giovedì 4 dicembre 2014

Rebis

Rebis tratto da Theoria Philosophiae Hermeticae (1617), di Heinrich Nollius

Rebis deriva da Res ("Cosa", "Materia") e Bis ("Due" ovvero "Doppio") ovvero "Cosa doppia", "Materia doppia".
La prima immagine del Rebis appare nell'opera "Azoth" dell'alchimista tedesco Basilio Valentino (Basilius Valentinus) nel 1613.
E' il simbolo dell'unità della dualità, ovvero come le due parti (maschile e femminile) vengono perfettamente integrate a formare l'uno.

Disegnato dagli alchimisti, trova un corrispondente ben più antico nei miti cosmogonici della Grecia Classica, in particolare della corrente dell'Orfismo, per la presenza del Drago-serpente, dell'Uovo cosmico e dell'Essere androgino. 
E' l'inizio della creazione prima del Caos primodiale, ma è anche la Pietra Filosofale degli alchimisti, ciò da cui deriviamo e ciò a cui dobbiamo tendere, espansione e contrazione, in un movimento ciclico di nascita e di ritorno alle origini.


Per approfondimenti : Fuoco Sacro, Il Rebis Ed Il Mistero Della Cosa Una

Fonti:
 - Wikipedia, Rebis
 - Wikipedia, Basilius Valentinus

sabato 15 novembre 2014

XI - La Forza (parte II)

L'arcano XI della Forza rappresenta una donna (la stessa Imperatrice dell'arcano III) nell'atto di aprire le fauci di un leone, ormai domato, con apparente facilità e senza sforzo.
La simbologia del leone che viene domato, ovvero delle forze brutali - istintive (di natura inferiore) che vengono domate per essere poste al servizio della natura superiore (spirituale), è un tema comune che attraversa tutte le epoche storiche e varie culture.

Basti ricordare tre vicende mitiche:
1) Ercole che sconfigge il leone Nemeo
2) Sansone che uccide il leone
3) Gilgamesh che combatte i leoni

Ercole e il leone Nemeo

Rappresenta una delle dodici fatiche di Ercole.
Si narra che: 
"Il leone Nemeo è un mostro invulnerabile, inviato a Nemea da Era per distruggere Eracle. Nacque vicino a Nemea, nell'Argolide e si insediò in una grotta con due uscite. La sua pelle non poteva essere ferita in alcun modo, rendendolo di fatto invulnerabile, mentre zanne ed artigli erano dure quanto il metallo. 
Il leone era un vero flagello per il popolo di Nemea, poiché attaccava e sbranava uomini e greggi, e tale fu la sua ferocia che la gente smise di lavorare per timore di incrociare il mostro.
Giunto a Nemea, e seguendo la scia di carcasse che il leone si era lasciato dietro, Eracle riesce a trovare il leone : ma vedendo che spada e frecce erano inefficaci contro di essa decise di percuotere il leone stordendolo con la mazza e, da lì, strangolandolo a mani nude. Dopo avere ucciso il Leone di Nemea, Eracle fa della sua pelle una armatura.

Il leone Nemeo fu posto da Zeus tra i segni dello zodiaco, dove formò la costellazione del leone.
(fonte : Wikipedia)
Nel racconto si può notare come il leone in realtà non sia stato ucciso: ciò sarebbe accaduto se arco e frecce l'avessero colpito, ma dato che era invulnerabile, l'unico modo di "ucciderlo" era stringerlo, ovvero abbracciarlo. Ma l'abbraccio è metaforicamente un "prendere in se", "accomunare", "far proprio". Ecco che l'abbraccio mortale di Ercole al leone diventa in realtà far proprie - ovvero riconoscere - le proprie paure, che davvero invincibili ci sembrano se non le affrontiamo.

Sansone uccide il leone
Lucas Cranach il Vecchio (1472–1553)
Sansone e il leone
Dal corpo del leone ucciso esce il miele, altro indizio che è avvenuta una trasformazione.
Racconta infatti la Bibbia (Giudici, 14) :
"Sansone scese con il padre e con la madre a Timna; quando furono giunti alle vigne di Timna [per prendere moglie tra i Filistei], ecco un leone venirgli incontro ruggendo. Lo spirito del Signore lo investì e, senza niente in mano, squarciò il leone come si squarcia un capretto. Ma di ciò che aveva fatto non disse nulla al padre né alla madre. 
Scese dunque, parlò alla donna e questa gli piacque. Dopo qualche tempo tornò per prenderla e uscì dalla strada per vedere la carcassa del leone: ecco nel corpo del leone c'era uno sciame d'api e il miele. 
Egli prese di quel miele nel cavo delle mani e si mise a mangiarlo camminando; quand'ebbe raggiunto il padre e la madre, ne diede loro ed essi ne mangiarono; ma non disse loro che aveva preso il miele dal corpo del leone. "



Gilgamesh combatte i leoni
E' noto che Gilgamesh, eroe dell'omonima epopea sumera (e poi babilonese ed assira), la più antica della storia dell'uomo, sia il simbolo della civiltà che vince sulla barbarie, e quindi spesso nei bassorilievi viene rappresentato nella lotta con uno o più leoni presi per la coda.

Dante e le fiere nella Divina Commedia
Anche Dante, nel canto I dell'Inferno, nella descrizione del suo viaggio agli inferi, racconta di incontrare tre belve, un leone appunto, la lonza (una specie di lince), e la lupa. Tradizionalmente associate alla superbia, alla lussuria e all'avariza, confermano le qualità basse dell'uomo (simboleggiate da animali) che devono essere trasformate.


