venerdì 31 ottobre 2014

Saturno

Tiepolo
Villa Bertolo-Valmarana (ai Nani) , Vicenza
Saturno, affresco
La simbologia di Saturno non è di facile interpretazione. A complicare lo studio, la confusione tra il Saturno, divinità romana, e Crono, divinità greca. Sebbene i libri di storia gli identifichino, ciò è vero in parte ma non in tutto. Esaminiamo quindi l'archetipo di Saturno, dimenticandoci dell'accostamento con Crono.
Scrive bene il sito cassiciaco.it:

"Saturno, in latino Saturnus, era un dio italico che i romani identificarono con il greco Cronos. Divinità delle sementi (satus) e della coltivazione della vite, è spesso rappresentato con una falce in mano o con un serpente. La tradizione romana voleva che, cacciato dall'Olimpo da Giove, egli si fosse rifugiato in Italia presso Janus.
 Il suo regno e la sua influenza sul Lazio antico faceva parlare di una mitica età dell'oro. Si celebravano in suo onore i Saturnali alla fine del mese di dicembre : si trattava di feste celebrate nell'antichità romana, nel corso delle quali gli schiavi prendevano il posto dei maestri e ciò costituiva occasione per diversi sberleffi e situazioni comiche.
La moglie di Saturno, Opi, dea del raccolto, divenne l'equivalente di Rea. Saturno era il padre fra gli altri di Cerere, Giove, Nettuno e Ade. (...)
In memoria dell'antica età dell'oro dell'uomo, era mitica durante la quale Saturno aveva governato, venivano celebrati grandi festeggiamenti chiamati Saturnalia che avevano luogo nei mesi invernali, all'incirca al solstizio d'inverno.
Originariamente duravano un solo giorno, tenendosi il 17 dicembre, ma in seguito ebbero durata di una settimana. Durante i Saturnalia, il ruolo di padroni e schiavi veniva invertito, i vincoli morali venivano meno e le regole dell'etichetta ignorate. Si pensa che i Saturnalia ed i Lupercalia siano le origini del Carnevale.
"

Lucas Cranach - L'età dell'oro (Gallerina Nazionale, Oslo)
Che cos'è esattamente l'età dell'oro? Lo spiega Wikipedia:

"Secondo le leggende in quest'epoca gli esseri umani vivevano senza bisogno di leggi, né avevano la necessità di coltivare la terra perché da essa cresceva spontaneamente ogni genere di pianta, né quella di costruire navi per cercare altre terre. 
Non c'era odio tra individui né guerre flagellavano la terra. Era sempre primavera e né il caldo o il freddo tormentavano le genti e perciò non c'era bisogno di costruire case o di ripararsi in grotte. 
Con l'avvento di Giove finisce l'età dell'oro e inizia l'età dell'argento."

Saturno è quindi Sator (1), il seminatore (satus sono le sementi).
Quello che ci interessa sapere è che Saturno proviene dal Cielo - cacciato da Giove - e si stanzia nel Lazio (ovvero il centro del mondo, secondo i latini) - regno di Giano - dove, per contraccambiare l'ospitalità, insegna agli uomini a seminare le sementi, ovvero l'agricoltura (ecco l'epiteto di dio dell'agricoltura). Siccome poi, nel mondo antico (e nel mondo contadino in generale), chi possiede le sementi e ha un buon raccolto è benestante, ecco che Saturno simbolegga l'abbondanza, la prosperità, il benessere, la fecondità, la potenza.

Pieter Paul Rubens, Abbondanza
1630 circa, Tokyo,
Museo nazionale d'arte occidentale

Non a caso, il mito romano racconta che la sposa di Saturno è Opi (da Ops, abbondanza ma anche Opis, lavoro) (2), antica divinità sabina, personificazione della terra - quindi Dea Madre - (la terra è la materia su cui Saturno opera ovvero semina) e dispensatrice dell'abbondanza agraria. Curioso che Opi derivi anche da Opis, ovvero che l'abbondanza deriva dal lavoro.
Molto interessante il quadro di Rubens, Abbondanza, che raffigura Opi nell'atto di versare la cornucopia (simbolo di ricchezza), distribuendo copiosamente i frutti della terra agli uomini.

