un istante su questa meravigliosa pazienza. Da milioni e milioni di anni, Dio attende che le pietre diventino uomini, e niente può turbare la Sua pace.
Egli sopporta tutto, non reagisce nemmeno quando vede tante creature malvagie commettere crimini e saccheggiare il mondo da Lui creato.
Questa pazienza è sicuramente la cosa più sconcertante e incomprensibile che ci sia.
Per comprenderla, rimane una sola via: sforzarsi di avvicinarsi ad essa con tutti i mezzi, perché nessuna definizione, fosse anche la più sapiente, può portarci a comprenderla. La longanimità di Dio è l’espressione del Suo amore."

Omraam Mikhaël Aïvanhov


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venerdì 6 maggio 2011

Verso se stessi : Ghimel e Lech Lecha

Ghimel e' la terza lettera dell'alfabeto ebraico, dopo alef e beit, l'alfabeto con cui e' stata scritta la Bibbia, e di conseguenza, insegnano i cabalisti, ogni lettera dell'alfabeto assume significati spirituali.
Particolare e' l'accostamento di Ghimel, che e' il numero 3, con il terzo capitolo (piu' correttamente: parashah) del Bereshit ovvero il libro della Genesi (primo dei cinque libri della Tora') che e' intitolato "Lech lecha".

L'esortazione "Lech lecha", che letteralmente significa "vai, vai!" o "vai, vattene" e' il comando che Dio diede ad Abramo quando gli ordino' di lasciare la casa paterna ad Ur in Mesopotamia:

"e il Signore disse ad Abramo: vai, vattene dalla tua terra, dalla tua patria, dalla casa di tuo padre"
Il significato e' da intendere non solo in senso letterale (anche se ad un figlio prima o poi capita di doverlo fare) quanto nella realizzazione di cio' che si dovra' diventare. Ecco allora che il significato diventa "vai verso te stesso".

Infine, curiosa interpretazione in chiave moderna, nell'articolo del Fatto Quotidiano, "Lech Lecha!" di Lorella Zanardo.


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giovedì 28 aprile 2011

Diffidare dal nero Crowley

Spesso mi sono chiesto se sia giusto scrivere qualcosa per avvertire, mettere in guardia da errate convinzioni, piuttosto che mostrare solo quello che e' positivo, utile, che ispiri.
Lo studio della Cabala mi conforta in questo, mostrandomi che siamo qui per questo, a rettificare (nel senso proprio cabalistico), conscio che quello che scrivo e' pur sempre un'opinione personale.

Questo allora mi sento di affermare: un po' troppe volte mi e' capitato sentire giudizi indulgenti su un personaggio da dimenticare, di nome A.Crowley. Nulla secondo me si puo' indulgere.
A questo proposito vi cito un estratto dal blog "Il rasoio di Occam" :

"Il giovane Crowley si appassiona presto all'alpinismo, ma il suo stile di scalata è ritenuto dai più esperti piuttosto bizzarro. L'attrazione verso le vette, richiama ovviamente le conquiste spirituali: non possiamo ignorare che il simbolo della Montagna Cosmica è l'archetipo di qualsiasi cima o sommità. La Montagna Cosmica non è altro che un Axis Mundi, che collega la Terra al Cielo. Conquistare la vetta significa essere vicini al Centro del Mondo, ossia dimorare presso gli dei. La scalata quindi raffigura l'ascensione spirituale, e ci si potrebbe domandare come sia possibile che un occultista marcatamente satanista come Crowley abbia avuto queste predilezione per le vette. Ma il punto è che non esiste una regola dottrinale assoluta per cui il satanista deve rifuggire le cime delle montagne e prediligere, ad esempio, le profondità e gli abissi della Terra. Infatti, gli stessi abissi possono simboleggiare l'unio mystica, a riprova del fatto che l'inconscio lavora in maniera abbastanza misteriosa, e che la predilezione primordiale per un simbolo anziché che per un altro non significa alcunché."

Questo il senso mi pare di riconoscere: da principio non troverete molta differenza nei cammini spirituali che mirano all'avvicinamento a Dio, vi sembrera' anche che molti personaggi appaiano come santi ed illuminati. Cio' e' vero. Ma proprio sulla vetta piu' alta si puo' vedere chiaramente qual'e' il colore della nostra anima. Ecco l'ultima piu' grande prova. Se ci sentira' come Dio, nel senso di avere la sua stessa potenza ma al nostro servizio (anche senza ego nell'anima, che e' una cosa umana) ci troveremo improvvisamente lontani da Dio, e avverra' la caduta come e' successa a lucifero. Ma se invece sulla vetta ci si sentira' in Dio, in perfetta comunione, annullati nella sua luce, fusi gioiosamente in lui, tornati al nostro Padre e Creatore - Dio lo voglia - allora la nostra ascesa alla vetta non sara' vana.

Diffidate da colui che fu A.Crowley e da ogni riabilitazione!

Ecco alcuni articoli:
- Anticorpi.info, Aleister Crowley
- Il Rasoio di Occam, Aleyster Crowley: "Storia di un mago"
- L'Occidentale, Aleister Crowley, il cuore nero della Gran Bretagna al servizio di Churchill
- Una curiosita: Staiway to Heaven dei Led Zeppeling con messaggio subliminale


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mercoledì 27 aprile 2011

Simon Mago

"Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro son lupi rapaci. Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi? Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. Ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco. Dai loro frutti dunque li potrete riconoscere.

Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome e cacciato demòni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome? Io però dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità."
(Matteo, 7, 15-23)

"Or vi era un tale, di nome Simone, che già da tempo esercitava nella città le arti magiche, e faceva stupire la gente di Samaria, spacciandosi per un qualcosa di grande. Tutti, dal più piccolo al più grande, gli davano ascolto, dicendo: Questi è la 'potenza di Dio', quella che è chiamata 'la Grande' ".
(Atti degli Apostoli, 8, 9-10)

Simon Mago, o Simone di Samaria, vissuto nel primo secolo d.C., nell'epoca di Gesu', e' stato definito il primo degli eretici o il primo degli gnostici.