 
Fonti:

venerdì 7 novembre 2014

Enuma Elish : le acque dolci e quelle salate

il dio babilonese Marduk che uccide il drago Tiamat

Quando di sopra non era ancora nominato il cielo
di sotto la terra ferma non aveva (ancora) nome,
l’Apsu primiero, il loro generatore,
Mummu e Tiamat, la generatrice di tutti: loro,
le loro acque insieme mescolavano,
ed essi non portavano (ancora) un nome, e i destini
non erano ancora stati destinati, 
furono procreati gli Dei in mezzo ad essi.  
(Enuma Elish)


Questo è l'incipit dell’Enuma Elish (1), è un antichissimo poema teogonico e cosmogonico babilonese, copia di un precedente accadico a sua volta di un precedente sumero.
E' l'equivalente babilonese del libro della Genesi ebraico.
Il mondo viene quindi generato da Apsu, divinità maschile della acque dolci sotterranee e da Tiamat, divinità femminile delle acque salate, con Mummu, loro tramite, una sorta di messaggiero.

E' interessante notare che tutti i miti teogonici hanno un elemento fertilizzante (maschile) che fertilizza una materia (femminile).
Nel mito di Eurinome, cosmogonia Pelagica, l'elemento fertilizzante è il Vento del Nord (Borea) che assume l'aspetto di un serpente (equivalente al drago maschile).
In Enûma Eliš, cosmogonia Babilonese, l'elemente fertilizzante sono le acque dolci sotterrane (Apsu = Ab-Zu, dove Ab = acqua o seme e Zu = conoscere o profondo) che fertilizzano Tiamat (da Ti=vita e Ama = madre), l'acqua salata, rappresentata come un dragone femmina.
Occorre notare che, nella Mesopotamia, la fertilità del suolo derivava dall'acqua dolce sotterranea, infatti l'Eden sumerico (Dilmun) era situato in punto del Golfo Persico (Bahrain) dove sfociava dal sottosuolo una sorgente di acqua dolce in un terra dove l'acqua era prevalentemente solo quella salata del golfo.

Mi sembra di notare che la prima differenziazione dal Caos primordiale è femmina, che crea il maschio per farsi fecondare. Nell'Enûma Eliš, la parte femminile, raffigurata come dragone femmina, è ancora molto Caos, infatti deve essere uccisa da Marduk per creare definitivamente il mondo conosciuto.
In Endemione, diventa colomba che genera un uovo che è ancora fatto da Caos indifferenziato : non viene uccisa come nel mito babilonese, ma il serpente Ofione stritola il suo uovo, quindi non viene uccisa lei stessa ma la sua creatura.


Note:
(1) Enuma Elish significa letteralmente "Quando di sopra", ovvero le prime due parole del poema, è come se la Bibbia si chiamasse "In principio Dio" ovvero "Bereshìt barà Elohìm"

Fonti:
 - Enuma Elish, Wikipedia
 - Tiamat, Wikipedia
 - Absu, Wikipedia
 - Enuma Elist, poiein.it
 - Tiamat, Marduk e la Creazione. Velzna.forumfree.it

giovedì 6 novembre 2014

Come il salice - un insegnamento Tao

"Ci sono però alcuni venti
che non deve apprezzare, il salice
"
(Sengai. Inchiostri e haiku. Commenti di D.T. Suzuki)
La leggenda del Salice:

"Un giorno, [Akiyama] durante una tormenta di neve, rimase immobile a guardare un salice, i cui rami erano coperti di neve. A differenza di un pino, che rimane dritto o si spezza di fronte alla tempesta, i rami dei salice cedevano per il peso della neve, ma essendo estremamente flessibili non si spezzavano"

(tratto da "La vera storia del Ju Jutsu, Raccontata da Jigoro KanoLa")


"Il Tao non fa nulla e tuttavia non vi è nulla che non sia fatto. 
Queste famose parole non si possono prendere nel loro significato letterale, poiché il principio della “non azione” (wu wei) non si deve considerare come inerzia o mera passività ma, più semplicemente come “non forzare”. Perciò wu wei è ciò che noi intendiamo con andare con la corrente, seguire la venatura, girare con la ruota, nuotare con la corrente, mettere le vele al vento. Il principio è illustrato dalla parabola del pino e del salice sotto la neve. Il rigido ramo del pino si spezza ma il ramo del salice si piega sotto il peso e la neve scivola via."
(tratto da "La Via dell’acqua che scorre" di Alan W. Watts)

Fonti:
 - La leggenda del Salice, jujitsubushido.it
 - Appunti di asiamodena.it

Eurinome e l'Uovo Universale

Dipinto di John Collier (1850-1934) della
Confraternita dei Preraffaelliti,
"Lilith"
"All'inizio Eurinome, Dea di Tutte le Cose,
 emerse nuda dal Caos 
e non trovò nulla di solido per posarvi i piedi: 
divise allora il mare dal cielo 
e intrecciò sola una danza sulle onde"
(Robert Graves)
Il poeta e studioso di mitologia Robert Graves (1895-1985), nel suo saggio sulla mitologia greca ("I Miti Greci") narra di un interessante mito cosmologico, il mito della creazione secondo i Pelasgi, popolazioni preelleniche della Grecia,  autoctone ma ormai estinte all'epoca dei Greci dell'età classica, forse identificabili con il "Popoli del Mare" che invasero l'Egitto (e che divennero i Filistei delle tribù ebraiche) e forse imparentati con gli Etruschi.

Tale mito racconta di Eurinome (che significa "colei che abita le ampiezze" o "colei che regna sugli spazi"), dea della creazione che, emersa dal Caos, generò il serpente Ofione da cui, nelle sembianze di una colomba, generò l'Uovo Cosmico da cui nacquero tutte le creature, compresi i Pelasgi.