La sua festa (gli Opalia) veniva celebrata nel mondo romano, il 25 agosto, tempo dell'inizio del raccolto, così come la festa dedicata a Saturno (i Saturnali) cadeva il 17 dicembre, dopo che era finita la semina.

E' grazie all'agricoltura che nel mondo antico si instaura l'età dell'oro. E' l'analogo del Paradiso Terrestre per i cristiani (oserei dire: lo stesso).
Dall'agricoltura nacque poi tutto il resto, ovvero la civiltà e le leggi. Infatti a Saturno viene fatto risalire la fondazione delle mitiche città saturnie (Alatri, Anagni, Arpino, Atina e Ferentino, nella provincia di Frosinone, caratterizzate da imponenti cinte di mura megalitiche poligonali).

Inoltre nel pantheon romano, Saturno è padre di tutti gli altri dei, tra cui Cerere (dea della fecondità e della crescita), Giove (dio del cielo, infatti ha come attributi il fulmine e il tuono), Nettuno (dio del mare e delle acque) e Plutone (che diversamente da Ade - cui è erroneamente identificato - è il dio della ricchezza sotterranea - pluto vuol dire "ricco" - e custode del sottosuolo, dalla quale i semi traggono il necessario per un buon raccolto).
Quattro figli come i quattro elementi Cerere-Terra, Giove-Aria, Nettuno-Acqua, Plutone-Fuoco (3). Ciò spiega Saturno come colui che regna sul mondo manifesto della materia.

E poi cosa successe ? Perchè questa età dell'oro finì ? Accadde che Saturno, alla fine del suo regno  scomparve dalla vista degli uomini, come accade spesso agli eroi latini.
Il mito romano sembra non spiegare il perchè, però abbiamo l'analogo del mito greco. E' ora di riconsiderare il suo alter-ego, Crono e dell'età dell'oro descritta dal poeta greco Esiodo nel poema "Le opere e i giorni". La sua visione è spiegata da Wikipedia:

Pandora - John William Waterhouse
"L'idea di un'epoca dorata compare per la prima volta nel poema Le opere e i giorni di Esiodo (metà dell'VIII secolo a.C.). Secondo il poeta si tratta della prima età mitica, il tempo di «un'aurea stirpe di uomini mortali», che «crearono nei primissimi tempi gli immortali che hanno la dimora sull'Olimpo. Essi vissero ai tempi di Crono, quando regnava nel cielo; come dèi passavan la vita con l'animo sgombro da angosce, lontani, fuori dalle fatiche e dalla miseria; né la misera vecchiaia incombeva su loro [...] tutte le cose belle essi avevano» (Le opere e i giorni, versi 109 e seguenti).

Esiodo descrive altre quattro ere che sarebbero succedute all'età dell'oro in ordine cronologico: l'età dell'argento, l'età del bronzo, l'età degli eroi e l'età del ferro. Tale involuzione della condizione umana imposta da Zeus è dovuta alla creazione, ad opera degli dei, di Pandora, la prima donna, donata all'uomo perché fosse punito dopo aver ricevuto dal Titano Prometeo il fuoco, rubato da quest'ultimo agli dei. Pandora ha un ruolo simile a quello di Eva nei testi biblici: come Eva, a causa del peccato originale, nega all'uomo la vita felice nell'Eden, così Pandora apre un otre nel quale erano segregati tutti i mali che durante l'età dell'oro erano sconosciuti tra gli uomini.
"

Uscendo dal mito ed entrando nella storia, i romani instaurano a Roma, ogni 17 dicembre, una festa, chiamata appunto i Saturnali (4), per celebrare i giorni di quell'età mitica, dove si crea un ribaltamento dei ruoli sociali (gli schiavi che diventano padroni, quasi a compensare l'antica uguaglianza tra le persone). E siccome in seguito i festeggiamenti vennero prolungati per l'intera settimana, come non pensare ad una analogia dei Saturnali alla festa odierna del 25 dicembre (intesa nell'aspetto civile e non religioso) ?

Note :
(1) curiosamente, il quasi-anagramma di SATOR è TARO[S], ovvero ruota, da cui sembra originata la parola Tarocchi, che designa le famose carte di divinazione.
(2) La parola latina ops significa ricchezza, abbondanza, doni, munificenza ed è anche correlata ad opis, la quale significa lavoro, in particolare quello agrario. Il termine Ops è anche derivante dal sanscrito ápnas ("beni, proprietà").
(3) Perchè Plutone-Fuoco ? lo Piriflegetonte, uno dei fiumi "infernali" (cioè sotterranei), era il fiume del fuoco.
(4) i Saturnali sono una festa degli abitanti della città di Roma, in campagna analogamente esisteva una festa chiamata Compitali e legata al culto dei lari.

