sabato 17 dicembre 2016

Il bue e l'asinello


Riguardo alla simbologia del bue e dell’asinello nella grotta della natività di Gesù, a differenza di altri autori, non riesco a trovare nessuna simbologia duale (lato positivo e negativo) o differenziazione tra bue e asino. 

Non è vero che il bue possa essere paragonato al toro (pur essendo della stessa razza, il bue a differenza del toro, è un bovino castrato e ciò fa molta differenza) e nemmeno che il lato negativo dell’asino sia la cavalcatura del dio Seth egiziano (dio del caos, del deserto, delle tempeste e della violenza, antagonista di Osiride, suo fratello, di cui commette un atroce omicidio con mutilazione del cadavere), anzi gli egittologi non sanno quale sia l’animale (lo chiamano “animale di Seth”); a ben vedere, dall’iconografia di Seth noto che le lunghe orecchie non assomigliano affatto a quelle di un asino (che sono affusolate in punta). 

E’ vero invece che sia il bue che l’asino siano sì la parte mondana (ciò che abita il mondo) che rappresenta la mansietudine (l’asino è molto più mansueto di un cavallo, lo stesso dicasi del bue nel confronto del toro), la mitezza, la resistenza al lavoro duro, la pacatezza. Qualcuno scrive che rappresentano la parte istintiva-sessuale e la personalità. Per me rappresentano sì la personalità, ma quella già lavorata, già evoluta, quella che – direbbe a ragione il cristianesimo – esprime in maniera esemplare le virtù, quelle da cui ogni scuola iniziatica seria dovrebbe partire (ed infatti nello yoga il primo gradino evolutivo è rappresentato dalle Yama, le astensioni, e Niyama - le osservanze o precetti). 

Altra coincidenza : l’asino è la cavalcata di Gesù che entra a Gerusalemme la domenica delle Palme (la settimana prima della sua crocifissione – ovvero morte e ri-nascita), e il bue è la cavalcata di Lao Tze che parte per il suo ultimo viaggio (lasciando la Cina) che, se non fosse stato per un’umile guardia di frontiera, non avremmo nulla di scritto. 

Ecco quindi il significato esoterico della presenza del bue e dell’asinello che sono strettamente vicini al Gesù appena nato : la discesa della luce nel mondo, l’illuminazione, la seconda nascita, può avvenire solo se la propria personalità è già stata addomesticata, resa mansueta, gli istinti sessuali sono stati sublimati (la castrazione del bue). 

venerdì 16 dicembre 2016

La luce nella grotta della natività



"Ciò detto, l'angelo ordinò di fermare il giumento, essendo giunto il tempo di partorire; comandò poi alla beata Maria di discendere dall'animale e di entrare in una grotta sotto una caverna nella quale non entrava mai la luce ma c'erano sempre tenebre, non potendo ricevere la luce del giorno. Allorché la beata Maria entrò in essa, tutta si illuminò di splendore quasi fosse l'ora sesta del giorno. La luce divina illuminò la grotta in modo tale che né di giorno né di notte, fino a quando vi rimase la beata Maria, la luce non mancò. Qui generò un maschio, circondata dagli angeli mentre nasceva. Quando nacque stette ritto sui suoi piedi, ed essi lo adorarono dicendo: "Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà".
(Vangelo Apocrifo dello Pseudo-Matteo - 13,2)

Dal Vangelo Apocrifo dello Pseudo-Matteo (per distinguerlo dal Vangelo di Matteo, canonico) dobbiamo l'ispirazione della tradizione del presepio in una grotta (tradizione che ricordiamo risale a San Francesco con il primo presepe a Greccio - in provincia di Rieti).
Ma il passo che, da un punto di vista esoterico, trovo molto significativo è la meravigliosa luce che risplende a giorno finchè Maria si trovava nella grotta. Ciò è conforme con quanto afferma Gesù il Cristo che dice "Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita" (Giovanni 8,12)
Ecco che le tenebre della grotta (metafora delle tenebre nel mondo) vengono annullate dalla luce portata dal Cristo. 
E non a caso, la nascita avviene qualche giorno dopo il solstizio d'Inverno, giorno in cui il Sole ha superato il punto minimo di altezza sull'orizzonte, è morto ed ora la luce è rinata (si aspetta qualche giorno per essere sicuri che sia rinato). Per questa evidenza, tutte le divinità solari dell'antichità (Horus e Mitra solo per citarne alcune) festeggiano la natività nello stesso giorno dell'anno.

Approfondimento :
 - Simmetria.org, Cenni sul simbolismo esoterico del natale nella tradizione del presepio
 

sabato 10 dicembre 2016

Insegnamenti di Ouspensky-Gurdjieff (parte I)


Testo tratto da P.D.Ouspensky, "Frammenti di un insegnamento sconosciuto":
 