Ecco il mito descritto da Robert Graves nella sua opera "Miti Greci":

"All' inizio Eurinome, Dea di Tutte le Cose, emerse nuda dal Caos e non trovò nulla di solido per posarvi i piedi: divise allora il mare dal cielo e intrecciò sola una danza sulle onde. Sempre danzando si diresse verso sud e il vento che turbinava alle sue spalle le parve qualcosa di nuovo e di distinto; pensò quindi di iniziare con lui l'opera della creazione. 
Si voltò all' improvviso, afferrò codesto Vento del Nord e lo soffregò tra le mani: ed ecco apparire il gran serpente Ofione. Eurinome danzava per scaldarsi, danzava con un ritmo sempre più selvaggio finchè Ofione, acceso di desidero, avvolse nelle sue spire le membra della dea e a lei si accoppiò. 
The Orphic Egg
"A New System or Analysis
of Ancient Mythology" (1774),
Jacob Bryant
Ora il Vento del Nord, detto anche Borea, è un vento fecondatore; spesso infatti le cavalle, accarezzate dal suo soffio, concepiscono puledri senza l' aiuto di uno stallone. E così anche Eurinome rimase incinta.
Subito essa, volando sul mare, prese la forma di una colomba e, a tempo debito, depose l'Uovo Universale. Per ordine della dea, Ofione si arrotolò sette volte attorno all'uovo, finchè questo si schiuse e ne uscirono tutte le cose esistenti, figlie di Eurinome: il sole, la luna, le stelle, la terra con i suoi monti, con i fiumi, con i suoi alberi e con le erbe e le creature viventi.

Eurinome e Ofione si stabilirono sul Monte Olimpo, ma ben presto Ofione irritò la dea perchè si vantava di essere il creatore dell'universo. Eurinome allora lo colpì alla bocca con un calcio, gli spezzò tutti i denti e lo relegò nelle buie caverne sotterranee.

La dea poi creò le sette potenze planetarie e mise a capo di ciascuna di esse un Titano e una Titanessa: Tia e Iperione al Sole; Febe e Atlante alla Luna; Dione e Crio al pianeta Marte; Meti e Ceo al pianeta Mercurio; Temi ed Eurimedonte al pianeta Giove; Teti e Oceano a Venere; Rea e Crono al pianeta Saturno. 
Il primo uomo fu Pelasgo, capostipite dei Pelasgi; egli emerse dal suolo d' Arcadia, subito seguìto da altri uomini ai quali Pelasgo insegnò come fabbricare capanne e come nutrirsi di ghiande e cucire tuniche di pelle di porco, simili a quelle che ancora indossa la gente del contado nell'Eubea e nella Focide."


Quello che colpisce maggiormente è la somiglianza notevole con la Bibbia, infatti "lo spirito di Dio aleggiava sulle acque" (Genesi 1,1) e lo spirito in ebraico è femminile, e iconograficamente è sempre rappresentato da una colomba. Inoltre Eurinome e Ofione ricondano molto da vicino Eva e il Serpente, per entrambe le donne, il serpente si rivela traditore, quindi viene costretto a strisciare sulla terra (da Dio della Bibbia) o gli vengono tolti i denti (da Eurinome).

Curioso che il Demiurgo , quasi sempre maschile nei miti cosmologici, sia in questo caso femminile.Ciò non deve stupire in quanto, avendo in sè tutti gli attributi (non ancora differenziati) è sia maschio che femmina, ovvero, più correttamente, di genere neutro.

Non è un caso che, in questo mito, compaiono due simboli cristiani molto importanti nel giorno della ricorrenza Pasquale: l'Uovo (simbolo della Vita che si rinnova ovvero che risorge) e la Colomba (ovvero lo Spirito Santo).

Fonti :
 - Robert Graves, Wikipedia
 - Pelasgi, Wikipedia
 - Eurinome, Wikipedia
 - Eurinome, eurinome.it
 - Il simbolismo dell'Uovo, angolohermes.com
 - Antichi simboli di Pasqua, Giovanni Pelosini

mercoledì 5 novembre 2014

Chaos e Logos

"Dunque, per primo fu il Chaos, e poi
Gaia dall'ampio petto, sede sicura per sempre di tutti gli immortali che tengono le vette dell'Olimpo nevoso,
e Tartaro nebbioso nei recessi della terra dalle ampie strade,
e poi Eros, il più bello fra gli dèi immortali,
che rompe le membra, e di tutti gli dèi e di tutti gli uomini
doma nel petto il cuore e il saggio consiglio.
Da Chaos nacquero Erebo e nera Nyx.
Da Nyx provennero Etere e Hemere
che lei partorì concepiti con Erebo unita in amore."
(Esiodo, Teogonia)
"In principio era il Verbo (Logos),
il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era in principio presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui,
e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste.
In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre,
ma le tenebre non l'hanno accolta"
(Vangelo di Giovanni)


La teogonia (1) del mondo greco (secondo Esiodo) a confronto con l'incipit del Vangelo di Giovanni.

Il Chaos a confronto con il Logos (ovvero il Cristo). Il mito primordiale alle origini dell'umanità, dall'indifferenziato al differenziato (ovvero dall'uno ai molti), dal non manifesto alla manifestazione (ovvero dall'invisibile al visibile, dal buio alla luce, dallo spirito alla materia).

Il Chaos non è da intendersi col significato moderno di disordine, bensì "Spazio beante", "Spazio aperto", "Voragine", e simbolicamente è l'Abisso dove sono "tenebrosità, oscurità (Erebo, Nyx)".
"Il greco chaos deriva da una forma più antica che corrisponde al latino cavus dai cui l'italiano cavo. Si è poi passati dal significato di «spazio vuoto» a quello di massa disordinata, indistinta: il caos è quanto esisteva, per la mitologia greca, all'origine di tutto, prima degli dei e del mondo. Nei miti probabilmente più antichi il caos era concepito come il vuoto." (Massimo Ciccotti, La Stampa)

Al di la delle parole con cui viene espresso, che sono diverse, il significato di Logos/Chaos è pressochè identico.
Esiste un Principio Assoluto, Dio per i cristiani, mussulmani, ebrei, la Mente per Anassagora o il Demiurgo per Platone e gli gnostici, ovvero il Creatore che lavora su di/ attraverso una "materia indifferenziata fatta di vuoto (2)" (Chaos) / "parola in potenza, parola creatrice" (Logos), che non esiste da sempre, Sua emanazione (in quanto nulla può esistere al di fuori di Se Stesso), dove "tutto è stato fatto per mezzo di lui" (ovvero è stata fatta la creazione, il mondo manifesto).