Fonti :
 - Età dell'oro, Wikipedia
 - Opi, Wikipedia
 - Città Saturnie, Wikipedia 
 - Pandora, Wikipedia
 - cassiciaco.it
 - Culto di Saturno, romanoimpero.com

venerdì 24 ottobre 2014

Il velo di Iside ovvero Maya

Hans Memling, Santa Veronica (1433 )
con il velo con il volto di Gesù
Il 'velo di Iside', ovvero il 'velo di Maya' è un simbolo legato all'arcano della Papessa, ovvero il velo alle sue spalle che cela la conoscenza della vera realtà.

"Con l'espressione Velo di Maya, coniata da Arthur Schopenhauer nel suo 'Il mondo come volontà e rappresentazione', si intendono diversi concetti metafisici e gnoseologici propri della religione e della cultura induista e ripresi successivamente anche da vari filosofi moderni. Arthur Schopenhauer nella propria filosofia sostiene che la vita è sogno sebbene questo "sognare" sia innato (quindi la nostra unica "realtà") e obbedisca a precise regole, valide per tutti e insite nei nostri schemi conoscitivi.
 
Questo «velo», di natura metafisica e illusoria, separando gli esseri individuali dalla conoscenza / percezione della realtà (se non sfocata e alterata), impedisce loro di ottenere moksha (cioè la liberazione spirituale) tenendoli così imprigionati nel samsara ovverosia il continuo ciclo delle morti e delle rinascite. 
Similmente alla metafora della caverna di Platone, l'uomo (e quindi l'intera umanità) è presentato come un individuo i cui occhi sono coperti dalla nascita da un velo, liberandosi dal quale l'anima si risveglierà dal letargo conoscitivo (o avidyã, ignoranza metafisica) e potrà contemplare finalmente la vera essenza della realtà.
(fonte: Māyā, Wikipedia)

Si legga a questo prosito anche "Il ‘velo di Maya’, un’invenzione dell’Occidente di Alessandro Grossato", dove viene precisato che l'irrealtà deve essere considerata come impermanenza, ovvero esistono diversi gradi di realtà, e che anzi, il velo non ci limita ma ci aiuta a giungere alla realtà suprema e permanente.
Interessante poi l'articolo "La verità svelata dal velo, di Rosella Prezzo" che descrive le funzioni del velo nelle varie società umane.

giovedì 23 ottobre 2014

La Papessa, l'acqua e la luna

Abbiamo analizzato, nel precedente post sulla Papessa, l'analogia con la dea Iside e gli aspetti della divinazione, nel senso di penetrare gli aspetti reconditi della realtà, di separazione tra ciò che è illusorio (il mondo materiale) e ciò che è reale (il mondo immateriale). Ciò è ben descritto nell'arcano dei tarocchi Wirth.

Considerando invece l'arcano della Papessa nei tarocchi Rider-Waite, si evidenziano due importanti attributi: l'acqua e la luna.
L'acqua si intravede appena, nascosto dal velo coi melograni disegnati, mentre una evidente falce di luna crescente è posta ai piedi della Papessa.

L'acqua

L'acqua è fonte di vita (attributo anche di Iside-Hathor), tanto è vero che molti miti fanno derivare la nascita delle creature viventi dall'acqua primordiale. E' anche simbolo di purezza. Nella tradizione taoista l'acqua è un simbolo di saggezza. Data la sua capacità di assumere la forma del contenitore, seguendo il percorso a minor resistenza, senza sforzo, mostra adattabilità alle situazioni, quindi pazienza. In Egitto l'acqua è quella del fiume Nilo, portatrice di fertilità alla terra. 
La psicoanalisi ha visto nell'acqua prevalentemente un simbolo della femminilità e delle forze dell'inconscio. Infine, dalle ultime scoperte scientifiche sulla memoria dell'acqua, deriva la capacità di assimilare le informazioni (si pensi ai preparati omeopatici), ovvero acquisizione di conoscenza (studio). Astrologicamente, l'acqua e la luna si ritrovano nel segno del Cancro.