Entrambe le definizioni mi sembrano scorrette, in quanto, piu' che eretico lo definirei avversario della Chiesa (quindi mai entrato a farne parte) - e definirlo gnostico e' offendere coloro i quali intraprendono la via di una ricerca personale ed interiore, usando la conoscenza che ci e' stata fornita come qualita' dell'intelletto da Dio (lo stesso papa Giovanni Paolo II ha esortato all'esperienza intima e personale con Dio).

Battezzato da Filippo il diacono in Samaria, inizio' a predicare a modo suo. Fu impressionato dallo Spirito Santo che era disceso sui primi discepoli del Cristo e che permetteva loro di compiere prodigi in nome di Dio, cosi' che cerco' vanamente di corrompere Pietro, chiedendogli di poter acquistare (da cui il termine di simonia, o vendita di cose sacre) un simile dono Divino.

Gli Atti di Pietro, testo apocrifo, raccontano che termino' le sue esibizioni a Roma all'epoca degli imperatori Claudio e Nerone, e lo stesso Nerone ne fu impressionato tanto da invitarlo a corte.
A quell'epoca risale il famoso duello pubblico, nella piazza del Foro Romano, alla presenza di Nerone, tra Pietro e Simon Mago.
Quest'ultimo diede sfoggio dei propri poteri levitando, allora Pietro prego' Dio che lo facesse scendere. Vinse Pietro, e Simone muori', o per la caduta o per la folla a lui avversa che lo lapido' come truffatore. Un'altra versione afferma che, per dimostrare la sua deita', si fece sepellire vivo dichiarando che dopo tre giorni sarebbe risorto, come il Cristo. Ovviamente falli'.

Ecco quindi una chiave di lettura su chi fosse in realta' tale personaggio: se ci ricordiamo il monito del Cristo, sui falsi profeti e sulla fruttificazione dei loro insegnamenti, occorre considerare cio' che abbiamo avuto in eredita' oggi: i frutti della predicazione di Pietro e Paolo e l'oblio dei rovi di Simon Mago.

"E così la parola giunse al Cesare Nerone il quale ordinò di condurre da lui Simone Mago. Entrato si pose davanti a lui e, essendogli complice il diavolo, cominciò a cambiare forma tanto che divenne improvvisamente un bambino, poi, dopo un poco un vecchio, e quindi un giovane. A tal vista Nerone ritenne che fosse davvero figlio di Dio"
(Atti dei beati apostoli Pietro e Paolo, 34-35).


Fonti attendibili:
Un ottimo riferimento, breve da leggere:
- Eresie.it, Simon Mago
Storia di Simon Mago, un racconto verosimile, nel contesto dell'autore che distingue tra bassa magia e magia divina, quella dei Re Magi che si inchinano al Salvatore:
- Eliphas Levi- Cristo, la magia e il diavolo - Prefazione e note di Giuliano Kremmerz

Fonti alternative, poco condivisibili:
- duepassinelmistero.com, Simone Mago, Marisa Uberti
- Vita di Simone Mago, Massimo Cogliandro


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giovedì 21 aprile 2011

La consacrazione nella verita'

Poi tornò dai discepoli e li trovò che dormivano. E disse a Pietro: 'Così non siete stati capaci di vegliare un'ora sola con me? Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole'" .
(Matteo, 26-40)

"Io ho dato a loro la tua parola e il mondo li ha odiati perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo.
Non chiedo che tu li tolga dal mondo, ma che li custodisca dal maligno. Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Consacrali nella verità. La tua parola è verità. Come tu mi hai mandato nel mondo, anch'io li ho mandati nel mondo; per loro io consacro me stesso, perché siano anch'essi consacrati nella verità. "
(Giovanni, 17-14)

Sono due passi dei Vangeli, di esortazione (Matteo) e di preghiera a Dio (Giovanni) ai suoi discepoli, la notte che precedette l’arresto nell’orto dei Getzemani.

Questi passi mi fanno riflettere in questi giorni della Settimana Santa, che sono i giorni piu’santi di tutto l’anno per il cristianesimo. Se il Natale e’ ormai inquinato dal consumismo, dall’ansia della corsa ai regali ai pranzi pantagruelici, la Pasqua e’ riuscita a conservare ancora l'aura di santita’.

Eppure quest’anno mi e’ capitato di osservare proprio in questa settimana la coincidenza di alcuni eventi che mistificano o ribaltano alcuni fatti storici assodati.

Osservate, il primo maggio ci sara’ la beatificazione di Papa Wojtyla eppure in questi giorni certa stampa pubblica articoli (la rivista Micromega in copertina recita “Karol Wojtyla, il grande oscurantista”) per denigrare l’opera di un Papa che con la sua vita ha testimoniato verita' in un’epoca di grandi trasformazioni sociali, baluardo contro ateismo e sfrenato consumismo. Mi trovo quindi d’accordo col papa attuale che oggi afferma “Wojtyla riscatta la vergogna per i peccati della Chiesa” (fonte).

Osservate, proprio in questi giorni viene celebrata da qualcuno la nascita di colui che riempi’ di nero l’Europa per decenni portandola alla catastrofe della seconda guerra mondiale (fonte).

Osservate, sempre in questi giorni, la piu’celebre e neo-pagana rockstar del momento fa uscire un album dove si simpatizza per colui che tradi’ il Cristo, dichiarando pubblicamente persino il desiderio di abbracciarlo (fonte).