Da osservare che la prima cosa che è differenziata dal Chaos è inizialmente il buio (Nyx, la Notte) ovvero le tenebre (Erebo, l'oscurità, che è anche quella degli inferi). Tutto infatti nasce nel buio, e infatti diciamo "venire alla luce", sia come atto della nascita, sia quando si concepisce un'idea. 
Solo dopo si differenzia la luce, Eros per il mondo greco è Phanes (la luce), e figli della notte e dell'oscurità sono Etere (Aithḗr, la luminosità del Cielo superiore) e Hemera (divinità femminile del Giorno); per Giovanni la Luce è identificata con la Vita, che splende nelle tenebre (da cui è nata, secondo i greci, ed è nata con amore).

Vorrei in ultimo proporre un analogia con i Tarocchi, notando come la teogonia di Esiodo si fonde perfettamente con i primi cinque arcani : il Chaos è il Matto (arcano 0), che come afferma Wirth è l'Abisso, l'Apsu dei caldei; il Mago (arcano I) è il Creatore o il Demiurgo, Colui che ha tutto in potenza; la Notte (Nyx) è la Papessa (arcano II), ovvero Iside, la dea del mistero e della notte profonda;  il Giorno (Hemera) è l'Imperatrice (arcano III), luminosa regina dell'intelligenza e della creatività; la Tenebra (Erebo) è l'Imperatore (arcano IV), cupo e tenebroso sovrano, l'Etere (Aither) è il Papa (arcano V), inteso come ierofante, la luce superiore della fede, ed infatti cinque è la quintessenza, il quinto elemento ovvero l'etere!

0   Chaos il Matto
1   Creatore, Demiurgo    il Mago
2   Notte (Nyx) la Papessa
3   Giorno (Hemera) l'Imperatrice
4   Tenebra (Erebo) l'Imperatore
5   Etere (Aither) il Papa


Note:
(1) teogonia = "genealogia degli dei; mito o insieme di miti che illustrano la nascita o la discendenza degli dei" (Treccani)
(2) il vuoto non è il nulla, come ben insegna la fisica quantistica, infatti se in fisica, il vuoto è l'assenza di materia in un volume di spazio, ciò non vuol dire che non c'è nulla : è pieno di vita tant'è vero che una particella-antiparicella nel vuoto, attraverso una fluttuazione quantistica, può nascere e morire (seppur per breve tempo). L'universo stesso può essere nato dal vuoto, prodotto da un'enorme fluttuazione quantistica.

Fonti:
 - Chaos - Mitologia, Wikipedia
 - Verbo, Wikipedia

venerdì 31 ottobre 2014

Saturno

Tiepolo
Villa Bertolo-Valmarana (ai Nani) , Vicenza
Saturno, affresco
La simbologia di Saturno non è di facile interpretazione. A complicare lo studio, la confusione tra il Saturno, divinità romana, e Crono, divinità greca. Sebbene i libri di storia gli identifichino, ciò è vero in parte ma non in tutto. Esaminiamo quindi l'archetipo di Saturno, dimenticandoci dell'accostamento con Crono.
Scrive bene il sito cassiciaco.it:

"Saturno, in latino Saturnus, era un dio italico che i romani identificarono con il greco Cronos. Divinità delle sementi (satus) e della coltivazione della vite, è spesso rappresentato con una falce in mano o con un serpente. La tradizione romana voleva che, cacciato dall'Olimpo da Giove, egli si fosse rifugiato in Italia presso Janus.
 Il suo regno e la sua influenza sul Lazio antico faceva parlare di una mitica età dell'oro. Si celebravano in suo onore i Saturnali alla fine del mese di dicembre : si trattava di feste celebrate nell'antichità romana, nel corso delle quali gli schiavi prendevano il posto dei maestri e ciò costituiva occasione per diversi sberleffi e situazioni comiche.
La moglie di Saturno, Opi, dea del raccolto, divenne l'equivalente di Rea. Saturno era il padre fra gli altri di Cerere, Giove, Nettuno e Ade. (...)
In memoria dell'antica età dell'oro dell'uomo, era mitica durante la quale Saturno aveva governato, venivano celebrati grandi festeggiamenti chiamati Saturnalia che avevano luogo nei mesi invernali, all'incirca al solstizio d'inverno.
Originariamente duravano un solo giorno, tenendosi il 17 dicembre, ma in seguito ebbero durata di una settimana. Durante i Saturnalia, il ruolo di padroni e schiavi veniva invertito, i vincoli morali venivano meno e le regole dell'etichetta ignorate. Si pensa che i Saturnalia ed i Lupercalia siano le origini del Carnevale.
"

Lucas Cranach - L'età dell'oro (Gallerina Nazionale, Oslo)
Che cos'è esattamente l'età dell'oro? Lo spiega Wikipedia:

"Secondo le leggende in quest'epoca gli esseri umani vivevano senza bisogno di leggi, né avevano la necessità di coltivare la terra perché da essa cresceva spontaneamente ogni genere di pianta, né quella di costruire navi per cercare altre terre. 
Non c'era odio tra individui né guerre flagellavano la terra. Era sempre primavera e né il caldo o il freddo tormentavano le genti e perciò non c'era bisogno di costruire case o di ripararsi in grotte. 
Con l'avvento di Giove finisce l'età dell'oro e inizia l'età dell'argento."

