giovedì 11 luglio 2013

Essere è essere percepiti

"L'educazione di Achille" (il centauro Chirone è il mentore)
  Jean-Baptiste Regnault, 1782, Louvre, Parigi

Esse est percipi” scrive il filosofo irlandese George Berkeley (1685-1753).
Credo che sia una visione un po’ controcorrente.Significa che noi esistiamo in quando siamo percepiti (e percepiamo). Però ha un senso molto profondo.
Se applicato nel campo dello Spirito, e Berkeley era vescovo, indica che è Dio che ci percepisce e quindi ci mantiene in esistenza. Se per un attimo Dio smettesse di percepirci, pluff, tutto il mondo svanirebbe, in un battito d’ali, ciao ciao al nostro mondo!
Se invece lo interpretiamo secondo la “teoria della Ghianda” dello psicologo James Hillman (la vocazione, il daimon che ci accompagna e che ci guida e che ci chiama al nostro compito), questo sta a significare  la ghianda ha bisogno di essere percepita, ovvero vista, per poter crescere, ovvero discendere, ovvero portare a compimento il suo piano, l’immagine originaria, che ha per noi.
La percezione della ghianda avvine, soprattutto per le grandi personalità, da un mentore, ovvero da qualcuno che percepisce in maniera chiara e immediata le potenzialità.
Questa percezione è proprio come vedere. Ma vedere cosa ? La metafora è l’ ”occhio del cuore” che vede l’immagine (la ghianda è l’immagine originaria) nel cuore di un altro. E’ un “affinità elettiva” cuore a cuore (da non confondere con quella genitale-genitale). Il mentore si innamora della fantasia (l’invisibile) dell’altro.
Non solo mentori beneinteso la nostra ghianda cerca, per la stessa ragione l’affetto del cuore si rivolge agli amici e amanti. Ciò non deve sorprendere, infatti negli annunci della “posta del cuore”, dopo la descrizione anagrafica, non viene scritto il messaggio più importante, quello per cui si scrive (per essere riconosciuti),dell'"inguaribile romantico" che cerca il riconscimento animico ?

mercoledì 10 luglio 2013

Percepire l'invisibile

Abbiamo scritto nel post "descrivere l'invisibile" che la ghianda appartiene alla realtà invisibile così come è il mito che cerca di creare un ponte con la realtà tangibile e visibile.
Ma come si percepisce l'invisibile ?
Con l'intuizione, con quella facoltà umana che non coinvolge nè il cervello (e quindi i processi logici) nè l'emozione, ma è una comprensione diretta e immediata, fulminea, chiara e completa di un qualcosa o di una situazione.
Spesso quando vediamo per la prima volta una persona arriva l'intuizione che, con un unico sguardo (com'è vestito, l'espressione del volto, la voce, ecc) ci fa intuire la tipologia di appartenenza.
L'intuizione "arriva" nel senso che non siamo noi a costruirla ma arriva da sola. L'intuizione vede le cose nella sua globalità e in maniera chiara. Nonostante la sua chiarezza e rapidità, non è detto che l'intuizione sia necessariamente giusta, può anche accadere che ci faccia prendere un grosso abbaglio. In questo caso, psicologi come Jung, ritengono che l'intuizione debba essere mediata dalle altre tre funzioni della coscienza : pensiero, sentimento, sensazione. In altre parole dobbiamo verificare i fatti, tenendo conto del pregresso (lo storico, la tradizione), usando la logica e il pensiero, e giudicando con il sentimento.

Per ritornare al mito, per comprendere il mito occorre che ci arrivi l'intuizione, senza la quale non ci sarebbe possibile comprenderlo. Sebbene non abbiamo prove reali e tangibili che quello che abbiamo intuito sia vero, con l'intuizione siamo fermamente conviti che lo sia!