Questi sono alcuni degli esempi che vedo questa settimana, nel quotidiano come nel pubblico. Non e' un caso che dove c'e' maggiore richiamo di bene, per reazione viene attratta una maggiore quantita' di segno opposto.
Per questo sento che e’ ancora piu’ viva l’esortazione del Cristo a Dio per invocare la Verita’ :

Consacrali nella verità. La tua parola è verità. Come tu mi hai mandato nel mondo, anch'io li ho mandati nel mondo; per loro io consacro me stesso, perché siano anch'essi consacrati nella verità.


martedì 19 aprile 2011

Dio desidero' una canzone

Insegna la Cabala che una delle permutazioni della parola BERESHIT (la prima parola della Tora') che significa "in principio" (tutti ricordano l'incipit della Bibbia, "In principio Dio creo' il cielo e la terra"), e' TAEV SHIR, ovvero "desidero' (Dio) una canzone".

La saggezza della Cabala frequentemente utilizza la tecnica della Tzeruf, ovvero la permutazione delle parole del testo bibblico alla ricerca dei significati nascosti del messaggio Divino. La prima parola con cui inizia la Bibbia e' quindi una delle piu' studiate.

Bellissima interpretazione della Sua volonta' : il mondo e' stato creato perche' Dio desiderava una canzone e tale canzone "e' il suono che il cosmo intero gli indirizza, dalle lodi degli Angeli del servizio all'armonia delle sfere, al canto degli uccelli, al profumo dei fiori" (*).. ed aggiungo io, dal canto delle balene!

Si proprio il canto delle balene, questi magnifici ed intelligenti mammiferi che uno studio recente ha dimostrato come non solo posseggono un repertorio canoro individuale, ma un canto che piace, puo' diffondersi nella popolazione (come una hit della musica moderna) ed essere cantata persino dall' altra parte del globo acquatico, dall'Australia alla Polinesia francese!

L'insegnamento che l'uomo puo' trarne e' che, osservando il mondo con occhi attenti, tutta la Natura e' spontaneamente propensa al canto del suo Creatore.


Fonte : DailyMail, Swimmer-songwriters: Whales have their own tunes that spread around the world 'like hit singles'


(*) Cit. da Nadav Crivelli, "Introduzione alla Cabala", ed. Psiche 2

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venerdì 15 aprile 2011

Kapalabhati, respiro della luce del cranio

Il respiro della luce del cranio (kapalabhati) è una tecnica di purificazione delle via nasali.
Mettetevi seduti in una posizione comoda a busto eretto oppure in padmasana (la posizione del loto, mezzo loto oppure a gambe incrociate) con le mani sulle ginocchia con il mudra che unisce pollice con indice.
L'inspirazione è passiva, l'espirazione attiva: consiste nell'espirare con forza e con ritmo veloce, buttando fuori l'aria dalle narici con energia e usando gli addominali. L'inspirazione e' breve quanto l'espirazione ed e' automatica e non controllata, in quanto buttando fuori dell'aria dai polmoni subito dopo l'aria tende automaticamente a rientrare.
Benefici: purifica le vie respiratorie, aiuta in caso di raffreddore e di mal di testa, prosciuga i seni nasali.

martedì 12 aprile 2011

La meditazione secondo la Cabala

Nel silenzio interiore
si giunge alla meditazione.
La preghiera e' come un razzo
che ci spinge alle vette piu' elevate,
ma poi, una volta arrivati,
dobbiamo spegnere i motori, e restare
nel silenzio.

Ecco uno splendido brano tratto da "Introduzione alla Cabala" (pag 291, 294) di Nadav Crivelli:

"La meditazione è un’attività della consapevolezza volta a ricercare il centro stesso dell’essere umano, il punto più profondo e interiore.

Questo punto, pur essendo di per sè in una condizione di pace e silenzio, di tranquillità e completezza, è oltre l’origine di ogni moto dell’animo, è la sorgente di ogni parola ed azione. E’ qui che le parti componenti i vari livelli dell’anima si uniscono, e che la luce della consapevolezza può salire e scendere lungo la scala dell’esistenza. E’ qui che l’anima umana conserva il seme del segreto della sua immagine e somiglianza con Dio, dove essa è letteralmente “incollata” all’anima divina, tramite un invisibile cordone ombelicale.

Il centro in questione è il motore immobile dell’anima, l’Ente che genera il movimento pur rimanendo al di là di esso, l’asse intorno a cui girano tutti I pensieri e le emozioni umane. E’ un luogo di silenzio e di tranquillità , dove parole e concetti cessano di avere l’importanza tirannica che hanno nel quotidiano.

(...)

Un ottimo esempio bibblico di quanto detto finora si trova nella storia del profeta Elia (1 Re 19,13), che dopo essersi inoltrato per quaranta giorni nel deserto, ebbe un’importantissima rivelazione di Dio.
Da principio Elia vide un vento fortissimo, tale da sgretolare le montagne e spezzare le pietre, ma ‘
Dio non era nel vento’. In seguito Elia udì un rumore tremendo, ma Dio non era in esso, e a ciò seguì un fuoco che bruciava, ma anche in quest’altro portento Dio non si era manifestato.
Infine Elia percepì una: '
voce silenziosa e sottile' e in essa c’era il messaggio che Dio voleva far giungere al profeta."

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mercoledì 30 marzo 2011

La profezia Maya come ebbe inizio

Quando si venne a conoscenza della cosidetta profezia Maya?

Sembrerebbe che tutto inizio' negli anni '70.
Per primo ne parlo' un ricercatore statunitense, José Argüelles, a cominciare dal suo libro "The Mayan Factor" (disponibile anche in italiano, "Il fattore Maya", edito da Wip Edizioni) venuto a mancare proprio in questi giorni. E come per ironia della sorte, non gli sara' concesso vedere cosa accadra' esattamente il 21 dicembre del 2012.