Saturno è quindi Sator (1), il seminatore (satus sono le sementi).
Quello che ci interessa sapere è che Saturno proviene dal Cielo - cacciato da Giove - e si stanzia nel Lazio (ovvero il centro del mondo, secondo i latini) - regno di Giano - dove, per contraccambiare l'ospitalità, insegna agli uomini a seminare le sementi, ovvero l'agricoltura (ecco l'epiteto di dio dell'agricoltura). Siccome poi, nel mondo antico (e nel mondo contadino in generale), chi possiede le sementi e ha un buon raccolto è benestante, ecco che Saturno simbolegga l'abbondanza, la prosperità, il benessere, la fecondità, la potenza.

Pieter Paul Rubens, Abbondanza
1630 circa, Tokyo,
Museo nazionale d'arte occidentale

Non a caso, il mito romano racconta che la sposa di Saturno è Opi (da Ops, abbondanza ma anche Opis, lavoro) (2), antica divinità sabina, personificazione della terra - quindi Dea Madre - (la terra è la materia su cui Saturno opera ovvero semina) e dispensatrice dell'abbondanza agraria. Curioso che Opi derivi anche da Opis, ovvero che l'abbondanza deriva dal lavoro.
Molto interessante il quadro di Rubens, Abbondanza, che raffigura Opi nell'atto di versare la cornucopia (simbolo di ricchezza), distribuendo copiosamente i frutti della terra agli uomini.

La sua festa (gli Opalia) veniva celebrata nel mondo romano, il 25 agosto, tempo dell'inizio del raccolto, così come la festa dedicata a Saturno (i Saturnali) cadeva il 17 dicembre, dopo che era finita la semina.

E' grazie all'agricoltura che nel mondo antico si instaura l'età dell'oro. E' l'analogo del Paradiso Terrestre per i cristiani (oserei dire: lo stesso).
Dall'agricoltura nacque poi tutto il resto, ovvero la civiltà e le leggi. Infatti a Saturno viene fatto risalire la fondazione delle mitiche città saturnie (Alatri, Anagni, Arpino, Atina e Ferentino, nella provincia di Frosinone, caratterizzate da imponenti cinte di mura megalitiche poligonali).

Inoltre nel pantheon romano, Saturno è padre di tutti gli altri dei, tra cui Cerere (dea della fecondità e della crescita), Giove (dio del cielo, infatti ha come attributi il fulmine e il tuono), Nettuno (dio del mare e delle acque) e Plutone (che diversamente da Ade - cui è erroneamente identificato - è il dio della ricchezza sotterranea - pluto vuol dire "ricco" - e custode del sottosuolo, dalla quale i semi traggono il necessario per un buon raccolto).
Quattro figli come i quattro elementi Cerere-Terra, Giove-Aria, Nettuno-Acqua, Plutone-Fuoco (3). Ciò spiega Saturno come colui che regna sul mondo manifesto della materia.

E poi cosa successe ? Perchè questa età dell'oro finì ? Accadde che Saturno, alla fine del suo regno  scomparve dalla vista degli uomini, come accade spesso agli eroi latini.
Il mito romano sembra non spiegare il perchè, però abbiamo l'analogo del mito greco. E' ora di riconsiderare il suo alter-ego, Crono e dell'età dell'oro descritta dal poeta greco Esiodo nel poema "Le opere e i giorni". La sua visione è spiegata da Wikipedia:

Pandora - John William Waterhouse
"L'idea di un'epoca dorata compare per la prima volta nel poema Le opere e i giorni di Esiodo (metà dell'VIII secolo a.C.). Secondo il poeta si tratta della prima età mitica, il tempo di «un'aurea stirpe di uomini mortali», che «crearono nei primissimi tempi gli immortali che hanno la dimora sull'Olimpo. Essi vissero ai tempi di Crono, quando regnava nel cielo; come dèi passavan la vita con l'animo sgombro da angosce, lontani, fuori dalle fatiche e dalla miseria; né la misera vecchiaia incombeva su loro [...] tutte le cose belle essi avevano» (Le opere e i giorni, versi 109 e seguenti).

Esiodo descrive altre quattro ere che sarebbero succedute all'età dell'oro in ordine cronologico: l'età dell'argento, l'età del bronzo, l'età degli eroi e l'età del ferro. Tale involuzione della condizione umana imposta da Zeus è dovuta alla creazione, ad opera degli dei, di Pandora, la prima donna, donata all'uomo perché fosse punito dopo aver ricevuto dal Titano Prometeo il fuoco, rubato da quest'ultimo agli dei. Pandora ha un ruolo simile a quello di Eva nei testi biblici: come Eva, a causa del peccato originale, nega all'uomo la vita felice nell'Eden, così Pandora apre un otre nel quale erano segregati tutti i mali che durante l'età dell'oro erano sconosciuti tra gli uomini.
"

Uscendo dal mito ed entrando nella storia, i romani instaurano a Roma, ogni 17 dicembre, una festa, chiamata appunto i Saturnali (4), per celebrare i giorni di quell'età mitica, dove si crea un ribaltamento dei ruoli sociali (gli schiavi che diventano padroni, quasi a compensare l'antica uguaglianza tra le persone). E siccome in seguito i festeggiamenti vennero prolungati per l'intera settimana, come non pensare ad una analogia dei Saturnali alla festa odierna del 25 dicembre (intesa nell'aspetto civile e non religioso) ?

Note :
(1) curiosamente, il quasi-anagramma di SATOR è TARO[S], ovvero ruota, da cui sembra originata la parola Tarocchi, che designa le famose carte di divinazione.
(2) La parola latina ops significa ricchezza, abbondanza, doni, munificenza ed è anche correlata ad opis, la quale significa lavoro, in particolare quello agrario. Il termine Ops è anche derivante dal sanscrito ápnas ("beni, proprietà").
(3) Perchè Plutone-Fuoco ? lo Piriflegetonte, uno dei fiumi "infernali" (cioè sotterranei), era il fiume del fuoco.
(4) i Saturnali sono una festa degli abitanti della città di Roma, in campagna analogamente esisteva una festa chiamata Compitali e legata al culto dei lari.