[1] Un uomo deve conoscere se stesso e deve essere

in greco antico: γνῶθι σαυτόν, gnōthi seautón
Il nostro punto di partenza è che l’uomo non conosce se stesso, che egli non è, ossia non è ciò che potrebbe e dovrebbe essere. Per questa ragione non può prendere alcun impegno nè assumersi alcun obbligo. Non può decidere nulla riguardo al futuro. Oggi è una persona, domani un’altra.
(...) Per esempio, considerate questo : un uomo potrebbe trovarsi,non all’inizio naturalmente, ma più tardi, nella situazione di dover mantenere, almeno per un certo tempo, il segreto su qualche cosa che ha imparato. Ma come può promettere di mantenere il segreto un uomo che non conosce se stesso ? Naturalmente può promettere, ma può mantenere la promessa ? Infatti egli non è uno, vi sono in lui una moltitudine di uomini. Qualcuno in lui promette e crede di voler mantenere il segreto. Ma domani un altro lui lo dirà alla moglie o ad un amico davanti ad una bottiglia di vino; oppure qualcuno, interrogandolo con astuzia, può fargli dire tutto senza che egli neppure se ne accorga . Oppure può essere suggestionato o, quando meno se lo aspetta, lo si aggredirà e spaventandolo, gli si farà fare tutto ciò che si vuole.Quale specie di impegno potrebbe dunque assumere ? No, con tale uomo non parleremo seriamente. Per essere capace di conservare un segreto un uomo deve conoscere se stesso e deve essere. E un uomo come  lo sono tutti è ben lontano da questo.

[2] L’uomo è una macchina, non è più macchina quando conosce se stesso, diventando responsabile delle proprie azioni

"Tempi moderni" di  Charlie Chaplin. 1936.
 “Vi è un’altra specie di meccanizzazione molto più pericolosa : essere noi stessi una macchina. Non avete mai pensato che tutti gli uomini sono essi stessi delle macchine ? “

“Si da un punto di vista strettamente scientifico, tutti gli uomini sono macchine guidate da influenze esteriori. Ma la questione è : può il punto di vista scientifico essere interamente accettato ?”

“Scientifico o non scientifico, per me è lo stesso, disse G. . Voglio farvi comprendere ciò che dico. Guardate! Tutte quelle persone che voi vedete – e indicava la strada – sono semplicemente macchine, niente più. (...) Voi pensate che qualcosa possa scegliere la propria via, qualcosa che possa resistere alla meccanizzazione; voi pensate che tutto questo non sia egualmente meccanico.”

“Ma come!” esclamai. Certamente no! L’arte, la poesia e il pensiero sono fenomeni di tutt’altro ordine”.

“Esattamente dello stesso ordine. Queste attività sono meccaniche esattamente come tutte le altre. Gli uomini sono macchine e da parte di macchine non ci si può aspettare altro che azioni meccaniche”.

“Benissimo, gli dissi, ma non vi sono persone che non siano macchine?”

“Può darsi che ce ne siano, disse G. ; soltanto, non sono quelle che voi vedete. Non le conoscete. E’ proprio questo che voglio farvi capire”

(...)  “Può un uomo smettere di essere una macchina ?”

(...) “Sì, è possibile smettere di essere una macchina, ma, per questo, è necessario prima di tutto conoscere la macchina. Una macchina, una vera macchina, non conosce se stessa e non può conoscersi. Quando una macchina conosce se stessa, da quell’istante ha cessato di essere una macchina; per lo meno non è più la stessa macchina di prima. Comincia già ad essere responsabile delle proprie azioni”.

“Questo significa, secondo voi, che un uomo non è responsabile delle proprie azioni?”

“Un uomo- ed egli sottolineò questa parola – è responsabile. Una macchina no.”

Ouspensky incontra Gurdjieff

"Il mio primo incontro modificò completamente la mia opinione su di lui e su ciò che egli poteva darmi. Me ne ricordo molto bene.
Eravamo arrivati in un piccolo caffè lontano dal centro, in una via rumorosa. Vidi un uomo non più giovane, di tipo orientale, con baffi neri e occhi penetranti, che mi colpì subito perchè sembrava del tutto fuori posto in quel luogo e in quella atmosfera. Ero ancora pieno d’impressioni d’Oriente e quest’uomo dal viso di Rajah indiano o di Sceicco arabo, che potevo facilmente immaginare con un barracano bianco o un turbante dorato, produceva, in quel piccolo caffè di bottegai e di rappresentanti, con il suo soprabito nero dal collo vellutato e bombetta nera, l’impressione inattesa, strana e quasi allarmante di un uomo mal travestito, la cui vista ci imbarazza, perchè vediamo che non è ciò che pretende di essere e dobbiamo tuttavia parlare e comportarci come se non ce ne accorgessimo. G. parlava un russo scorretto con un forte accento caucasico e quell’accento, al quale siamo abituati ad associare qualsiasi cosa eccetto idee filosofiche, rafforzava ancora la stranezza e il carattere sorprendente di quella impressione.
"

"La lettura si fermò alla fine del primo capitolo. G. aveva ascoltato tutto il tempo con attenzione.Stava su un divano, seduto con una gamba ripiegata, beveva caffè nero in un grande bicchiere, fumava, e mi lanciava di tanto in tanto uno sguardo. Mi piacevano i suoi movimenti, improntati di sicurezza e di una certa grazia felina; persino nel suo silenzio c’era qualcosa che lo distingueva dagli altri. Sentii che avrei preferito incontrarlo non a Mosca, in quell’appartamento, ma in uno dei luoghi che avevo recentemente lasciato, sul sagrato di qualche moschea del Cairo, tra le rovine di un quartiere di Ceylon o in qualche tempio dell’India del Sud – Tanjore, Trichinopoly o Madura.

P.D.Ouspensky, Frammenti di un insegnamento sconosciuto