Da un punto di vista logico l'argomentazione della tesi e' debole in quanto l'unico dato di fatto che disponiamo e' che in quella data finisce il computo del tempo del calendario Maya. Semplicemente questo, nessuna profezia o previsione di cosa succedera' viene spiegato da questo antico popolo. Bene ne parla Massimo Introvigne sul sito del Cesnur (leggi articolo).

Diversa e piu' importante e' invece e' la prospettiva religiosa e spirituale. Se in questa data precisa forse nulla accadra', e' sicuramente vero che l'aspettativa di un mondo in cui la presenza di Dio sara' totale (e noi vivremo in questo stato di grazia) e' innato in tutte le religioni.
Cosi' e' per il Cristianesimo, ma lo e' anche per l'attesa Messianica dell'Ebraismo, come ne sono consapevoli gli induisti riconoscendo questo periodo (Kali Yuga) come l'ultimo, e piu' negativo, dei quattro grandi cicli della storia.

Dubito che sapremo la data precisa, perche' come dice il Vangelo, nella parabola delle dieci vergini che attendevano lo sposo (cioe' il Cristo), cinque saggie (con lampada e olio) e cinque stolte (con la lampada ma senza l'olio, che rimasero chiuse fuori dalla porta):

"Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l'ora" (Mt, 25,13)

Articoli:
- Mysterium, E' MORTO JOSE' ARGUELLES, IL 'PROFETA' DELLA APOCALISSE MAYA DEL 2012.
- Massimo Introvigne, "Il mondo finirà nel 2012? FAQ sulle presunte profezie Maya", Cesnur.org


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mercoledì 23 marzo 2011

Origini dell'alchimia

Per capire un argomento, trovo sia fondamentale capire l'origine del nome. Il nome e' il destino, dicono i numerologi, ed e' vero che nominando lo si crea ovvero lo si porta all'esistenza, e vale sia per il battesimo umano quanto di tutte le cose.
Per quanto riguarda l'origine del termine alchimia, cito una nota di Roberto Renzetti in "Cos'e' l'alchimia", dal sito Fisica/Mente (materiale con licenza c.c.)

"Il nome alchimia, usato probabilmente per la prima volta da tal Giulio Firmico contemporaneo di Costantino per indicare una particolare scienza appresa dagli arabi, è derivato propriamente dall'arabo al khem con al articolo e khem sostantivo. E khem è l'antico nome dell'Egitto che derivava dal colore delle sue terre fertili sulle rive del Nilo, terre nere oppure dal fatto che l'Egitto fosse la terra del cammello.
Altre derivazioni possono essere dall'ebraico qamû e dal greco kaiô che hanno il significato di ardere, bruciare. Altre ancora fanno discendere alchimia dall'arabo al e chema che vuol dire il segreto o sempre da al e dal greco chemeia che vuol dire la fusione.
In definitiva alchimia è il nome dal quale si riteneva discendesse l'arte delle trasformazioni della materia. Ed è certamente vero che in Egitto si fosse esperti in alcune tecniche che in qualche modo sono legate ai primordi dell'alchimia, come la colorazione del vetro, la tintura dei tessuti, la fabbricazione di smalti, la lavorazione dei metalli tra cui assumerà un valore simbolico importante l'oro."

Concorda anche il dizionatio etimologico (www.etimo.it) alla voce alchimia.

Riassumendo, alchimia potrebbe derivare:

- al khem = articolo arabo al + khem, nome della terra d'Egitto = la terra d'Egitto
- al chema = articolo arabo al+ nome arabo chema = il segreto
- al chemeia = articolo arabo al+nome greco chemeia (lo stesso di chimica) = la fusione

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martedì 22 marzo 2011

Rosa-Croce ed Egregori



"Oggi, oggi, oggi,
Sono le nozze del re.
Se tu sei nato per questo,
Eletto da Dio per la gioia,
Puoi andare sulla montagna,
Dove sono tre templi,
Ad assistere agli avvenimenti.
Stai attento,
Guarda te stesso,
Se tu non ti purifichi con cura,
Le nozze possono farti male.
Colui che è contaminato è in pericolo,
Colui che pesa troppo poco, che si guardi!"

(tratto da Le Nozze Chimiche di Christian Rosenkreuz)

Interessanti a mio parere le notizie storiche riguardanti il sorgere della confraternita esoterica dei Rosa Croce.
I Rosa Croce escono dall’anonimato (o dalla non esistenza terrena) in soli tre anni, dal 1614 al 1616 con la pubblicazione di tre libri, Fama fraternitatis Rosae Crucis, Confessio Fraternitatis e Le nozze chimiche di Christian Rosenkreutz.
Di quest’ultimo libro (e si ipotizza anche i precedenti) conosciamo l’autore, il pastore protestante e teologo Johannes Valentino Andreae (1586-1654).
Il tema centrale sono le rivelazioni esoteriche da parte di un personaggio tedesco, Christian Rosenkreutz (ovvero Cristiano Rosa Croce), iniziato alle dottrine segrete in un viaggio in Oriente, pellegrino in Terra Santa, e fondatore nel 1407 dell’ordine, all’inizio composto da 8 membri, ma poi si pensa disciolto alla sua morte.
A sostegno della veridicita’ delle tesi rosacruciane, la leggenda narra che il suo corpo, sepolto nella Foresta Nera, fosse rimasto integro fino al tempo della riscoperta della dottrina segreta da parte del pastore luterano.
Dal 1614 in poi molte importanti personalita’ si mettono alla ricerca degli adepti. Di certo, lo stesso Cartesio, René Descartes, teorico del moderno metodo scientifico mostra interesse per l’argomento.
Che la confraternita fosse esistita davvero, oppure solo in passato, oppure mai esistita non aveva piu’ importanza, : nominata si era creata. Ed ora stava aggregando uomini convinti di averla trovata. E le forme pensiero collettive davano forza all’entita’ (egregorio) dei Rosa Croce (come avviene di norma in tutte le religioni, confraternite, gruppi politici, nazioni ed altro).
E il processo era irreversibile : neppure il fatto che gli stessi presunti autori della trilogia confessarono di aver creato un ludibrium, ovvero uno scherzo (la storia ne e’ piena, basti come esempio la prima foto del mostro di Loch Ness, disconosciuta dagli stessi autori come uno scherzo). Ed anche accogliendo la tesi di autorevoli storici, quella che il pastore Andreae volesse celare nell’esoterimo un messaggio politico a favore del luteranesimo contro la Chiesa cattolica, all’epoca impegnata teologicamente nella Controriforma, non giustifica uno sviluppo cosi’ sorprendente.
Infine l’importanza crebbe nel XVIII secolo proponendosi come discendenza o affinita’ con la massoneria; non a caso il “Cavaliere Rosa-Croce" è la denominazione di uno dei gradi della massoneria del "Rito Scozzese Antico e Accettato".