Fonti :
 - Età dell'oro, Wikipedia
 - Opi, Wikipedia
 - Città Saturnie, Wikipedia 
 - Pandora, Wikipedia
 - cassiciaco.it
 - Culto di Saturno, romanoimpero.com

venerdì 24 ottobre 2014

Il velo di Iside ovvero Maya

Hans Memling, Santa Veronica (1433 )
con il velo con il volto di Gesù
Il 'velo di Iside', ovvero il 'velo di Maya' è un simbolo legato all'arcano della Papessa, ovvero il velo alle sue spalle che cela la conoscenza della vera realtà.

"Con l'espressione Velo di Maya, coniata da Arthur Schopenhauer nel suo 'Il mondo come volontà e rappresentazione', si intendono diversi concetti metafisici e gnoseologici propri della religione e della cultura induista e ripresi successivamente anche da vari filosofi moderni. Arthur Schopenhauer nella propria filosofia sostiene che la vita è sogno sebbene questo "sognare" sia innato (quindi la nostra unica "realtà") e obbedisca a precise regole, valide per tutti e insite nei nostri schemi conoscitivi.
 
Questo «velo», di natura metafisica e illusoria, separando gli esseri individuali dalla conoscenza / percezione della realtà (se non sfocata e alterata), impedisce loro di ottenere moksha (cioè la liberazione spirituale) tenendoli così imprigionati nel samsara ovverosia il continuo ciclo delle morti e delle rinascite. 
Similmente alla metafora della caverna di Platone, l'uomo (e quindi l'intera umanità) è presentato come un individuo i cui occhi sono coperti dalla nascita da un velo, liberandosi dal quale l'anima si risveglierà dal letargo conoscitivo (o avidyã, ignoranza metafisica) e potrà contemplare finalmente la vera essenza della realtà.
(fonte: Māyā, Wikipedia)

Si legga a questo prosito anche "Il ‘velo di Maya’, un’invenzione dell’Occidente di Alessandro Grossato", dove viene precisato che l'irrealtà deve essere considerata come impermanenza, ovvero esistono diversi gradi di realtà, e che anzi, il velo non ci limita ma ci aiuta a giungere alla realtà suprema e permanente.
Interessante poi l'articolo "La verità svelata dal velo, di Rosella Prezzo" che descrive le funzioni del velo nelle varie società umane.

giovedì 23 ottobre 2014

La Papessa, l'acqua e la luna

Abbiamo analizzato, nel precedente post sulla Papessa, l'analogia con la dea Iside e gli aspetti della divinazione, nel senso di penetrare gli aspetti reconditi della realtà, di separazione tra ciò che è illusorio (il mondo materiale) e ciò che è reale (il mondo immateriale). Ciò è ben descritto nell'arcano dei tarocchi Wirth.

Considerando invece l'arcano della Papessa nei tarocchi Rider-Waite, si evidenziano due importanti attributi: l'acqua e la luna.
L'acqua si intravede appena, nascosto dal velo coi melograni disegnati, mentre una evidente falce di luna crescente è posta ai piedi della Papessa.

L'acqua

L'acqua è fonte di vita (attributo anche di Iside-Hathor), tanto è vero che molti miti fanno derivare la nascita delle creature viventi dall'acqua primordiale. E' anche simbolo di purezza. Nella tradizione taoista l'acqua è un simbolo di saggezza. Data la sua capacità di assumere la forma del contenitore, seguendo il percorso a minor resistenza, senza sforzo, mostra adattabilità alle situazioni, quindi pazienza. In Egitto l'acqua è quella del fiume Nilo, portatrice di fertilità alla terra. 
La psicoanalisi ha visto nell'acqua prevalentemente un simbolo della femminilità e delle forze dell'inconscio. Infine, dalle ultime scoperte scientifiche sulla memoria dell'acqua, deriva la capacità di assimilare le informazioni (si pensi ai preparati omeopatici), ovvero acquisizione di conoscenza (studio). Astrologicamente, l'acqua e la luna si ritrovano nel segno del Cancro.

La Luna

La Luna (Selene, per i greci) è sempre stata associata alla donna. La ragione principale consiste nella durata della sua orbita intorno alla Terra, 28 giorni circa (1), che coincide grossomodo col ciclo mensile femminile (2). Inoltre, la Luna crescente che diventa piena assomiglia alla gestazione e al parto, dove la donna si gonfia e partorisce una nuova vita.

Astrologicamente, alla Luna è associata la figura materna, all'infanzia e ai sentimenti, ma più in generale, ai ricordi che lasciano traccia emotiva, non solo in questa vita ma anche delle vite passate, quindi la luna come contenitore karmico.
 
Inoltre è legata all'acqua (dell'oceano) tramite il fenomeno delle maree e di altri liquidi (si pensi all'imbottigliamento dei vini). E' ricettiva in quando riceve e riflette la luce del Sole, analoga all'acqua che riceve la forma dal suo contenitore.

Una curiosità: sebbene spesso alla luna siano associate divinità femminili, nell'antico Egitto è Thot il dio della luna, e non a caso, si ritiene colui che scrisse il mitico "Libro di Thot", un libro sapienzale e di divinazione, proprio come la materia di insegnamento della Papessa.


Note:
(1) Più precisamente, il mese siderale (calcolato rispetto alle stelle fisse) dura 27 giorni 7 ore e 43 minuti, mentre il periodo apparente, osservato sulla Terra, tra due lune piene, è di 29 giorni 12 ore e 44 minuti, più lungo a causa della contemporanea rivoluzione terrestre.
(2) Infatti "mese" e "mestruazione" hanno la stessa radice: il latino mensis (mese), che deriva dal greco mene (luna), lo stesso per le parole inglesi moon (luna) e month (mese). 