lunedì 8 luglio 2013

Destino

Georg Schöbel, allegoria del destino

La teoria della ghianda afferma che l’anima sceglie il proprio daimon (ovvero immagine originaria, o destino o vocazione) prima di scendere ed incarnarsi sulla Terra.
Ma se così fosse, se si potesse scegliere il proprio destino, vuol forse dire che la nostra vita è predeterminata, ovvero è già stabilita ogni cosa, ogni evento, persino la data di morte, e quelle che credavamo fossero delle scelte non sarebbero altro che un’illusione ?
No, la ghianda non ha questo potere. Del resto, nel mito di Platone, nemmeno le Moire che tessono il filo della vita sono in grado di farlo. Credere che la vita sia completamente predestinata (che si chiama fatalismo o teoria fatalistica) significa scaricare tutta la responsabilità della vita sul Fato e noi esserne completamente non responsabili.
Invece la ghianda è portatrice di un carattere. Non conosce (e non determina) ogni singolo evento, può solo intervenire per “aggiustare la rotta”, facendo capitare un evento che cerca di allineare la vita con la vocazione (una singolarità direbbero i fisici teorici, uno “sliding door” per chi ha visto l’omonimo film – ovvero una porta di una metropolitana che si apre/non si apre, e che cambia una vita).
Questo concetto è molto profondo e radicato in molte culture. Può capitare un evento, talvolta insolito, perché ci passa accanto una divinità minore, che come un battito di ali di farfalla, produce degli effetti. Oppure, per chi è cristiano, ci è passato accanto un angelo, ed è piena la letteratura di racconti degli interventi, spesso provvidenziali, degli angeli tra gli umani.

Quindi esiste il Fato, non il fatalismo.

Gli antichi affermavano “post hoc, ergo propter hoc”: dopo l’evento (post hoc) diamo una spiegazione della causa che lo ha fatto accadere (ergo propter hoc). In altre parole “gli eventi ci accadono, e gli uomini non possono capire perché una cosa ci è accaduta, ma, visto che è accaduta, evidentemente ‘doveva essere’ “ (cit. James Hillman, Codice dell’Anima).
Questo è molto importante: abbiamo la scelta, scegliamo, e quello che abbiamo scelto risulterà “ciò che doveva essere” : capite, è come se prima hai la libera scelta, e dopo scopri che quello che hai scelto era l’unica scelta, perché doveva essere proprio così.
E' un concetto rivoluzionario, ma non per la fisica quantistica. Un fisico teorico capirebbe benissimo perché, a differenza della fisica newtoniana, dove è sempre possibile sapere con esattezza posizione, direzione e velocità di un oggetto, per una particella (un oggetto infinitamente piccolo), nell’equazione probabilistica di Schrodinger, le funzioni d’onda che descrivono la particella (la scelta, le possibilità) collassa in una sola funzione nel momento in cui la osservo (vedo le conseguenza della mia scelta), quella funzione è quella che doveva essere!
Questo ci da una grande responsabilità, più di un fatalista, più all’opposto di uno che crede “che ci si faccia da soli, che tutto dipende da noi e da nessun altro” (come il mito americano occidentale) , perché ci obbliga a capire le ragioni, a maggior ragione quando ci capita “un accidenti”, ovvero qualcosa non va come avevamo sperato, proprio in queste situazioni occorre fermarsi a riflettere, e a capire se il Fato è intervenuto (e in tal caso la ghianda può volerci dire di “aggiustare la rotta” perché stiamo andando fuori strada) o che è stato determinato unicamente da noi.
Non a caso i cristiani aggiungono sempre, ad ogni loro proposito, “se Dio lo vorrà”, “a Dio piacendo”, “Deo concedente”, come se sapessero già l’importanza del Fato.
Anche il mito di Platone dice questo, infatti le Moire, che tessono il filo della vita, hanno il nome che deriva dall’indoeuropeo “smer” o “mer” che significa “ponderare, pensare, meditare, considerare, curare”, che sta ad indicare che occorre analizzare gli eventi per capire se sono determinati dal Fato, o che mi appartiene, capendo cosa avrei potuto fare e cosa posso ancora fare.

Un altro dilemma che fa sorgere la teoria della Ghianda è che, se la ghianda rappresenta una vocazione (diventerò un cantante, uno scrittore, un politico, un falegname) allora è una teoria teleologica (ovvero finalistica, che muove verso un fine) ? Per capirci, mentre la causalità si chiede “qual è la causa che ha determinato questo evento), la teleologia si chiede “qual è il fine?” e vede tutti gli eventi che si muovono verso questo fine.
Ebbene, così come la teoria della Ghianda parla del Fato, ma non è fatalista, ugualmente parla del Telos ma non è teleologica. Nel significato originario di Aristotele, telos è “ciò per cui”, ovvero non ha tutto organizzato e fa muovere precisamente verso un fine lontano e stabile, piuttosto si accontenta di “aggiustare la rotta” man mano, a breve termine, e quindi è molto vicina al contingente.
Per usare le parole di James Hillman:

La ghianda non si comporta tanto come una guida personale, quanto piuttosto come uno stile mobile, una dinamica interna che conferisce alle occasioni il sentimento che abbiano uno scopo; di lì quel senso di importanza: questo momento, apparentemente banale, è significativo, mentre quell’evento apparentemente importante, non conta poi molto.
Ecco, diciamo che alla ghianda interessa di più l’aspetto animico degli eventi, è più attenta a ciò che fa bene all’anima che a ciò che noi pensiamo faccia bene a noi stessi

domenica 7 luglio 2013

Che cos'è la ghianda?