Fonti :

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domenica 20 marzo 2011

Laus Trinitati


Laus Trinitati

que sonus et vita
ac creatix omnium
in vita ipsorum est,
et que laus angelice turbe
et mirus splendor aranorum,
que hominibus ignota sunt, est,
et que in omnibus vita est.

In lode della Trinità

Lode alla Trinità
che suono e vita
e creatrice di ogni cosa
nella vita di tutte le cose dimora,
essa che è lode della schiera angelica,
mirabile splendore degli arcani
all'uomo ignoti,
essa che in ogni cosa è vita.

Matrix : modello o suggestione?

Credo che tutti abbiano visto il film Matrix (1999) dei fratelli Wachowski e ne conoscano la trama.
Il tema centrale del film è il risveglio. Secondo la visione cinematografica, il mondo è composto da esseri addormentati, ovvero che sognano la realtà in cui vivono, mentre la vera realtà è un corpo tenuto in vita in un bozzolo, in un alveare di uomini addormentati, cibo per le macchine.
E chi si sveglia ed esce dal bozzolo vede un mondo tetro ed orribile, la vera realtà.

Chi è famigliare di libri che trattano argomenti di risveglio spirituale, può imbattersi in questo modello, preso a prestito in toto come la situazione attuale dell’umanità: eterni addormentati, ogni tanto qualcuno si sveglia ed insegna ad altri a farlo. La meta è il contatto con la propria anima, ed essendo l’anima manifestazione dello Spirito Divino, si ottiene l’identificazione con Dio.

Lo scopo del risveglio a mio parere è proprio quello. Chi pratica yoga come me sa che è proprio quello il grande valore della filosofia indiana ed orientale, quello della visione olistica della vita, della comunione di tutte le anime e del creato in un'unica grande rete (o matrice come si vuole chiamare), di Dio che si manifesta attraverso la materia, ed entra nella dualità ed oltre per auto conoscersi.

Per prima cosa mi viene da osservare che il primo mondo (quello del sonno) e il secondo mondo (quello del risveglio) sono indistinguibili : violenza esiste nel mondo in cui viviamo, violenza (ancor di più) nel mondo controllato dalle macchine dove l’uomo non è uomo ma cibo! Nessuna differenza, molto meglio restare addormentati e non prendere la celebre pillola che Neo (il protagonista) assume per svegliarsi, proprio perché non cambia nulla, nessun vantaggio, si muore lo stesso, il tempo è decisamente migliore nel primo mondo, e poi non è che nel secondo mondo ci si sente più vicini a Dio!

Appunto, la seconda osservazione è proprio questa : volendo fare un paragone col mondo in cui viviamo creato dal soffio vitale di Brama, che è Maya ovvero illusione, il risveglio deve portarmi nel mondo della beatitudine dello spirito, sicuramente in un livello più elevato che un altro mondo analogo al primo, per di più raggiunto senza una pura convinzione religiosa, un sentiero mistico, una grazia divina, ma semplicemente mediante una pillola o essere scelti da altri come noi.

Terzo, stando così il mondo del risveglio, come appare nel film, è un mondo dominato dal male. Mi viene in mente l’eresia Catara dove si crede che il mondo sia una creazione diabolica, e quindi i Catari vedono nella morte l’unica via di fuga.

Quarto, lo stesso Gesù il Cristo ci ha detto di “vegliare, perché non sappiamo quando verrà la nostra ora” (Mt, 25-13), appunto vegliare, non ri-svegliatevi, dobbiamo essere vigili perché Dio ha già dato in noi la possibilità di restare svegli, il rischio allora è quello di addormentarsi (come capita anche agli stessi apostoli nell’orto dei Getsemani) , non di non svegliarsi.

Come conclusione, a me sembra che il film Matrix metta in scena un paradigma del mondo molto negativa, non certo come la visione Catara, però molto pessimistica. Nel migliore dei casi, ovvero che i pochi risvegliati risveglino tutti e distruggano le macchine (in termini esoterici, le entità del male che assorbono l’energia umana, ovvero quella negativa di odio, rabbia, avarizia, lussuria ed altro) può portare ad un altro mondo uguale a quello che vivevano prima, ovvero indistinguibile.

Se provassimo ad usare come paragone, The Truman Show al posto di Matrix ? Io lo troverei molto più interessante!


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lunedì 14 febbraio 2011

Le due resurrezioni

Aver Fede e' trovare il piacere di leggere i vangeli per conto proprio, sentire le parole del Cristo che echeggiano forti ancora oggi nel nostro mondo, e scoprire come il nostro cuore interpreti il messaggio evangelico, che essendo universale (e non solamente culturalmente ebraico-antico e fatto proprio dalle gerarchie ecclesiastiche nel messaggio ad interpretazione unica) risuona in tante corde diverse, una per ogni anima sulla Terra.