Fonti:

mercoledì 22 ottobre 2014

Cassiopea e la Papessa

Costelllazione di Cassiopea
Johann Bayer, Uranometria (1661 )
Un'interessante analogia dell'arcano della Papessa è rappresentata da Cassiopea, regina d'Etiopia, come ben cita Oswald Wirth nella sua opera sui tarocchi (1).

La somiglianza principale, nella raffigurazione, è la donna seduta su un trono, mentre nel significato è il ruolo, attribuito ad entrambe, di Dea Madre, sia della Papessa-Iside, Dea Madre secondo Apuleio (2), sia di Cassiopea (3).

Ma quali degli attributi della Papessa-Iside sono rintracciabili in Cassiopea ? Occore conoscere il mito di Cassiopea, così riassunto:

"Cassiopea è una delle cinquanta Nereidi, le ninfe del mare figlie di Nereo.
Sposò Cefeo re di Etiopia e generò Andromeda.
Un giorno, mentre era intenta a pettinarsi i lunghi capelli ricciuti, Cassiopea vanitosamente osò dichiarare di essere la più bella delle Nereidi. Una di esse era Anfitrite, sposa di Poseidone, il dio del mare. Le Nereidi così si rivolsero a Poseidone perché punisse Cassiopea per la sua vanità e il dio mandò un serpente mostruoso, Ceto, a devastare l'Etiopia e a divorarne gli abitanti.
Un oracolo rivelò che l'unico mezzo per calmare le ire del mostro era sacrificare la figlia di Cassiopea e Cefeo, Andromeda. Questa venne allora incatenata a una costa rocciosa per sacrificargliela, ma la fanciulla fu sottratta a quell'atroce destino dall'eroe Perseo, grazie alla testa di medusa, il quale potere era di pietrificare.
" (4)

Cassiopeia, incisione
Gaio Giulio Igino, Poeticon Astronomicon
Nella mitologia greca, Cassiopea è un personaggio in negativo, che rappresenta uno dei sette vizi capitali, quello della vanità, e per questa ragione verrà punita anche dopo sua morte, quando diventerà la costellazione di Cassiopea:

"La vanitosa Cassiopea, dopo la sua morte, fu trasformata in in un raggruppamento di stelle poste nella Via Lattea tra le costellazioni di Cefeo e di Andromeda, tuttavia fu, per sempre, legata ad una sedia.
A causa dell’inimicizia tra lei e le Nereidi e per darle una lezione di umiltà, è stata posta vicina alla stella polare, condannata a girare per sempre intorno al polo celeste, trovandosi così a volte a testa in giù, in una posizione poco dignitosa.
La costellazione di Cassiopea (in latino Cassiopeia) somiglia alla sedia che in origine rappresentava uno strumento di tortura. La nereide non è sempre rappresentata legata alla sedia, in alcuni disegni ci viene mostrata mentre tiene uno specchio, simbolo della sua vanità, in altri tiene una foglia di palma, un simbolismo che non è di chiara interpretazione.
" (5)

Come accade in molti degli altri arcani, le qualità della Papessa (che sono tante), possono diventare dei vizi se interpretate nel modo opposto. Così la pazienza diventa inattività, temporeggiamento fino a diventare accidia; analogamente, l'attività dell'immaginazione speculativa, la discrezione e il ritirarsi in solitudine per concentrarsi su se stessi, può portare ad una auto-esaltazione, ad un appagamento del bastare a se stessi, che sfocia nella vanità.

E' interessante notare in Cassiopea un'altro dei sette vizi capitali, ovvero l'invidia. Il mito greco infatti racconta che, anche quando Andromeda fu liberata da Teseo e fu presa in sposa, la madre fu gelosa della figlia tanto da complottare contro di lei, cercando di rompere il loro matrimonio (facendosi aiutare da un altro pretendente della figlia) e desiderando la morte di Perseo (6).

Le cinque stelle principali della costellazione di Cassiopea,
accanto a quella della figlia Andromeda, del genero Perseo
e del marito Cefeo
Dalla mitologia all'astronomia, consideramo le cinque stelle principali della costellazione di Cassiopea. Esse sono (da sinistra a destra nella figura):

Epsilon Cassiopeiae, Segin
Delta Cassiopeiae, Ruchbah
Gamma Cassiopeiae, Tsih
Alpha Cassiopeiae, Schedar
Beta Cassiopeiae, Caph

Esse sono disposte a formare una M o, rovesciata, diventa una W (osservandola nella volta celeste può essere orientata sempre in modi diversi) . Nel cielo è quindi disegnato il simbolo dell'acqua, identico al corrispondente geroglifico egizio (o altra scrittura semitica) (a). Ecco quindi la conferma, Cassiopea = acqua = Papessa.

Venere di Willendorf
La W come geroglifico dell'acqua non è la sola interpretazione. Può anche a significare un seno o mammella. E' significativo infatti che la stella alfa (la più luminosa) della costellazione, Schedar o Shedir, posta in basso di uno dei due vertici del W, in arabo significa appunto busto, seno. Il seno, simbolo della procreazione, dell’allattamento e della vita, si ritrova nelle statuette della Dea Madre e nella dea egizia Hathor, identificata con Iside all'epoca del culto di Ra ad Heliopolis (8). Ancora una conferma, Cassiopea = seno = Hathor = Iside = Papessa.

Altre corrispondenze :
  • Gli astronomi arabi chiamavano la costellazione di Cassiopea "la Signora sul Trono" (come la Papessa).
  • la Via Lattea (ritorna l'analogia del seno che allatta) passa nella sua estremità nord in Cassiopea.
  • Astronomicamente, sotto la costellazione di Cassiopea c'è il cavallo Pegaso, le cui stelle principali formano un quadrato (il "quadrato di Pegaso" ). Nell'arcano dei tarocchi di Wirth, ai piedi della Papessa, la scacchiera bianca e nera, ovvero una forma quadrata.