Gustave Moreau - Hesiod and the Muse , 1891 ,
Musée d’Orsay
Per la psicologia tradizionale non esiste un concetto di “immagine originaria” nel senso di “nucleo della personalità” ovvero anima o psiche (curioso, visto che la psicologia ha - psiche - nella prima parte del nome), o forse talvolta viene spostata tra gli argomenti della parapsicologia.
Eppure l’immagine originaria ha molti nomi in tante culture diverse.
Nel mondo occidentale, veniva chiamata “genius” dai latini, o “daimon” dai greci (daimon non ha nulla a che fare con l’odierno significato di “demone”), per poi venire identificato con l’angelo custode dai cristiani.
Platone, nel mito di Er, capitolo finale della Repubblica, lo chiama “paradeigma”, o “forma fondamentale”, che abbraccia l’intero destino di una persona.

Lo psicologo James Hillman, ispirandosi al paradeigma di Platone, ha coniato il termine “ghianda” o “immagine originaria”.
Tanti nomi che non dicono esattamente cos’è la ghianda ma confermano che esiste.

Come conseguenza pratica di questa rivelazione di esistenza della ghianda, possiamo:

1) riconoscere il destino, o vocazione, o ghianda, come parte fondante dell’esistenza umana,
2) allineare la nostra vita sul destino di cui la ghianda è portatrice,
3) comprendere che tutti gli eventi non voluti fanno parte del disegno della ghianda, sono necessari ad esso e contribuiscono a realizzarlo.

Io non mi evolvo, io sono

Benozzo Gozzoli, Cappella dei Magi - Palazzo Medici, Firenze

Noi tendiamo a confondere ciò che siamo (l’immagine originaria, la ghianda) con la descrizione della nostra vita fatta con schemi tradizionali (leggi post: la chiamata del destino).
Per descrivere la nostra vita, la parola centrale non è tanto “crescita” quanto “forma”. Lo sviluppo ha senso solo se svela un aspetto della nostra immagine originaria.
E’ vero che ogni giorno impariamo (o disimpariamo), ma tutto ciò è già incluso nella ghianda (immagine di noi), e durante la vita non facciamo altro che portarlo alla luce (come le statue di Michelangelo, che svelava ciò che lui vedeva già dentro).
Noi non evolviamo, noi siamo (da cui la frase di Pablo Picasso: “io non mi evolvo, io sono”). 
Siamo quell’immagine originaria. E’ già tutto presente, come in un quadro, che ha già tutto visibile simultaneamente, nessuna parte del dipinto precede o segue un’altra (senza causa od effetto), e non importa l’ordine con cui il pittore ha dipinto le varie parti. 
E’ come se il tempo non esistesse.
E infatti il tempo non esiste..

La chiamata del destino

"La vocazione di San Matteo" - Caravaggio
Tutti abbiamo avuto la sensazione di essere chiamati ad un certo punto della nostra vita, o in maniera improvvisa, oppure sentirci spinti lentamente verso un approdo mentre si pensa ad altro.
Analizzando la vita, di preferenza si indagano i traumi passati (specie quelli infantili) senza considerare importanti tali sensazioni.  In altre parole, si fa un “film” della vita passata con i ricordi traumatici, e ci si fa un’idea di un carattere con dei tratti indelebili.
Può essere invece che la nostra vita non dipenda dall’infanzia (e dal passato in generale) ma dal modo in cui la immaginiamo. I guasti odierni non dipendono quindi dal passato ma dal modo traumatico con cui ricordo l’infanzia. Altrimenti, equivarrebbe a credere che ciò che siamo oggi sia il risultato di cause esterne che ci hanno plasmato.
 
Il senso della vocazione (alias: la chiamata del destino) ci fornisce una ragione per cui siamo vivi : è la sensazione che ciascuno è responsabile di fronte ad un’immagine (che verrà chiamata daimon o genio o ghianda o angelo custode) innata alla quale mi devo dedicare oltre al quotidiano. Il mondo vuole che io esista, e sono al mondo perché sono stato chiamato!