Cosi', se la Chiesa legge il vangelo durante la messa e da la sua interpretazione, diamo anche noi risalto ai passi che piu' sentiamo vibrare dentro di noi, rendiamo viva e non morta la Parola a noi tramandata, scopriamo cosa non viene abbastanza sottolineato e comprendiamo cosa sia piu' importante per l'Uomo, che ci accomuna, che ci fa sentire fratelli a prescindere dalla religione (quella di "religio", ovvero legare).

E spesso sono proprio i commentatori antichi, quelli che la chiesa cattolica proclama Dottori della Chiesa, ad illuminare i passi del vangelo, con un linguaggio ancora scevro e pulito, non ancora contaminato dal dogmatismo dei concili, dal fanatismo medievale, dal cattivo esempio di alcuni Papi, dal modernismo e dall'intrasigenza della dottrina (e' cosi' e basta, altrimenti sei fuori) ed e' bello scoprirli, come San Agostino che ben differenzia la prima resurrezione dalla seconda resurrezione.
Leggiamo prima Giovanni:

"In verità, in verità vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita.

In verità, in verità vi dico: è venuto il momento, ed è questo, in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio, e quelli che l'avranno ascoltata, vivranno.
Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso al Figlio di avere la vita in se stesso; e gli ha dato il potere di giudicare, perché è Figlio dell'uomo.

Non vi meravigliate di questo, poiché verrà l'ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e ne usciranno: quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna.
Io non posso far nulla da me stesso; giudico secondo quello che ascolto e il mio giudizio è giusto, perché non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato." (Giovanni, 5-24)

Segue il commento di San Agostino nella Citta'di Dio, che riporto integralmente, perche' a mio parere spiega magistrarlmente le due resurrezioni del passo di Giovanni, la prima, quella delle anime, senza giudizio, che avviene ora, nel tempo, quando l'anima abbraccia la Fede, e la seconda resurrezione, finale e fuori dal tempo umano (e quindi e' inutile aspettarla nel tempo), quella "nella carne" (non ci sono dubbi, nella traduzione greca dall'ebraico il senso e' proprio quello) secondo la mentalita' antico-ebraica dello Sheol.

La Citta' di Dio, libro XX, cap 6

Le due risurrezioni in Giovanni...
6.1. Quindi soggiunge: In verità, in verità vi dico che è venuto il tempo, ed è questo, in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio e coloro che l'avranno ascoltata avranno la vita. Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha dato al Figlio di avere la vita in se stesso.
Non parla ancora della seconda risurrezione, cioè del corpo, poiché si avrà alla fine, ma della prima che avviene nel tempo. Per distinguerla ha detto: È venuto il tempo, ed è questo. Essa infatti non è del corpo ma dell'anima.
Anche l'anima ha la sua morte mediante la mancanza di fede e i peccati. Sono morti di questa morte coloro di cui il Signore dice: Lascia che i morti seppelliscano i loro morti , nel senso, cioè, che i morti nell'anima seppelliscano i morti nel corpo.
E appunto per questi morti nell'anima per mancanza di fede e di onestà egli dice: È venuto il momento, ed è questo, in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio e coloro che l'udranno vivranno. In coloro che udranno ha inteso coloro che obbediranno, crederanno e persevereranno fino alla fine. In questo passo non ha indicato alcuna differenza di buoni e cattivi.
Per tutti infatti è un bene udire la sua voce e vivere passando alla vita della fede dalla morte della mancanza di fede.
Di questa morte ha detto l'apostolo Paolo: Quindi tutti sono morti. Ed egli è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano per se stessi, ma per colui che è morto e risuscitato per loro. Dunque tutti sono morti, nessuno escluso, nel peccato tanto originale che volontario o perché ignorano o perché, pur sapendo, non operano il bene.
E per tutti i morti è morto un solo vivo che, cioè, non aveva assolutamente alcun peccato affinché coloro, che vivono mediante la remissione, non vivano più per se stessi ma per colui che è morto per tutti a causa dei nostri peccati ed è risuscitato per la nostra giustificazione.
Questo affinché tutti noi, credendo in lui che redime l'incredulo, riscattati dalla incredulità, quasi restituiti alla vita dalla morte, potessimo appartenere alla prima risurrezione che avviene nel tempo. Alla prima infatti non appartengono se non coloro che saranno felici nell'eternità; ed egli insegnerà che alla seconda, di cui sta per parlare, fanno parte i felici e gli infelici.
L'attuale è della misericordia, l'altra del giudizio. Per questo in un Salmo è stato scritto: Ti canterò, Signore, misericordia e giudizio.

