domenica 13 gennaio 2013

V - Il Papa

L'arcano del Papa rappresenta l'ortodossia e la tradizione, ma anche il perdono e la compassione.
In senso più lato, la tradizione comporta il conformismo, essere quindi legati al passato, avere vecchie convinzioni (o credenze) fino all'incapacità di adattamento. Di contro, la compassione comporta la clemenza (che è una prerogativa solo di un'alta carica, vedi l'amnistia che può concedere unicamente il Presidente della Repubblica), attitudine della bontà, generosità e l'umiltà.

Al Papa si rivolgono inginocchiati due fedeli, uno chinato che crede ciecamente ai dogmi, l'altra che esclama "ho compreso", che desidera autenticamente conoscere la verità e che cerca di conciliare il credo del Papa con le proprie convinzioni personali. Non è una scelta, bensì un ubbidire o per forza o per scelta.

Da un punto di vista intellettuale, rappresenta la comprensione. Raffigurato come uomo anziano dalla barba canuta, essendo le sue passioni ormai placate, può giudicare con lucidità e quindi fornire la comprensione delle cose, svelare la vera realtà che si nasconde dietro l'apparenza sensibile.

Il mestiere rappresentato può essere quello del mediatore o del diplomatico.
Esotericamente, il Papa è il numero 5. Se quattro sono gli elementi terrestri (aria, acqua, terra, fuoco), il quinto (chiamata la quintessenza) è lo spirito.
Cinque sono anche le punte del Pentacolo, o stella a cinque punte. E siccome il corpo dell'uomo è inscritto nel pentacolo (testa e busto, due braccia e due gambe), il cinque rappresenta sia lo spirito sia l'uomo, il mediatore tra la Terra e il Cielo, tra Dio (il Creatore) e l'Universo (la sua creazione).
E' la Stella del Microcosmo, ed è anche la famosa Stella Cometa che hanno seguito i re Magi, portando i loro doni a Gesù il Cristo, lo spirito incarnato nella materia, mediatore tra l'uomo e Dio.


Stella e non Sole o Luna, non una luce accecante che abbaglia, e nemmeno una luce riflessa che confonde, ma una luce che discende dal Cielo, di cui il Papa è il tramite, che la diffonde illuminando i fedeli, che spiega l'esoterismo dietro ogni religione, che è la base comune a tutte.

Fonte :
 - Oswald Wirth, I Tarocchi, Ed.Mediterranee

giovedì 3 gennaio 2013

Il Cigno e la carta del Giudizio

Narra la leggenda che il cigno sia un animale muto, e canti una magnifica melodia solo quando stia per trapassare ad un'altra vita.
Effettivamente sappiamo per esperienza che il cigno, pur non essendo muto, non abbia un canto particolarmente gradevole.

Analizziamo l'etimologia della parola cigno. Cigno deriva da latino Cygnus, che deriva dal greco Kyknos, la cui radice indoeuropea è kan, come per l'inglese Swan e il tedesco Schwan.
Per un'altra strada, da kan, si passa al latino cano, all'italiano cantare.
Qunidi etimologicamente il cigno è il "cantare".

Perchè il cigno canterebbe in punto di morte ? Platone, nel libro Fedone, fa dire a Socrate che si tratterebbe di un canto di gioia per l'imminente passaggio al mondo dello Spirito, essendo il cigno simbolicamente un animale spirituale.
Da questo deriva l'espressione "canto del cigno", detto di grandi artisti che, alla fine della loro carriera esprimono per l'ultima volta la loro arte all'altezza del loro passato.

Nella mitologia greca, dalle Metamorfosi di Ovidio, è noto il mito di Leda e il cigno.
Leda è la moglie di Tindaro, re di Sparta, e il cigno è Giove che si trasforma per sedurre Leda. Dalla loro unione nacquero due maschi, i Dioscuri (Castore e Polluce) e due femmine, Elena e Clitennestra.
Essendo un'unione tra un dio è una mortale, può rappresentare una discesa dello spirito nella materia, ben raffigurata da grandi artisti rinascimentali (Leonardo e Michelangelo, vedi le prime due figure).