La Luna

La Luna (Selene, per i greci) è sempre stata associata alla donna. La ragione principale consiste nella durata della sua orbita intorno alla Terra, 28 giorni circa (1), che coincide grossomodo col ciclo mensile femminile (2). Inoltre, la Luna crescente che diventa piena assomiglia alla gestazione e al parto, dove la donna si gonfia e partorisce una nuova vita.

Astrologicamente, alla Luna è associata la figura materna, all'infanzia e ai sentimenti, ma più in generale, ai ricordi che lasciano traccia emotiva, non solo in questa vita ma anche delle vite passate, quindi la luna come contenitore karmico.
 
Inoltre è legata all'acqua (dell'oceano) tramite il fenomeno delle maree e di altri liquidi (si pensi all'imbottigliamento dei vini). E' ricettiva in quando riceve e riflette la luce del Sole, analoga all'acqua che riceve la forma dal suo contenitore.

Una curiosità: sebbene spesso alla luna siano associate divinità femminili, nell'antico Egitto è Thot il dio della luna, e non a caso, si ritiene colui che scrisse il mitico "Libro di Thot", un libro sapienzale e di divinazione, proprio come la materia di insegnamento della Papessa.


Note:
(1) Più precisamente, il mese siderale (calcolato rispetto alle stelle fisse) dura 27 giorni 7 ore e 43 minuti, mentre il periodo apparente, osservato sulla Terra, tra due lune piene, è di 29 giorni 12 ore e 44 minuti, più lungo a causa della contemporanea rivoluzione terrestre.
(2) Infatti "mese" e "mestruazione" hanno la stessa radice: il latino mensis (mese), che deriva dal greco mene (luna), lo stesso per le parole inglesi moon (luna) e month (mese). 

Fonti:

mercoledì 22 ottobre 2014

Cassiopea e la Papessa

Costelllazione di Cassiopea
Johann Bayer, Uranometria (1661 )
Un'interessante analogia dell'arcano della Papessa è rappresentata da Cassiopea, regina d'Etiopia, come ben cita Oswald Wirth nella sua opera sui tarocchi (1).

La somiglianza principale, nella raffigurazione, è la donna seduta su un trono, mentre nel significato è il ruolo, attribuito ad entrambe, di Dea Madre, sia della Papessa-Iside, Dea Madre secondo Apuleio (2), sia di Cassiopea (3).

Ma quali degli attributi della Papessa-Iside sono rintracciabili in Cassiopea ? Occore conoscere il mito di Cassiopea, così riassunto:

"Cassiopea è una delle cinquanta Nereidi, le ninfe del mare figlie di Nereo.
Sposò Cefeo re di Etiopia e generò Andromeda.
Un giorno, mentre era intenta a pettinarsi i lunghi capelli ricciuti, Cassiopea vanitosamente osò dichiarare di essere la più bella delle Nereidi. Una di esse era Anfitrite, sposa di Poseidone, il dio del mare. Le Nereidi così si rivolsero a Poseidone perché punisse Cassiopea per la sua vanità e il dio mandò un serpente mostruoso, Ceto, a devastare l'Etiopia e a divorarne gli abitanti.
Un oracolo rivelò che l'unico mezzo per calmare le ire del mostro era sacrificare la figlia di Cassiopea e Cefeo, Andromeda. Questa venne allora incatenata a una costa rocciosa per sacrificargliela, ma la fanciulla fu sottratta a quell'atroce destino dall'eroe Perseo, grazie alla testa di medusa, il quale potere era di pietrificare.
" (4)

Cassiopeia, incisione
Gaio Giulio Igino, Poeticon Astronomicon
Nella mitologia greca, Cassiopea è un personaggio in negativo, che rappresenta uno dei sette vizi capitali, quello della vanità, e per questa ragione verrà punita anche dopo sua morte, quando diventerà la costellazione di Cassiopea:

"La vanitosa Cassiopea, dopo la sua morte, fu trasformata in in un raggruppamento di stelle poste nella Via Lattea tra le costellazioni di Cefeo e di Andromeda, tuttavia fu, per sempre, legata ad una sedia.
A causa dell’inimicizia tra lei e le Nereidi e per darle una lezione di umiltà, è stata posta vicina alla stella polare, condannata a girare per sempre intorno al polo celeste, trovandosi così a volte a testa in giù, in una posizione poco dignitosa.
La costellazione di Cassiopea (in latino Cassiopeia) somiglia alla sedia che in origine rappresentava uno strumento di tortura. La nereide non è sempre rappresentata legata alla sedia, in alcuni disegni ci viene mostrata mentre tiene uno specchio, simbolo della sua vanità, in altri tiene una foglia di palma, un simbolismo che non è di chiara interpretazione.
" (5)