... e i due giudizi, uno di condanna.
6. 2. Riguardo a tale giudizio aggiunge le parole: E gli ha dato il potere di giudicare perché è il Figlio dell'uomo. Nel passo lascia intendere che verrà per giudicare nella medesima carne in cui era venuto per essere giudicato. Nell'intento dice: Poiché è il Figlio dell'uomo. E soggiungendo sull'argomento di cui trattiamo dice: Non vi meravigliate di questo, poiché verrà il tempo in cui tutti quelli che sono nei sepolcri udranno la sua voce e ne usciranno, quelli che operarono il bene per una risurrezione di vita, quelli che operarono il male per una risurrezione di giudizio. È il concetto di giudizio che poco prima, come adesso, aveva usato per condanna. Disse infatti: Chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita.
Difatti, poiché appartiene alla prima risurrezione, con cui nel tempo si passa dalla morte alla vita, non andrà incontro alla condanna che ha indicato col termine di giudizio, come anche nel passo in cui dice: Coloro che hanno operato il male andranno incontro alla risurrezione del giudizio, cioè alla condanna. Risorga nella prima risurrezione chi non vuole essere condannato nella seconda. Infatti viene un tempo, ed è questo, in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio e coloro che l'avranno ascoltato vivranno, cioè non andranno incontro alla condanna che è considerata la seconda morte. In essa, dopo la seconda risurrezione, che sarà dei corpi, andranno a finire coloro che non risorgono nella prima che è delle anime.
Infatti dice ancora: Verrà un tempo dunque, in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e ne usciranno. Non ha detto secondo il modo della prima risurrezione: E coloro che l'ascolteranno vivranno. Infatti non tutti vivranno di quella vita che sola si deve considerare vita perché è felice. Certamente non senza una qualche vita potrebbero udire e, poiché la carne è risuscitata, uscire dai sepolcri.
Indica la ragione per cui non tutti vivranno con le parole che seguono: Coloro che hanno operato il bene, egli dice, andranno nella risurrezione della vita; sono questi quelli che vivranno; coloro poi che hanno operato il male andranno nella risurrezione del giudizio; ed essi sono coloro che non vivranno poiché moriranno della seconda morte. Hanno operato il male perché sono vissuti male; sono vissuti male perché non sono rivissuti nella prima risurrezione delle anime, che è nel tempo, o anche non hanno perseverato fino alla fine nella condizione in cui erano. Due sono dunque le nuove creazioni, di cui ho già parlato, una secondo la fede che avviene nel tempo mediante il battesimo; l'altra secondo la carne che avverrà con la sua immortalità, fuori del divenire mediante l'universale, ultimo giudizio.
Così si hanno due risurrezioni, una prima che è nel tempo ed è dell'anima, ed essa non consente di giungere alla seconda morte; e una seconda che non è nel tempo, ma sarà alla fine del tempo, e non è dell'anima ma del corpo ed essa, attraverso il giudizio finale, introduce alcuni alla seconda morte, altri a quella vita che non ha morte.

Fonti :
- Il Vangelo secondo Giovanni
- La Citta'di Dio, San Agostino


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mercoledì 9 febbraio 2011

Sheol e resurrezione

Lo Sheol (pronuncia Sh'ol) e' il luogo dove, secondo l'Antico Testamento soggiornano i morti. E' importante a mio parece comprendere il concetto dell'oltretomba ebraico il quanto e' strettamente legato al concetto di resurrezione cristiana (testimoniata nel Nuovo Testamento) e del perche' la Chiesa cattolica ancora oggi predichi questa visione escatologica del mondo, che a mio parere, ma anche secondo altri, e' poco logica e comprensibile.

Il primo concetto importante e' che gli ebrei considerano inseparabili anima e corpo, diversamente dalla concezione greca (l'anima che puo' vivere senza corpo) e diversamente anche da molte delle religioni orientali e dalla corrente cristiana gnostica (influenzata non a caso da quella greca).
  • Per i greci, l'anima, scintilla di Dio, si incarna in un corpo e, alla morte corporea, l'anima ritorna a Dio.
  • Per gli ebrei e' l'opposto, ovvero e' il corpo che si vivifica, tanto e' vero che Dio splasma l'argilla per creare il primo uomo e gli soffia la vita, quindi per gli ebrei siamo un corpo con l'anima, e non un'anima con un corpo (cambia la priorita').
    Quindi anima e corpo sono legate assieme, se muore il corpo anche l'anima segue il destino del corpo e va nello Sheol, l'oltretomba.
Cio' non deve stupire, in quanto il popolo ebraico condivide la mentalita' delle stirpi semitiche, da cui si e' differenziato nella notte dei tempi. Le antiche popolazioni semitiche vivevano nella fertile pianura del Tigri e dell'Eufrate. Era una vita difficile in quanto le frequenti innondazioni dei fiumi (niene a che vedere con la tranquillita' del Nilo) distruggevano cio' che era stato seminato. Anche le costruzioni erano di argilla e corruttibili nel tempo (di piu' della pietra che non esisteva nella zona).
Da qui nasce un atteggiamento pessimistico della vita e quindi una concezione quasi materialistica : godetevi questa vita perche' e' una sola e dopo si va tutti nello Sheol, buoni e cattivi, per sempre (la resurrezione verra' introdotta dopo).

Esempio celebre e' lo struggimento dell'eroe Gilgamesh, nel piu' grande poema epico dell'antichita', dove l'eroe di fronte alle avversita' della vita e alla ineluttabilita' della morte gli viene detto:

"Dove vai Gilgamesh?
La via che tu cerchi

Non la troverai

Quando i grandi dèi crearono gli uomini,

Destinarono a essi la morte

E riservarono a se stessi la vita eterna
"

Posto in questi termini, la vita sarebbe davvero triste, eppure era questa la mentalita' semitica e cio' e' logico che fu portato in dote dai primi ebrei (non solo questo ereditarieranno dai Sumeri, si pensi al mito del diluvio universale - ovvero le innondazioni del Tigri ed Eufrate - stessa storia sia nella Bibbia che nelle cronache sumeriche).

Cosa e' lo Sheol quindi ? Posto che anima e corpo per gli ebrei sono indissolubili (distinti ma inseparabili), lo Sheol e' il luogo della lontananza da Dio, della non-comunicazione, cio' che attende il corpo alla sua morte e che vi restera' per sempre, almeno nella concezione primitiva.
L'unica consolazione e' la fedelta' a Dio, e il favore di Dio si esprimerebbe con la gloria del loro popolo, con la vittoria sui popoli nemici, una ricompensa terrena quindi, non per il singolo individuo ma per il popolo intero (e per i suoi discendenti).

Successivamente, dal profeta Malachia in poi, verra' introdotto il concetto di resurrezione dallo Sheol. Gia' la bibbia parla di Dio come colui che puo' decidere di far tornare in vita (anima e corpo) chiunque si trovi nello Sheol.
Dopo la cattivita' babilonese , ovvero a seguito della deportazione di un popolo - grave sciagura nazionale - la ricompensa non viene piu' vista come Dio che favorisce il popolo eletto (infatti non si spiegherebbe perche' Dio abbia lasciato che venissero deportati) ma come giudizio individuale alla fine dei tempi. Tutti quelli nello Sheol risorgeranno nella carne (anima e corpo) e verranno giudicati.