Per concludere, il cigno come annunciatore del Giudizio ovvero della rinascita, a volte compare al posto dell'arcangelo Gabriele nella carta dei Tarocchi del Giudizio:


Fonti :
 - Corriere, Dizionario dei modi di dire - Canto
 - Città di Luce, Cigno - Simbologia
 - Mitologia Greca Blog

XX - Il Giudizio

E' la carta della resurrezione, ma non della resurrezione della carne, nel corpo, bensì nello spirito, ed è ciò che consiste la vera resurrezione.
Ciò che è degno di rivivere quindi è lo spirito, non la carne; in altri termini il passato non merita di essere rivissuto (richiamato in vita) se non nello spirito.
L'angelo Gabriele, l'Angelo del Giudizio, annuncia alla famiglia pia (padre madre e figlio a mani giunte) la venuta del Regno di Dio, dello Spirito Santo, che realizzerà l'unione religiosa, ovvero tutte le religioni saranno una sola, perderanno il loro aspetto esteriore (dogmi e riti) e ciò che verrà salvato e portato a fattor comune sarà il lato esoterico, ovvero nascosto, che per forza di cose deve essere comune per tutte.

Nel percorso iniziatico, il figlio della coppia è il soggetto della carta, che aveva iniziato come Mago ed aveva affrontato le varie prove iniziatiche. E' morto due volte ed è la sua terza nascita. Infatti si muore una prima volta rinunciando alla vita profana, tuttavia durante la seconda esistenza si è ancora alla ricerca della verità. Allora muore una seconda volta per nascere la terza volta, non nel corpo ma in ispirito.

Il giudizio di cui si parla è l’auto-giudizio, il giudizio rivolto unicamente verso noi stessi, è il processo di autocritica, di analisi e lavoro interiore che è stato fatto allo scopo di comprendere noi stessi, e che ora porta i suoi frutti. E’ il lavoro alchemico di trasformazione interiore, il matrimonio tra la parte conscia (l’uomo) e la parte inconscia (la donna) il cui frutto è il figlio, la sintesi degli opposti che si sono finalmente conciliati.

In termini pratici e quotidiani, l'arcano XX può appresentare la liberazione : la liberazione da preoccupazioni, da necessità, da situazioni, da relazioni ingrate, da inibizioni, da idee fisse, da paure, da timori, da complicazioni, da vincoli passati.
Può quindi significare liberazione da un legame (matrimonio, fidanzamento, licenziamanto dal lavoro, bocciatura scolastica) quando questo comporta un sollievo (appunto liberazione) dalla sua oppressione.

In termini più generali, la liberazione di cui si parla è il superamento di vecchie credenze e vecchi schemi di abitudini. Ciò comporta la liberazione delle energie bloccate in quegli schemi, nuovamente a disposizione per essere utilizzate per altri progetti.

Fonti :
 - Oswald Wirth, I Tarocci, Ed.Mediterranee
 - Hajo Banzhaf, Il Grande Libro dei Tarocchi, Hermes edizioni

martedì 1 gennaio 2013

Il paradosso del Matto-Jolly

E' noto che la carta da gioco chiamata Jolly derivi dalla carta del Matto dei Tarocchi.
Infatti in italiano la carta jolly è chiamata "la matta" (curioso che dal genere maschile passi al femminile), oppure nel mondo anglosassone Joker (meglio sarebbe la denominazione "Jolly Joker"), che presubilmente deriva dal tedesco Juker (dagli immigrati tedeschi e olandesi) che significa "fante, ragazzo".
Il Jolly è raffigurato da un giullare, l'equivalente del nostro arlecchino, e nel gioco è la "carta factotum", che spesso domina su tutte le altre carte.
Esteriormente esistono molte somiglianze esteriori col Matto: portano entrambi degli abiti rattoppati e dai mille colori, assumono delle facce grottesche (pensate al Matto che cammina guardando il cielo), assumono pose informali.
Non solo. Così come il Matto è fuori dalla numerazione die Tarocchi (sebbene gli venga assegnato, a seconda delle necessità, il numero 0 o XXII), il Jolly è fuori dai semi (i mazzi di carte moderni hanno 52 carte più il oppure i jolly).

Tarocchi di Marsiglia, il Matto
Cosa più importante : esprimono la pazzia. Quale pazzia ? Quella che gli antichi chiamavano la "pazzia sacra" (Gesù il Cristo non era forse cosiderato da molti  suoi contemporanei un pazzo, sovvertitore dell'ordine terreno?). E' la pazzia come stato alterato della coscienza, che porta al contatto con la trascendenza, con Dio. E quindi è un concetto di pazzia più simile alla trance sciamanica.

Come conseguenza, il Matto-Jolly è libero, ha la libertà intellettuale di potersi esprimere come meglio crede, e la pazzia gli serve da scudo, così come il giullare è l'unico personaggio di corte che può permettersi di deridere persino il re.

Non è un caso quindi che il Jolly-Matto, pur essendo insignificante dal punto di vista materiale (vestito di pezze, senza intelletto) rappresenti un ponte tra l'umano e il divino, ovvero la vetta più elevata del cammino spirituale.

Approfondimenti :
 - a_pollet.tripod.com - Carte da Gioco - Il Matto e il Jolly