Come accade in molti degli altri arcani, le qualità della Papessa (che sono tante), possono diventare dei vizi se interpretate nel modo opposto. Così la pazienza diventa inattività, temporeggiamento fino a diventare accidia; analogamente, l'attività dell'immaginazione speculativa, la discrezione e il ritirarsi in solitudine per concentrarsi su se stessi, può portare ad una auto-esaltazione, ad un appagamento del bastare a se stessi, che sfocia nella vanità.

E' interessante notare in Cassiopea un'altro dei sette vizi capitali, ovvero l'invidia. Il mito greco infatti racconta che, anche quando Andromeda fu liberata da Teseo e fu presa in sposa, la madre fu gelosa della figlia tanto da complottare contro di lei, cercando di rompere il loro matrimonio (facendosi aiutare da un altro pretendente della figlia) e desiderando la morte di Perseo (6).

Le cinque stelle principali della costellazione di Cassiopea,
accanto a quella della figlia Andromeda, del genero Perseo
e del marito Cefeo
Dalla mitologia all'astronomia, consideramo le cinque stelle principali della costellazione di Cassiopea. Esse sono (da sinistra a destra nella figura):

Epsilon Cassiopeiae, Segin
Delta Cassiopeiae, Ruchbah
Gamma Cassiopeiae, Tsih
Alpha Cassiopeiae, Schedar
Beta Cassiopeiae, Caph

Esse sono disposte a formare una M o, rovesciata, diventa una W (osservandola nella volta celeste può essere orientata sempre in modi diversi) . Nel cielo è quindi disegnato il simbolo dell'acqua, identico al corrispondente geroglifico egizio (o altra scrittura semitica) (a). Ecco quindi la conferma, Cassiopea = acqua = Papessa.

Venere di Willendorf
La W come geroglifico dell'acqua non è la sola interpretazione. Può anche a significare un seno o mammella. E' significativo infatti che la stella alfa (la più luminosa) della costellazione, Schedar o Shedir, posta in basso di uno dei due vertici del W, in arabo significa appunto busto, seno. Il seno, simbolo della procreazione, dell’allattamento e della vita, si ritrova nelle statuette della Dea Madre e nella dea egizia Hathor, identificata con Iside all'epoca del culto di Ra ad Heliopolis (8). Ancora una conferma, Cassiopea = seno = Hathor = Iside = Papessa.

Altre corrispondenze :
  • Gli astronomi arabi chiamavano la costellazione di Cassiopea "la Signora sul Trono" (come la Papessa).
  • la Via Lattea (ritorna l'analogia del seno che allatta) passa nella sua estremità nord in Cassiopea.
  • Astronomicamente, sotto la costellazione di Cassiopea c'è il cavallo Pegaso, le cui stelle principali formano un quadrato (il "quadrato di Pegaso" ). Nell'arcano dei tarocchi di Wirth, ai piedi della Papessa, la scacchiera bianca e nera, ovvero una forma quadrata.

Note:
 - (a) Per l'esattezza, acqua in egiziano, mu, si scrive con 3 M l'una sopra l'altra (vedi figura a destra). Invece il simbolo astrologico dell'Acquario è una doppia M.

Fonti:
 - (1) Oswald Wirth, I Tarocchi, ed.Mediterranee
 - (2) Apuleio, L'asino d'oro
 - (3) Enrico Calzolari, Davide Gori - L’impronta della costellazione di Cassiopea nel Caprione: lettura astronomica e archetipi sciamanici
 - (4) Cassiopea (Mitologia), Wikipedia 
 - (5) Cassiopea, Tanogabo.it
 - (6) Andromeda, mitologia.dossier.net 
 - (7) Shedir, Wikipedia
 - (8) Iside, simbolisignificato.it
 - (9) Massimo Barbetta - Rennes le Chateau. Porta dei misteri
 - (10) Ovidio, Le Metamorfosi , cap IV