Ecco la resurrezione della carne nella mentalita' cattolica, presa tout-court da quella ebraica, e sara' il linguaggio che useranno gli evangelisti per diffondere al mondo il messaggio di Gesu' il Cristo, secondo la loro mentalita', secondo quanto gli ebrei possono comprendere e spiegandolo a chi ebreo non era e si trova a confrontarsi con questa concezione stravagante, soprattutto se di mentalita' greca.

Come si concilia questo ? Per me nulla a che fare con la Fede. Il messaggio di Cristo, figlio di Dio, e' un messaggio di amore tra le genti, della "seconda nascita" di cui parla splendidamente san Giovanni, la seconda nascita che avviene ora, nel momento in cui prendi coscienza di questo messaggio universale.
Gesu' non ha fatto escatologia, i cristiani primitivi prendono l'escatologia ebraica e la incorporano nei lori riti - lecito, va benissimo - ma poteva essere presa al suo posto quella greca della metempsicosi, valeva lo stesso per fini intellettuali e didattici.
Ma per la fede, a mio parere vale l'AMORE che Cristo ci ha insegnato, non le escatologie.

Fonte : Tesi di laurea "Risurrezione di Cristo, essenza del Cristianesimo"

mercoledì 2 febbraio 2011

Preghiera della Candelora

Oggi, 2 febbraio, ricorre la festa della Candelora ovvero della benedizione delle candele, simbolo di Cristo, Colui che e' venuto per illuminare le genti.
Ecco la preghiera di benedizione:

O Dio, fonte e principio di ogni luce,
che oggi hai rivelato al santo vecchio Simeone il Cristo,
vera luce di tutte le genti,
benedici questi ceri e ascolta le preghiere del tuo popolo,
che viene incontro a te con questi segni luminosi e con inni di lode;
guidalo sulla via del bene,
perché giunga alla luce che non ha fine.
Per Cristo nostro Signore.
(tratto da www.chiesacattolica.it, al seguente link)

Questa data coincide con la presentazione di Gesu' al Tempio, 40 giorni dopo la sua nascita, ovvero il 25 dicembre, come prescriveva la legge ebraica. Coincide anche con il termine della purificazione di Maria, in quanto, secondo la concezione ebraica, una donna restava impura per tutti i 40 giorni che seguivano il parto.
Cosi' nel Vangelo di Luca (2,22) viene narrata la presentazione di Gesu' al Tempio, con la preghiera di benedizione del vecchio Simeone.

Quando venne il tempo della loro purificazione secondo la Legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore, come è scritto nella Legge del Signore: ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore; e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o di giovani colombi, come prescrive la Legge del Signore.
Ora a Gerusalemme c'era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e timorato di Dio, che aspettava il conforto d'Israele; lo Spirito Santo che era sopra di lui, gli aveva preannunziato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Messia del Signore. Mosso dunque dallo Spirito, si recò al tempio; e mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per adempiere la Legge, lo prese tra le braccia e benedisse Dio:

"Ora lascia, o Signore, che il tuo servo
vada in pace secondo la tua parola;
perché i miei occhi han visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli,
luce per illuminare le genti
e gloria del tuo popolo Israele".

Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua madre: "Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l'anima".
C'era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto col marito sette anni dal tempo in cui era ragazza, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.



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L'opera "Presentazione di Gesu' al Tempio" di Gentile da Fabriano e' nel pubblico dominio (vedi dettagli)

venerdì 14 gennaio 2011

L'acqua d'Amore

Se mi doveste chiedere cos'e' l'Amore (con la A maiuscola) saprei dirvi che e' come una fonte, un' esauribile fonte che sgorga pura dalla sorgente, ma questa sorgente non si trova in nessun luogo della terra ma proviene direttamente dal Cielo.
E come una fonte che zampilla incessantemente non si puo' fermare, si puo' solo prendere e distribuire, e non importa quanto Amore si puo' raccogliere da questa fonte: essendo Dio, ovvero l'Infinito, la sorgente, ne esistera' sempre in grande quantita' che nessuno potra' mai dire che e' finita.

Ed essendo fonte, e' chiara e limpida e pura, come declamava il santo tra i santi, San Francesco il poverello d'Assisi. Cio' significa che non si potra' mai contaminare, se non dopo, ma non quando esce dalla sorgente.

E tutti possono attingere alla sorgente d'Amore, nessuno escluso, nemmeno all'uomo piu' violento e malvagio viene preclusa, se solo lo volesse.

E non serve nemmeno cercarla, basta fermarsi ad ascolare il cuore e volerlo. Si, ascoltare, ascoltare l'anima, la nostra anima che ci mettera' subito a contatto con questa inesauribile fonte.

E siccome non fa distinzioni, belli o brutti, buoni o cattivi, cristiani o mussulmani, preti o atei, politici o comunisti, bianchi o neri, poveri o ricchi, ci insegna quanto poco siano importanti le nostre convinzioni, le nostre culture, le nostre separazioni.

Non abbiate paura di attingere a questa fonte, non sentitevi ridicoli ma sentitevi felici di raccoglierne in abbondanza, perche' mai vi manchera', assetatevi a questa sorgente d'Amore e fate assetare quanti piu' persone possibile.

Regalatela, donatela sempre e a tutti, non guardate mai in tasca vostra, chi vi ha dato e chi vi deve dare: donatela ai ricchi come ai poveri, ai neri come ai bianchi, a chi vi ama e a chi non lo fa, a chi vi sorride e chi vi disprezza.

Donate sempre l'acqua d'Amore!


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