Note:
 - (a) Per l'esattezza, acqua in egiziano, mu, si scrive con 3 M l'una sopra l'altra (vedi figura a destra). Invece il simbolo astrologico dell'Acquario è una doppia M.

Fonti:
 - (1) Oswald Wirth, I Tarocchi, ed.Mediterranee
 - (2) Apuleio, L'asino d'oro
 - (3) Enrico Calzolari, Davide Gori - L’impronta della costellazione di Cassiopea nel Caprione: lettura astronomica e archetipi sciamanici
 - (4) Cassiopea (Mitologia), Wikipedia 
 - (5) Cassiopea, Tanogabo.it
 - (6) Andromeda, mitologia.dossier.net 
 - (7) Shedir, Wikipedia
 - (8) Iside, simbolisignificato.it
 - (9) Massimo Barbetta - Rennes le Chateau. Porta dei misteri
 - (10) Ovidio, Le Metamorfosi , cap IV

lunedì 26 maggio 2014

Tu sei il mondo


"Voi tutti siete il mondo. Se volete cambiare il mondo, non iniziate cambiando il mondo; questo è il metodo errato che l'umanità ha seguito finora.
Cambiare la società , cambiare le strutture economiche. Cambiare questo, cambiare quello. Ma non cambiare l'individuo.
Ecco perchè tutte le rivoluzioni hanno fallito. Una sola rivoluzione può avere successo, e non è mai stata tentata prima d'ora: la rivoluzione dell'individuo.
Cambia te stesso.
Sta' attento a non fare qualcosa che possa trasformare il mondo in un inferno. Ricorda di contribuire sempre con qualcosa che lo renda un paradiso.
Il segreto dell'uomo religioso è tutto qui. E se ciascun individuo iniziasse a fare così, ci sarebbe una rivoluzione senza alcun spargimento di sangue"
(Osho, "Tu sei il mondo", ed. Giunti Demetra)

giovedì 6 febbraio 2014

Febrarius

Très riches heures du Duc de Berry,
Folio 2, verso: febbraio
Il mese di febbraio.
Chi pensa che febbraio sia il secondo mese dell'anno. E invece, nell'antichità romana, febbraio era l'ultimo mese dell'anno, a marzo iniziava l'anno nuovo, e come non essere d'accordo con la saggezza degli antichi, che faceva coincidere l'anno con la nascita - ovvero il risveglio - della Natura, risvegliata dal sonno dei mesi invernali.
Ecco perchè febbraio ha solo 28 giorni, ovvero quello che resta dei giorni che gli altri mesi si sono presi, o addirittura hanno "scippato", se prendiamo per buona la leggenda secondo cui, in origine, agosto aveva 30 giorni, ma Augusto, per rendere onore al mese a lui dedicato - e per non essere da meno di luglio, dedicato a Giulio Cesare - tolse un giorno a febbraio per darlo ad agosto.

Ed altra anomalia a tutti nota, esiste un giorno, il 29o che c'è e non c'è, ogni 4 anni come vuole il computo del calendario Giuliano (46 a.C.), per allineare il calendario con l'anno astronomico - in quanto la durata della rivoluzione della Terra intorno al Sole è di circa 365,25 giorni (0,25 sta per 1/4), e quindi, o ogni anno aggiungi 6 ore, oppure ogni 4 anni aggiungi un giorno.

Cosa significa febbraio ? Deriva da febrarius, ovvero fe-bruo, purifico.

Da che cosa occorre purificarsi il mese di febbraio ? Due erano i pericoli di cui l'antica Roma sui sette colli veniva minacciata questo mese - e quindi serviva la purificazione come esorcismo per allontanare il male -  ovvero i lupi e la febbre.

I lupi.
A metà mese di febbraio, ricorrevano gli antichi Lupercali (che si svolgevano dal 13 al 15 febbraio), in onore al dio Luperco (assimilato al dio Fauno), o rito propiziatorio per proteggere il bestiame dall'attacco dei lupi, resi affamati dalla rigidità dell'inverno, o per celebrare l'allattamento dei gemelli Romolo e Remo da parte di una lupa che aveva da poco partorito (ed infatti si celebrava in una grotta del colle Palatino, detta Lupercale).
Durante questo rito, venivano sacrificate delle capre, il cui sangue e latte serviva ad iniziare i nuovi sacerdoti, i luperci. Assumendo il doppio ruolo simbolico di capre e di lupi, i luperci correvano intorno al Palatino, sferzando la terra e le donne con striscie di pelle di capra, per favorirne la fertilità, e nello stesso tempo per tenere lontano i lupi.

La febbre.
Il territorio intorno all'antica città di Roma era costituito da un acquitrinio dove viveva la zanzara della febbre malarica (che solo nell'Ottocento venne scoperta la causa) e il mese di febbraio coincideva col picco del contagio. Quindi, per allontanare il pericolo, si pregava la dea Febbre (Febris), equivalente dall'antica divinità etrusca, il dio Februus, il dio della morte e della purificazione (infatti, in Etruria si celebrava la Februalia, equivalente della romana Lupercalia).

Curioso che in età cristiana, la dea Febbre diventa santa Febronia, la martire con forse il record del numero dei feroci supplizi subiti. A lei, in origine, fu dedicato il 14 febbraio, che, come sappiamo ora è occupato da san Valentino.

Link di approfondimento:
 - Etimo.it, Febbraio
 - Wikipedia, Lupercalia
 - Wikipedia, Febris
 - Wikipedia, Februus
 - Wikipedia, Santa Febronia
 - preghiereagesuemaria.it, La Madonna della Febbre
 - Febbraio, la febbre della terra
 - Romanoimpero.com, culto di Febris