Nel mondo moderno esiste un appiattimento della propria identità.
Siamo descritti in termini sociologici, statistici, crediamo nella crescita come sviluppo: ho fatto prima questo, poi questo poi quell’altro (il curriculum). Il nostro itinerario sembra già scritto e previsto : posso allora sapere dove sono stato prima di arrivarci! E di contro, tutte le chiamate del destino (daimon) se va bene vengono viste come eccentricità.
Il daimon invece ci chiede di immaginare la vita diversamente, con romanticismo, alla luce di grandi idee, di bellezza, mistero, mito.

mercoledì 3 luglio 2013

Descrivere l'invisibile


Narra una leggenda nordica:
"I taglialegna nelle foreste di pini, abeti e larici del Nord erano soliti lavorare in solitudine quando abbattevano e sfrondavano alberi con la loro accetta. E bevevano, naturalmente, nelle brevi giornate di bianco gelo: caffè, schnaps.. E a volte appariva Huldra.
Huldra era una creatura di squisita bellezza, delicata, ammaliante e irresistibile. Capitava che, al vederla, un taglialegna lasciasse cadere l'accetta e si mettesse a seguire il richiamo del suo sorriso, addentrandosi nel folto della foresta. Non appena le arrivava vicino, Huldra gli voltava le spalle.. e svaniva. Distolto il viso sorridente , non c'era più nulla: la creatura non aveva un dietro, oppure la sua schiena era invisibile.
E il taglialegna, attirato troppo addentro la foresta, incapace di ritrovare i segni familiari per ritornare alla radura, perdeva l'orientamento e moriva congelato."

La teoria della Ghianda postula l'esistenza della Ghianda, assegnata a ciascuno di noi. Ma dove si trova questa ghianda ? Appartiene alla realtà invisibile naturalmente, quindi è inutile cercarla in questa o in quell'altra parte del corpo. In passato molti avevano provato a localizzare l'anima, senza successo.
Essendo invisibile, occorre prima descrivere cos'è l'imvisibile ovvero comprendere la natura dell'invisibilità.

Il mito sopra raccontato è citato dallo psicologo James Hillman per spiegare l'immaterialità del mito ovvero per descrivere il passaggio dal visibile all'invisibile (curioso: per capire i miti si racconta un mito!).
Il mito ha sempre un piede nel reale visibile (i sogni degli uomini primitivi, il tentativo di spiegare il cosmo, le visioni sciamaniche, le favole delle nonne ai bambini per farli addormentare) anche se non è legato a nessun fatto o data reale, è per sua natura, senza luogo e senza tempo.

Per usare le parole dello psicologo: "I miti scivolano nell'invisibile. Mostrano un viso ammaliatore, ma ciò che hanno dietro, quando li scrutiamo da vicino, svanisce. Non c'è più niente. Siamo smarriti nella foresta.".
Il mito è quindi un ponte, un ponte tra visibile e l'invisibile.
Non è l'unico. Secondo lo psicologo, altri ponti sono la matematica (le equazioni) e la musica (uno spartito musicale). Ci sarebbe anche il misticismo, tuttavia essi fanno concidere il visibile con l'invisibile, sapendo che non c'è differenza (l'invisibile è il supporto del visibile) e quindi non è possibile considerarlo un ponte.

Così come il mito di Huldra che ammalia, anche le formule matematiche, ad esempio quelle della fisica che cercano di riassumere le equazioni dei quattro campi fondamentali dell'universo (quando non si troverà la sola, quella unificante), hanno una bellezza che affascina. Ma dietro cosa c'è ? Forse la schiena invisibile di Huldra.
Ma l'invisibile è ovunque nel nostro quotidiano. Forse non si spende una vita per un ideale ? E cos'è un "ideale", non è forse invisibile ?  Sono visibili i "valori della famiglia" ? La felicità è visibile ? Per non parlare del Successo, Carriera, Consumismo, Economia. Se fossimo stati nell'antica grecia potevano diventare delle divinità, data la loro natura invisibile. Intere nazioni sono dominate dall'Economia, l'unione europea soffoca i suoi cittadini dandosi regole astratte di Economia, pareggio di bilancio, quote latte, ma se ci pensate appartiene tutto alla realtà invisibile.

Per concludere: "Forse Huldra, che svanisce confondendosi con la foresta è il mito personificato, la verità di fondo del mito catturata in un unica immagine poetica."


Fonte:
 - James Hillman, "Il Codice dell'Anima", Adelphi ed.